Dolci, le continue visite al cimitero e il video del 23 marzo: dopo la scoperta della profanazione le telecamere non lo riprendono più
Le immagini mostrano il 41enne più volte davanti al loculo di Pamela, mentre lo osserva con attenzione. Gli investigatori ritengono particolarmente sospetti alcuni gesti ripresi il 23 marzo, giorno della scoperta: da allora, almeno fino alla diffusione della notizia in tv, al cimitero Dolci non compare più
Continua a propagandare le sue tesi, Francesco Dolci. Le stesse che anche gli inquirenti, ormai, sembrano relegare al confine dell’immaginazione. Davvero è un uomo in pericolo? Lui continua a sostenerlo. E spiega tutto così, anche il messaggio inviato all’1.49 del 18 marzo al suo avvocato, mentre si trovava all’esterno del cimitero di Strozza, in quei giorni chiuso per lavori. “Dai un ultimo bacio alla tomba di Pamela”, scrive. Temeva che gli operai potessero spostare il feretro e far emergere l’orribile segreto che custodiva? Tutt’altro, replica Dolci, allontanando i sospetti. Quella frase, assicura, aveva ben altro significato. “Scrivo ‘manda un ultimo bacio’ perché temevo per la mia vita”. Dopodiché, viene spontaneo chiedersi se una persona convinta di essere in pericolo scelga davvero di aggirarsi da sola, nel cuore della notte, in un luogo così isolato.
Ad ogni modo, gli elementi raccolti dalla procura contro Dolci sono altri. Ad esempio, i suoi movimenti nei giorni immediatamente precedenti e successivi alla scoperta della profanazione. Le telecamere del cimitero di Strozza lo riprendono sei volte: il 16 marzo dalle 17.30 alle 17.44; la notte del 18 marzo dalle 2.11 alle 2.27; il 20 marzo dalle 18.26 alle 18.35; il 21 marzo dalle 12.13 alle 12.23; il 22 marzo dalle 14.41 alle 15. E ancora il 23 marzo, dalle 17.43 alle 17.46. Visite quasi sempre lunghe almeno dieci minuti, tranne l’ultima. Perché? Dolci ha fretta? Oppure qualcosa lo allerta? Se lo domandano gli inquirenti, visto che poche ore prima gli addetti delle pompe funebri avevano fatto la scoperta destinata a sconvolgere tutti: la bara aperta, la testa di Pamela Genini tagliata e portata via.
Nei filmati, Dolci sembra continuamente fissare punti precisi del loculo. Dettagli che gli investigatori considerano di particolare interesse, perché coinciderebbero con i segni della manomissione: un tassello nella parte superiore, una lieve scollatura sul lato inferiore e tracce di mastice nell’angolo in basso a destra. Il comportamento del 23 marzo appare ancora più significativo. Come se si fosse accorto che qualcosa era cambiato, ipotizzano. Tocca il loculo, ma non sembra cercare un gesto di vicinanza o raccoglimento. Piuttosto, dà l’impressione di tastare, controllare, verificare. Si concentra anche sulle viti che fissavano la lastra in plastica, viti che però non c’erano più. Poi si allontana. Da quel momento, le visite di Francesco Dolci al cimitero si interrompono. O meglio, le telecamere non lo riprendono più. Almeno fino al 26 marzo, quando la notizia della profanazione viene diffusa in televisione e diventa di dominio pubblico.
Questi movimenti non potevano non attirare l’attenzione dei carabinieri, coordinati in questa surreale indagine dal pubblico ministero Giancarlo Mancusi. Il 41enne Dolci, indagato per vilipendio di cadavere e furto, potrà ora chiarire i dubbi che si addensano attorno alla sua figura. Dubbi che, almeno in parte, lui stesso ha contribuito ad alimentare: dalle controverse apparizioni televisive ai rapporti tesi con la famiglia di Pamela, che non lo ha mai riconosciuto come ex fidanzato della 29enne. Alcune amiche della donna, tuttavia, hanno confermato che i due in passato si frequentavano e avevano tentato di costruire una relazione. D’altronde, poco prima di essere uccisa con 77 coltellate dall’ex compagnoGianluca Soncin, la 29enne era al telefono proprio con Dolci.
Qualcuno, però, l’ha uccisa una seconda volta. E lo ha fatto nel modo più terribile possibile, violando il suo riposo tra il 27 ottobre e l’1 novembre. Una finestra temporale che non aiuta la posizione di Dolci, in quei giorni arrabbiatissimo con i familiari della giovane per la vicenda – ancora una volta surreale – della cagnolina Bianca, la chihuahua tornata alla famiglia di Pamela. I parenti della ragazza avevano accusato Dolci di trattenerla indebitamente, chiedendone la restituzione perché considerata l’unico ricordo vivente della figlia.
Insomma, diversi elementi sembrano convergere sul 41enne di Sant’Omobono. Ma per trasformare i sospetti in prove servono riscontri concreti. È anche per questo che i carabinieri hanno sequestrato il cellulare di Dolci e altri dispositivi informatici, nella speranza di trovare tracce utili all’indagine. Non solo: gli investigatori hanno acquisito anche un grosso coltello, un flessibile e del mastice, oggetti ora al vaglio degli accertamenti tecnici per verificare un’eventuale compatibilità con gli strumenti che si ritiene possano essere stati utilizzati per la profanazione. Dolci, nel frattempo, continua a proclamarsi innocente. “Per la verità ci vuole tempo – ha detto -. Farò giustizia. L’ho promesso sulla tomba di Pamela”.





