Colpo alla boutique di Tiziana Fausti, i commercianti del Centro Piacentiniano: “Nessuna paura, ma grande dispiacere”
L’area tra i portici del Sentierone e piazza Dante è soggetta a risse, aggressioni e piccoli episodi di microcriminalità. La preoccupazione, tra negozianti e cittadini, è generale: “C’è un disagio evidente e il fenomeno è in aumento”
Bergamo. Non parlano di paura. I termini che utilizzano sono più che altro “dispiacere” e “disillusione”. Come se avessero abbandonato la speranza di lavorare sereni, tranquilli. È questo lo stato d’animo dei commercianti del Centro Piacentiniano, dopo il colpo alla rinomata boutique Tiziana Fausti. Il cuore di Bergamo, il salotto buono della città, dove si ritrovano le famiglie per la passeggiata della domenica, non sembra così sicuro, nonostante i massi di granito, i panettoni di pietra e le aste di ferro a proteggere le vetrine, le telecamere e le guardie giurate. Non è una costante, ma l’area tra i portici del Sentierone e piazza Dante è soggetta a risse, aggressioni e piccoli episodi di microcriminalità. Il colpo alla boutique Fausti è un’altra cosa, ma che finisce con l’incidere sulla già precaria percezione di sicurezza dei bergamaschi. L’ultima spaccata di una serie sempre più lunga è avvenuta all’alba di giovedì 7 maggio quando due banditi con il volto coperto e i guanti hanno sfondato con un’auto ariete – una Fiat 500 rubata in provincia di Torino – una delle vetrine del negozio, portando via 50-70 borse di lusso per un valore di circa 300 mila euro. Mezz’ora dopo un pensionato in sella a una bicicletta ha approfittato del caos per rubare a sua volta una borsa e un paio di scarpe di lusso. È stato identificato dalla Polizia di Stato.
Non si tratta del primo episodio ai danni della boutique. Già nel gennaio 2025 una banda aveva sfondato una delle vetrine del negozio con un’auto-ariete. I responsabili erano poi stati scovati e arrestati nelle settimane successive, dagli agenti della Squadra Mobile di Bergamo, a seguito di un’altro colpo effettuato in un negozio di Livorno. Due mesi dopo quel fatto anche la vicina gioielleria Curnis era stata presa di mira: una banda composta da otto uomini aveva sollevato la saracinesca e infranto la vetrina, facendo razzia di gioielli e orologi di lusso. Un video pubblicato pochi giorni fa sulla pagina ufficiale del coordinamento cittadino di Forza Italia vede tre persone accanirsi sotto i portici contro un uomo che tenta di difendersi con una cintura dai calci e dai pugni sferrati dagli aggressori
La sindaca Elena Carnevali dopo la spaccata da Fausti ha scritto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi chiedendo un rafforzamento delle misure di sicurezza sul territorio, come peraltro aveva già chiesto qualche mese fa dopo una serie di furti in casa nei quartieri bene della città. Poche settimane fa, una proposta avanzata dal consigliere comunale della Lega Alessandro Carrara, suggeriva l’ampliamento delle cosiddette “zone rosse”, già attive nelle aree considerate più sensibili come la stazione e la Malpensata, includendo anche piazza Sant’Anna. Ma la sensazione, ascoltando commercianti e residenti, è che il problema vada oltre il semplice aumento dei controlli. Furti, aggressioni, vandalismi e degrado stanno lentamente cambiando la percezione del centro cittadino, proprio in quella parte di Bergamo che dovrebbe rappresentare sicurezza e vivibilità. Ed è forse questo l’aspetto che più colpisce: non tanto il singolo episodio, quanto il rischio che tutto questo finisca per diventare normale.










