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Dolci e il messaggio la notte della visita al cimitero: “Sì, ho scritto ‘dai l’ultimo bacio alla tomba di Pamela’ perchè temevo di essere ucciso”

Francesco Dolci spiega quello che, a suo dire, è il significato del messaggio inviato la notte del 18 marzo fuori dal cimitero di Strozza, pochi giorni prima della scoperta della profanazione

“Sì, ho scritto quel messaggio perché temevo per la mia vita, temevo di essere ucciso”. Così Francesco Dolci spiega il messaggio inviato la notte del 18 marzo a un suo contatto molto stretto. “Dai un ultimo bacio alla tomba di Pamela”, scrive all’1 e 49 minuti fuori dal cimitero di Strozza, in quei giorni chiuso per lavori. L’ipotesi degli investigatori è che Dolci, indagato per vilipendio di cadavere e furto, si trovasse lì proprio per controllare che i lavori non avessero interessato il loculo di Pamela. Cinque giorni dopo, il 23 marzo, gli addetti alle pompe funebri scoprirono la profanazione: la bara violata, la testa tagliata e portata via.

Dolci prova a contestualizzare quel messaggio, riconducendolo alla paura di essere ucciso. Per questo avrebbe scritto “dai un ultimo bacio a Pamela”. Come se temesse qualcosa di brutto e imminente, anche se l’invito era rivolto a un’altra persona. Vien da chiedersi: una persone che teme di essere uccisa se ne va in giro da sola, di notte, a quell’ora, in un luogo così isolato? Sono domande legittime, ma così rischia di essere un processo alle intenzioni.

Dolci, ormai da settimane, insiste con la versione del complotto ai suoi danni. Il 41enne impresario di Sant’Omobono ha presentato denunce un po’ ovunque, parlando di minacce e aggressioni che però, ad oggi, restano più fantomatiche che altro e non sembrano granché convincere gli inquirenti, che danno la sensazione di puntare convinti su altre piste.

“Non ho paura di essere arrestato perché non ho fatto niente – ha detto Dolci -. Con il mio avvocato stiamo preparando una linea difensiva e inizieremo ad analizzare tutta la situazione. Mercoledì mattina avevo intenzione di andare al comando di Zogno, come avevo già deciso il giorno prima, per verbalizzare formalmente le cose che avevo riferito ai carabinieri in via informale. Iniziavo ad avere paura per me e per la mia famiglia, perché avevamo ricevuto minacce di morte. Da Zogno mi hanno detto di recarmi al comando provinciale di Bergamo. Lì mi hanno comunicato che ero indagato. Ho chiamato il mio avvocato ed è iniziato l’interrogatorio, non me l’aspettavo”. “È un complotto contro di me”, sostiene Dolci.

Da semplice persona informata sui fatti, è stato iscritto nel registro degli indagati dopo l’interrogatorio di 7 ore davanti al pm Giancarlo Mancusi, assistito dall’avvocato Eleonora Prandi. L’iscrizione nel registro, in sostanza, serve a chiarire alcune ambiguità notate dagli inquirenti. Dolci provava un forte coinvolgimento emotivo per la 29enne, secondo alcuni una vera e propria “ossessione”. Un atteggiamento che gli investigatori riscontrano anche nelle attenzioni verso il loculo della giovane: osservato, controllato, fotografato. Nelle immagini delle telecamere del cimitero, Dolci fissa punti precisi della lapide. Dettagli considerati rilevanti dagli investigatori perché corrispondenti ai segni della manomissione: un tassello nella parte superiore centrale, una lieve scollatura sul lato inferiore e tracce di mastice nell’angolo in basso a destra e sulla tomba sottostante.