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Dolci e lo strano messaggio d’addio a Pamela la notte fuori dal cimitero. Lui: “Non ho paura, sono innocente”

A pochi giorni dalla scoperta della profanazione inviò un messaggio ambiguo a un suo contatto. Parlava della tomba di Pamela: “Dalle un ultimo bacio”. Il cellulare e gli attrezzi di lavoro sequestrati. Indagato, si difende in tv: “Non ho fatto nulla di male”

Notte del 18 marzo, pochi minuti prima delle 2. Data e orario sono quelli del video che colloca un uomo misterioso all’esterno del cimitero di Strozza. Quell’uomo si avvicina al cancello, senza entrare. Muove qualche passo verso destra, garantendosi una visuale potenzialmente migliore sul loculo di Pamela Genini, che sta alla sua sinistra. Quell’uomo, non è più un mistero, è Francesco Dolci, ripreso sei volte dalle telecamere del cimitero nei giorni immediatamente precedenti e successivi alla scoperta della profanazione, mentre sembra controllare in modo quasi ossessivo il loculo.

La notte del 18 marzo, pochi minuti prima delle 2, Francesco Dolci invia un messaggio dal suo cellulare. Il destinatario è una persona a lui vicina. Il contenuto, malinconico, rischia di apparire anche un po’ ambiguo visto l’orario, il contesto e, soprattutto, alla luce di ciò che emergerà pochi giorni dopo: il 23 marzo, quando gli addetti delle pompe funebri scoprono che la bara della 29enne è stata violata, la testa tagliata e portata via. Il messaggio suona più o meno così: “Dalle un bacio, saluta un’ultima volta la tomba di Pamela”. Che significato attribuire a questa frase?

Da semplice persona informata sui fatti, Dolci è stato iscritto nel registro degli indagati dopo l’interrogatorio di 7 ore davanti al pm Giancarlo Mancusi, assistito dall’avvocato Eleonora Prandi. L’iscrizione nel registro, in sostanza, serve a chiarire alcune anomalie notate dagli inquirenti. Non prove schiaccianti di colpevolezza, ma elementi da approfondire. Come le continue fotografie e le frequenti ispezioni alla lapide di Pamela. E, potenzialmente, anche un messaggio come questo. Come spiegarlo a pochi giorni dalla scoperta della profanazione? Si potrebbe pensare che Dolci fosse al corrente di un cambiamento imminente.

In quei giorni, va detto, il cimitero era chiuso per i lavori di esumazione ed estumulazione, anche se non hanno interessato il loculo di Pamela. Dolci era al corrente di quei lavori. “Me l’aveva detto uno stradino”, dice. Un operaio del comune. Era lì per controllare? E se fosse, controllare che cosa? Che gli operai non avessero scoperto nulla? O, semplicemente, che non avessero spostato Pamela? Ma se così fosse, perché controllare alle 2 di notte? E soprattutto, perché non ammettere di essere lui l’uomo fuori dal cimitero, visto che sì, è bizzarro sostare fuori da un cimitero così tardi, in piena settimana lavorativa, ma in fin dei conti non è reato. Un altro possibile cambiamento poteva essere il passaggio di Pamela dal loculo provvisorio alla tomba di famiglia. Dolci, però, ha sempre negato di esserne a conoscenza: “me l’avevano detto ma non ci credevo”, ha precisato in un’intervista al nostro quotidiano. Ad ogni modo, si tratta del passaggio che ha poi fatto emergere la profanazione.

Stranezze e ambiguità che gli inquirenti vogliono chiarire per escludere che sia lui il responsabile. Dolci provava un forte coinvolgimento emotivo per la 29enne, da alcuni definito senza mezzi termini “un’ossessione”. Un atteggiamento che gli investigatori ipotizzano anche nel rapporto con il loculo della giovane: continuamente osservato e controllato. Nelle immagini delle telecamere del cimitero, Dolci continua a fissare punti precisi della lapide. Dettagli considerati rilevanti dagli investigatori perché corrispondenti ai segni della manomissione: un tassello nella parte superiore centrale, una lieve scollatura sul lato inferiore e tracce di mastice nell’angolo in basso a destra e sulla tomba sottostante.

