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Istituito il centro per la giustizia riparativa, Carnevali: “Impegno per vedere umanità anche nei casi più difficili”

Con sede in via Borgo Palazzo e gestito dall’Ets InConTra, un nuovo modello che punta alla responsabilizzazione dell’autore, al riconoscimento della vittima e alla ricostruzione dei legami sociali, anche in ambito minorile

Bergamo. Un modello che non si limita alla sanzione, ma mira alla riparazione dell’offesa, al riconoscimento della vittima e alla ricostruzione dei legami sociali: è questo il principio alla base della giustizia riparativa. La Conferenza locale del distretto della Corte d’Appello di Brescia – che comprende le provincie di Bergamo, Brescia, Mantova e Cremona – ha individuato il Comune di Bergamo quale ente locale a cui affidare la gestione del Centro dedicato. Il Centro, già avviato e che ha sede in via Borgo Palazzo, 25, è gestito dall’Ets InConTRa, una realtà impegnata dal 2004 nello sviluppo di interventi di giustizia riparativa, finanziato interamente dal Ministero della Giustizia.

Come evidenzia Guilio Marchesi, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Bergamo, affidarsi alla giustizia riparativa non è un modo per cercare di evitare le conseguenze del reato. “Anzi – spiega – è un modo per andare a scavare ancor più a fondo. La giustizia riparativa vuole realizzare quando enunciato dall’articolo 27 della nostra Costituzione, secondo il quale la pena ha finalità rieducativa. La sicurezza pubblica passa anche dal fare in modo che gli autori di reato non cadano nella recidiva”.

“A Bergamo, abbiamo scelto di promuovere un’idea di città riparativa – dichiara la sindaca Elena Carnevali – anche come indirizzo amministrativo, lavorando perché questi principi entrino nelle politiche pubbliche e nella vita quotidiana della comunità. In questo modo, ci impegniamo per vedere umanità anche dove è più difficile farlo, non per negare la responsabilità, ma perché è l’unico modo per disarmare la violenza e innescare un processo positivo che vada a beneficio di tutti, restituendo la possibilità di tornare a essere cittadini e vivere in sicurezza insieme.”

Tra i principali soggetti della giustizia riparativa e destinatari dei servizi offerti dal centro: la presunta persona che compie l’offesa, la persona che subisce, persone o comunità coinvolte in situazioni conflittuali. “Il processo di riparazione si realizza attraverso percorsi di mediazione tra le parti coinvolte, spazi di dialogo guidato e confronto svolti in ambiente protetto da mediatori esperti e qualificati, accompagnamento alla presa di responsabilità e supporto nella definizione di azioni di riparazione”, afferma l’assessora alle politiche sociali Marcella Messina.

“È l’autorità giudiziaria a inviare i singoli casi ai Centri – spiega Anna Cattaneo di InConTra – ed è quindi fondamentale che questa opportunità sia conosciuta. I Centri, successivamente, prendono contatto con le parti coinvolte e costruiscono un percorso articolato in colloqui preliminari e, in una fase successiva, in incontri congiunti. Fondamentale anche il lavoro con le autorità del diritto e con i servizi territoriali”

L’accesso ai programmi è completamente gratuito e basato sul consenso libero e informato di tutti i partecipanti, revocabile in qualsiasi momento. La legge prevede però, come chiarifica Cattaneo che: “se una delle parti è disponibile ma l’altra no, è comunque possibile svolgere i programmi con una persona offesa o attore di reato analoga”.  Il servizio, inoltre, come evidenziato dalla presidente della Corte d’Appello di Brescia, Giovanna di Rosa: “è garantito per qualsiasi tipologia di reato”, indipendentemente dalla gravità del fatto, e in ogni stato e grado del procedimento penale. È assicurato inoltre il segreto professionale in merito a quanto emerso durante i programmi, a tutela di tutti i partecipanti.

Per garantire l’efficacia dei percorsi, il Centro si avvale di professionisti esperti: almeno sei mediatori con specifica qualifica legale, inseriti nell’elenco nazionale del Ministero e interpreti e traduttori per i cittadini che non parlano la lingua italiana. La struttura è progettata per essere un luogo accogliente che si dedica anche a programmi che coinvolgono minori.