Nel Parco dei Colli
|I corridoi per gli animali e la tramvia: così la T2 cerca di evitare l’effetto barriera
Nel tratto tra l’ex Gres e Sombreno previsti varchi nelle recinzioni e passaggi sotterranei per mantenere il collegamento ecologico tra Astino e Valle del Giongo e consentire il passaggio della fauna selvatica, dai cervi alla rana dalmatina
Sorisole. Per motivi di sicurezza, l’intero tracciato della linea Teb T2 è delimitato da muri e recinzioni. Uno sbarramento fisico che rischiava di interrompere i corridoi naturali utilizzati da numerose specie animali per spostarsi tra la Valle d’Astino e la Valle del Giongo, due tasselli fondamentali della rete ecologica del Parco dei Colli.
Le due aree rientrano nei Siti Natura 2000 di due diverse Zone Speciali di Conservazione, denominate rispettivamente “Boschi dell’Astino e dell’Allegrezza” e “Canto Alto e Valle del Giongo”. Questi corridoi ecologici hanno sempre garantito la connessione tra isole di bosco, consentendo alla fauna di muoversi, nutrirsi e riprodursi anche in un contesto periurbano.
Nel tratto di circa quattro chilometri che attraversa la piana di Petosino, tra l’ex Gres e il santuario di Sombreno, i binari della T2 avrebbero potuto mettere in pericolo le specie presenti, ostruendo passaggi vitali per gli animali. Era stato proprio il Parco dei Colli, durante la Conferenza dei servizi, a chiedere che il progetto prevedesse l’apertura di varchi per consentire alla fauna di bypassare la trincea ferroviaria.
“È chiaro che i selvatici non possono prendere il tram – osserva Oscar Locatelli, presidente dell’ente -. A tutte le specie deve essere garantito l’attraversamento: i corridoi ecologici sono indispensabili per il movimento degli animali, ne va della loro stessa vita”.
Lungo tutto il tratto della linea che attraversa il Parco sono quindi previsti tagli nelle recinzioni e alcuni passaggi sotterranei sotto la sede tranviaria. “Operazioni già concordate anzitempo con l’ente”, precisa l’amministratore delegato di Teb, Gianni Scarfone.
“Il progetto è stato predisposto da un agronomo – spiega l’ingegnere Giuliano Lorenzi, dirigente Area Sviluppo T2 e responsabile dell’opera -. Sono previste anche sistemazioni a verde per ricostituire la vegetazione dei collegamenti originari. L’intervento è complesso: iniziato nelle scorse settimane, nei prossimi due mesi vedrà un’accelerazione. La piantumazione delle nuove piante sarà ultimata nel periodo più adatto, in autunno”.
Non esistono stime precise sul numero di animali che utilizzano questi corridoi ogni giorno. O, più correttamente, ogni notte: tranne casi eccezionali, le specie presenti hanno infatti abitudini prettamente notturne.
“L’indicazione data ai progettisti è stata quella di aprire il maggior numero possibile di varchi – spiega Alessandro Mazzoleni, biologo e faunista dell’ufficio vigilanza del Parco dei Colli -. Tra le specie che utilizzano questi passaggi si contano piccoli mammiferi come volpi, faine e ricci, ma anche anfibi che seguono il reticolo idrico dei torrenti, come la rana dalmatina e la salamandra pezzata. Sono stati aggiunti anche tubi per consentire il passaggio degli esemplari più piccoli, che non possono spostarsi per chilometri alla ricerca di un varco”.
Un esemplare di rana dalmatina - Photo WikipediaNel perimetro del Parco sono presenti anche ungulati come caprioli, cervi e cinghiali. “I caprioli sono diffusi sui Colli, sopratutto nella zona di Sombreno, mentre cervi e cinghiali arrivano più saltuariamente dalla valle del Giongo”, aggiunge Mazzoleni.
I movimenti della fauna non sono legati a fenomeni migratori, ma alla continuità ecologica tra le due aree protette. Un aspetto cruciale per i Colli di Bergamo, riconosciuti a livello regionale come portale ecologico ma isolati rispetto al contesto prealpino.
“La piana di Petosino era l’ultimo varco di connessione verde rimasto – sottolinea ancora il faunista -. L’obiettivo dei passaggi è mantenere la maggior permeabilità possibile nel tratto in cui la linea non attraversa un contesto urbano”.
Ma cosa accadrebbe se un animale, entrando da uno dei varchi aperti nella recinzione, rimanesse all’interno della trincea? “L’elevato numero di aperture è stato previsto proprio per facilitare l’uscita degli esemplari – risponde Mazzoleni -. Il tram produce vibrazioni che gli animali percepiscono in anticipo, mentre una strada trafficata è molto più pericolosa”.
Una considerazione che si lega certamente a un minor rischio di collisioni dirette. Tuttavia, una tramvia in trincea e recintata produce un impatto diverso: meno mortalità immediata forse, ma un maggiore effetto di separazione del territorio.
Per questo il Parco ha prescritto a Teb un monitoraggio pluriennale nei primi anni di esercizio della T2. “Bisognerà capire come e quanto questi passaggi funzioneranno – conclude Mazzoleni -. Tra le indicazioni fornite ai progettisti c’era anche la richiesta di ridurre il più possibile l’illuminazione dell’infrastruttura durante le ore notturne. Al termine dei lavori verificheremo il rispetto degli accordi presi con la Provincia, l’ente che vigila sul progetto”.


