Festival Orlando
|“La forma del maschio”, la voce di materiali d’archivio racconta la repressione di corpi non conformi
Gioele Peressini presenta un viaggio nella Venezia Giulia tra fine Ottocento e metà Novecento, dando voce a persone che hanno infranto le regole della mascolinità dominante, in regimi che imponevano una sorveglianza costante su corpi che sfuggivano alla norma
Bergamo. Documenti, fonti orali e materiali d’archivio, la Storia che prende voce per raccontare un aspetto della Venezia Giulia tra fine Ottocento e metà Novecento, quando i regimi costruirono il proprio potere anche attraverso il controllo dei corpi. Forme di repressione su corpi ritenuti devianti, mascolinità non conformi, in particolare durante il periodo fascista, sono al centro dell’indagine di “La forma del maschio” (produzione Quarantasettezeroquattro), performance di Gioele Peressini che sarà protagonista, venerdì 8 maggio, a CULT! Atrio di Palazzo della Libertà (alle 18 e alle 20.15), tra gli appuntamenti della 13ª edizione di Festival ORLANDO.
Un lavoro, quello di Peressini (anche co-direttore artistico del festival urbano multimediale In\Visible Cities), che nasce da “Mascolinità devianti: dall’ex Litorale austriaco all’ex Venezia Giulia”, volume dello storico Marco Reglia che prende in esame la Venezia Giulia tra fine Ottocento e metà Novecento, quando l’eredità asburgica, la repressione fascista e l’occupazione nazista hanno imposto una sorveglianza costante sui confini nazionali e sui corpi che sfuggivano alla norma. “Reglia ha analizzato un periodo storico preciso ed una zona specifica, esaminando la repressione delle devianze, nello specifico caso della mascolinità e dell’omosessualità (vera o presunta tale) – spiega Peressini -. Nella Venezia Giulia, tra il 1899 e il 1945, si succedono tre governi: gli Asburgo, il Regno d’Italia e l’OZAK (Zona d’operazioni del Litorale adriatico), un territorio annesso de facto alla Germania nazista. In questo contesto, è interessante indagare come i diversi Stati e governi abbiano represso le devianze, i diversi approcci che i governi hanno attuato nei confronti dei corpi, quelli di persone che hanno sempre vissuto in quei luoghi e che, nel corso della propria esistenza, sono state viste in maniera diversa. Approcci differenti che riemergono attraverso l’analisi di fonti di polizia, archivi giuridici e documenti delle questure, fondamentali nell’analizzare le modalità di repressione delle ‘devianze’”.
Oltre ai documenti raccolti da Reglia, con scansioni dei materiali d’archivio, dei documenti e dei fascicoli trovati nei vari archivi della Venezia Giulia, oggi tra Trieste, Fiume e Lubiana (fondi di questura, verbali d’arresto), nella performance (promossa all’interno del progetto “Devianti. Storie di corpi e identità non conformi. 1900-1950”, realizzato con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia) si alternano materiali audio, spezzoni di interviste fatte da Reglia a diverse persone (dove emergono anche ricordi di arresti e deportazioni nei campi di lavoro a Dresda fino all’aprile 1945, unico caso della repressione nazista dell’omosessualità in Italia). “Documenti d’archivio trascritti, che prendono poi, per la lettura, una forma ed un aspetto grafico in grado di renderli più fruibili al pubblico”.
Un’analisi che mostra come, soprattutto in quella fase ma ancora oggi, un certo ideale di maschio rimandi anche ad un certo ideale di Stato. Al contrario, i “devianti” erano tutti coloro che, in qualche modo, non rappresentavano una certa idea di Stato e di governo. In particolare, negli anni del fascismo, era presente l’idea dell’uomo nuovo fascista, una nuova forma di maschio molto virile, molto approntata alla figura di Mussolini. Una figura che, in realtà, non era per niente vicino ad un ideale di mascolinità, divenendo tale poi solo grazie ai media. “La forma del maschio” quindi parte dalla Storia per mostrare quali siano stati i diversi approcci alla devianza. “Deviante, di fatto, è colui che esce dalla norma, è un processo in atto, un movimento, ostile allo Stato perché incontrollabile. L’omosessualità, durante i primi anni del Novecento, veniva esclusa proprio perché non si era in grado di incasellarla, di normarla”.
Il controllo del corpo quindi si legava indissolubilmente al consolidamento del potere stesso. “In questo senso, l’omosessualità è la devianza per eccellenza, perché mina il centro di un progetto di nazione, quello del controllo della riproduzione, quindi della famiglia e del futuro dello stato stesso”.
A partire da questi materiali, Peressini vuole tornare a dare voce a persone capaci di infrangere le regole della mascolinità dominante. “Importante per me è essere a servizio delle vite. Cerco di dare traccia a vite dimenticate negli archivi, persone che sono state condannate, mandate ai campi di lavoro. Cerco di mettermi al loro servizio, volendo essere un tramite, raccontando delle storie. Nel farlo, entro in contatto con i materiali d’archivio, portando con me anche il pubblico. Analizziamo vicende del passato, frutto della repressione fascista, che si protraggono anche nella nostra contemporaneità”.
Confini e dinamiche politiche che si ritrovano, con i dovuti distinguo, ancora oggi. “Io parlo di confini, di come si creano identità statali, idee di corpo e idee di maschio che poi diventano idea dello Stato. Ancora oggi, in zone differenti del mondo, il potere cerca di creare una certa idea di mascolinità, che combaci con i concetti di potere, di virilità, di dominio. Dinamiche simili (anche se, naturalmente, non allo stesso livello) a quelle della repressione fascista, quando le parole ‘omosessualità’ e ‘pederastia’ venivano cancellate. Un oblio necessario al regime, per evitare, in caso contrario, di ammetterne l’esistenza: una repressione anche culturale, più sottile e duratura nel tempo”.
Giovedì 7 maggio viene proposta la performance (riservata alle scuole) “Sono solo Parole” (CULT! Auditorium, 10.30) di e con Daniela Arrigoni e Daniele Pennati, mentre la sera è prevista la proiezione del film “La grotta dell’orso” (CULT! Sala dell’orologio, 20.30). Continua poi, alle 17 a CULT! Auditorium, il laboratorio “Magia Lesbica” con Carmen Pellegrinelli.
Venerdì 8 maggio CULT! Atrio di Palazzo della Libertà ospita, alle 18 e alle 20.15, “La forma del maschio” di Gioele Peressini mentre, alle 19.30, Giulia Scotti presenta, a CULT! Sala dell’orologio, la lettura performativa “Un insieme di risvegli” (partecipazione gratuita con prenotazione obbligatoria scrivendo a prenotazioni@orlandofestival.it.). Sempre alla Sala dell’orologio, alle 21.30, è prevista la proiezione di “Lo sguardo misterioso del fenicottero” (versione originale con sottotitoli in italiano, formula Pay What You Want: 7 euro, 5 euro o 3 euro).
Info. Pay What You Want: 15 euro, 10 euro o 5 euro. Consigliato l’acquisto del biglietto online su www.lab80.18tickets.it.
ORLANDO continua fino al 10 maggio. Programma completo sul sito orlandofestival.it.


