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Tra lirismo e virtuosismi, l’approccio contemplativo di Zilberstein emoziona il Pianistico

Applausi per il ritorno al Donizetti della pianista, moscovita di nascita e tedesca d’adozione, in un’ideale ripresa romantica da Liszt a Rachmaninov

Bergamo. Un gradito ritorno al Donizetti ed anche a Rachmaninov, in una sintesi ideale di lirismo e virtuosismo, è stato quello di Lilya Zilberstein. La pianista, moscovita di nascita e tedesca d’adozione, è tornata infatti al principale teatro cittadino, giovedì 7 maggio, ospite del 63° festival pianistico internazionale di Brescia e Bergamo.

Un ritorno tratteggiato da un’importante linea romantica, che da una ripresa di Liszt ha condotto fino a Rachmaninov. Del compositore ungherese, vicino per stile al successivo Chopin, Zilberstein ha proposto le Consolations, brani dai toni sentimentali che la pianista ha eseguito con un approccio contemplativo e poetico (basti pensare al Lento placido). Una linea melodica lirica e sentimentale, che non viene prestata mai agli eccessi, per farsi invece carico di sonorità più profonde, capaci di una svolta anche virtuosistica nell’ Allegretto sempre cantabile.

La Barcarola in fa diesis maggiore op.60 del già citato Chopin viene caratterizzata poi dall’eleganza nell’esecuzione, capace di dare risalto all’armonia, gestita attraverso un flusso ritmico senza eccessi. Incisivi gli accompagnamenti (che ricordano, appunto, il flusso del ritmo uniforme della barcarola), dai quali Zilberstein fa emergere i virtuosismi, dando sfoggio di una tecnica importante, senza per questo imporsi al fluire del brano.

Virtuosismi con un’espressività più drammatica sono quelli presenti nello Scherzo n.2 in si bemolle minore op.31, sempre del compositore polacco-francese. Qui la pianista riesce a ben caratterizzare il passaggio da un lirismo contemplativo ad una serie di virtuosismi più drammatici, una tensione perenne placata però da parti più sognanti come, ad esempio, il suono quasi sospeso della sezione centrale.

Nella parte finale, i toni si fanno più cupi, con il Preludio in do diesis minore op.3 n.2 di Sergej Rachmaninov. In questo caso, Lilya Zilberstein, anche attraverso il carattere monumentale del brano, riesce a bilanciare il controllo del timbro, trovando una quadra omogenea con il resto del concerto. Un breve saggio di musica romantica, che trova ideale chiusura nei 13 Preludi op.32, sempre del compositore russo naturalizzato statunitense. Una serie di brevi componimenti che trovano una sintesi coerente tra lirismo e virtuosismo, capaci di farsi summa ideale del concerto grazie ad accompagnamenti ondulanti e, soprattutto, un’atmosfera meditativa capace di sprigionare tutta la maestria di Lilya Zilberstein che, dopo un breve attimo sospeso di silenzio (quasi a voler prolungare la magica quiete della serata) è stata salutata con meritati applausi da parte del Donizetti. In attesa di un prossimo ritorno, ancora una volta carico di lirismo ed indubbie capacità tecniche.