Quella che appare come un’ossessione, però, potrebbe anche essere letta in modo diverso. Dolci ha sempre sostenuto di voler aiutare gli inquirenti a fare giustizia per Pamela e a trovare i responsabili dello scempio. Stava conducendo una sorta di indagine autonoma e amatoriale per farsi un’idea sui colpevoli? Per questo si recava così spesso al cimitero mostrando così tanta attenzione a quei dettagli? È una possibilità, anche perché le fotografie del loculo in fin dei conti le ha consegnate lui ai carabinieri. La prima il giorno 7 novembre (ve la mostriamo qui sotto) è significativa, perché indica per la prima volta la presenza di quelle tracce di mastice che lasciano pensare che il profanatore – o i profanatori – fossero già entrati in azione. A proposito, chi indaga è sempre più convinto che lo scempio sia avvenuto tra la fine di ottobre e i primissimi giorni di novembre. I giorni della diatriba tra Dolci e la famiglia di Pamela per la cagnolina Bianca. Una coincidenza temporale che non giova a favore dell’indagato, ma anche questa non è una prova.

tomba pamela genini

Dicevamo di Dolci investigatore. Tutto è possibile, ma a rendere meno credibile questa versione ci pensano altri suoi comportamenti: le continue e spesso controverse apparizioni in tv, le fantomatiche minacce e aggressioni denunciate nelle caserme di mezza Valle Imagna che, almeno finora, non hanno portato gli investigatori verso alcuna pista alternativa. Nessuna conferma, in particolare, dell’esistenza di una rete criminale che avrebbe sfruttato Pamela per riciclare denaro o che ne avrebbe reclamato la testa. “Per la verità ci vuole tempo”, ha dichiarato Dolci.

A Sant’Omobono molti non credono alla sua colpevolezza. Chi lo conosce lo descrive come un uomo con le sue stranezze e debolezze, ma anche sensibile, acuto, intelligente. “Non sarebbe mai capace di fare quello che gli viene contestato – racconta una persona che lo conosce bene e che preferisce mantenere l’anonimato –. Non farebbe del male a un animale, figuriamoci a una ragazza. E poi non ha la manualità per compiere una cosa del genere. È cresciuto in mezzo a un’impresa edile? E che c’entra questo… fidatevi di me, si sta andando nella direzione sbagliata”.

Dolci, che si è sempre dichiarato estraneo ai fatti, continua a parlare liberamente in tv anche da indagato, nonostante abbia denunciato un presunto tentativo di metterlo a tacere: “Vogliono tapparmi la bocca”, ha detto, parlando di un “complotto” ai suoi danni. Ai microfoni del programma “Dentro la notizia”, su Canale 5, ha raccontato che i carabinieri avrebbero sequestrato “alcuni scontrini, alcuni fogli, una cosa di schiuma, una cosa di chimica, un pezzo di tubo di plastica”. In particolare, ci sarebbe del silicone – la sostanza usata per risigillare la lastra di zinco della bara – tra i materiali prelevati in un vecchio deposito degli attrezzi. “Un ancorante chimico”, ha voluto precisare Dolci. Un materiale di fissaggio a base di resina usato nell’edilizia.

Di particolare importanza, ai fini delle indagini, c’è il sequestro di un cellulare e altri dispositivi informatici per effettuare verifiche sulle ricerche svolte dallo stesso Dolci. Quelle sul peso delle bare e la possibile presenza di pollini sulla salma, elementi dai quali gli scienziati potrebbero ricavare informazioni cruciali per l’indagine. Lui minimizza: siccome lo incolpavano, è il senso, cercava sul web elementi che potessero discolparlo. Del tipo: se la bara pesa più di 100 chili come può averla alzata da solo? Ci sono degli strumenti appositi, ma questo è un altro discorso.

Tra gli oggetti sequestrati non c’è il misterioso “cellulare bianco” di Dolci, un altro dettaglio da serial televisivo. All’interno vi sarebbero ancora le chat tra lui e Pamela, ma non si trova. I carabinieri “erano molto interessati a questo telefono” al punto da “smontare tutti i lampadari”, ma “io non ricordo dove sia – riferisce Dolci -. Se ricomparirà, sarà mia premura darlo subito agli inquirenti”. Anche per questo Dolci ha ricevuto l’avviso di garanzia: permettere le perquisizioni a suo carico ed escludere che c’entri davvero con questa brutta storia.

La linea del 41enne con cambia: “Non ho paura di essere arrestato perché non ho fatto niente, sono innocente – aggiunge –. Con il mio avvocato stiamo preparando una linea difensiva e inizieremo ad analizzare tutta la situazione”. Poi conclude: “Sono stanco. Ieri mattina (mercoledì per chi legge, ndr) avevo intenzione di andare al comando di Zogno, come avevo già deciso il giorno prima, per verbalizzare formalmente le cose che avevo riferito ai carabinieri in via informale. Iniziavo ad avere paura per me e per la mia famiglia, perché avevamo ricevuto minacce di morte. Da Zogno mi hanno detto di recarmi al comando provinciale di Bergamo. Lì mi hanno comunicato che ero indagato. Ho chiamato il mio avvocato ed è iniziato l’interrogatorio. Non me l’aspettavo”.