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Il Presidente Pietro Cattaneo: “Situazione molto grave per le imprese”. Il settore agromeccanico richiede riconoscimento e sostegno

“La situazione per le imprese in questo periodo è molto grave”. Non usa mezzi termini Pietro Cattaneo, Presidente di Confai Bergamo, nel descrivere lo stato attuale del comparto agromeccanico, messo sotto pressione dall’impennata dei costi energetici e da un contesto internazionale instabile.

A pesare particolarmente è l’aumento del prezzo del carburante agricolo: “Siamo passati da 0,75 euro al litro tra gennaio e febbraio a circa 1,40 euro oggi”, spiega Cattaneo. Un raddoppio che incide direttamente sulla sostenibilità economica delle imprese, proprio nella fase più importante per le campagne agricole della Bergamasca: è infatti il periodo di preparazione dei letti di semina, delle prime coltivazioni di mais ed erbai e dell’avvio delle macchine da raccolta, che portano i consumi di carburante a livellielevati: “Si va dai 15 fino ai 60-70 litri per ettaro nelle lavorazioni più pesanti”, sottolinea il Presidente.

A complicare ulteriormente il quadro è l’esclusione delle imprese agromeccaniche dall’accesso al credito d’imposta: “Il governo ha stabilito con una normativa del 2 aprile la possibilità per le imprese agricole di accedere a un credito d’imposta del 20 % sul consumo del carburante utilizzato nel mese di marzo. Noi, purtroppo, come imprese agromeccaniche siamo stati esclusi e non si sa bene il motivo”, evidenzia Cattaneo. Una decisione che ha spinto il settore ad adeguare le proprie tariffe per ovviare a questi aumenti.

Un riconoscimento ancora incompiuto

Oltre all’emergenza economica, resta aperta una questione strutturale: il pieno riconoscimento delle imprese agromeccaniche all’interno del settore agricolo. Eppure, il ruolo del comparto è tutt’altro che marginale. “Le nostre imprese investono ogni giorno in tecnologia e svolgono tutte le operazioni nelle campagne: sono il motore di sviluppo del settore primario”, da qui la richiesta di essere inclusi a pieno titolo nelle politiche di sostegno, a partire dai fondi europei e dai Programmi di sviluppo rurale (PSR), soprattutto quelli legati all’innovazione.

Qualche segnale positivo, però, arriva a livello regionale. “Negli ultimi anni Regione Lombardia ha dato dei piccoli segnali di apertura, soprattutto per quanto riguarda la sostenibilità ambientale. Sono stati dati contributi per il rinnovo del parco macchine per lo spandimento dei reflui zootecnici”, osserva il Presidente.

Digitalizzazione: tra progresso e ostacoli

Il ruolo delle imprese agromeccaniche nel processo di digitalizzazione è sempre centrale: “Siamo a buon punto”, afferma Cattaneo. “Abbiamo un parco macchine che per il 78% circa può rilevare dei dati e mappare terreni”. Tuttavia, emerge un limite significativo: “Solo il 40% delle nostre imprese riesce ad utilizzare poi questi dati per i sistemi operativi futuri e per programmare i lavori nei terreni”.

Un paradosso che evidenzia come il problema sia culturale e organizzativo: “La tecnologia c’è, le attrezzature anche, ma la domanda da parte delle imprese agricole è ancora bassa”. A incidere sono anche le criticità tecniche, come la frammentazione dei sistemi e la difficoltà di dialogo tra macchine di marche diverse.

Le imprese agromeccaniche rimangono uno degli attori chiave nel processo di innovazione, poiché oltre ad essere il principale vettore di innovazione nelle campagne, esse rendono accessibili questi strumenti avanzati anche ad aziende agricole di dimensioni ridotte.

La sfida del futuro

Il salto di qualità necessario va oltre l’adozione di strumenti digitali avanzati: “La digitalizzazione deve diventare uno strumento di lavoro quotidiano capace di migliorare l’efficienza, ridurre gli sprechi e aumentare la competitività”, sottolinea Cattaneo.

La strada da percorrere passa attraverso una maggiore capacità di interazione tra i sistemi e le politiche che promuovono l’integrazione tra imprese, istituzioni e ricerca. “Solo così il digitale potrà esprimere tutto il suo valore per quanto riguarda il mondo agricolo”, conclude il Presidente.

In un contesto così complesso il messaggio di Confai è chiaro: senza un riconoscimento pieno e un sostegno concreto, il rischio è quello di frenare uno dei pilastri operativi dell’agricoltura moderna.