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Giovanni Licini, fondatore e anima dell’associazione, racconta come si è evoluta da piccolo torneo dedicato ai dipendenti Cariplo a una gigante della solidarietà, capace di raccogliere e donare al territorio più di 3,3 milioni di euro

Da piccolo torneo dedicato agli iscritti del Gruppo Tennis Cariplo di Bergamo all’ombra del campanile di Lallio a una vera e propria macchina della solidarietà, capace di raccogliere e donare 3,3 milioni di euro: è la metamorfosi compiuta in 50 anni, traguardo che taglia proprio nel 2026, dall’Accademia dello Sport per la Solidarietà, fondata nel 1976 da Giovanni Licini e oggi realtà di assoluto riferimento sul territorio.

Bastò un solo anno, il 1977, per fare il primo salto di qualità con l’organizzazione dell’allora “Tennis Vip”: non più una competizione interna, ma un’apertura al pubblico e ai personaggi noti con nomi subito altisonanti, come quelli di Giacinto Facchetti, Angelo Domenghini, Fred Bongusto, Fausto e Miro Radici, caratteristica che poi contraddistinguerà tutte le successive edizioni e che ancora oggi è una delle cifre più riconoscibili dell’evento principe nel calendario dell’Accademia dello Sport (l’edizione 2026 è in programma dal 20 maggio al 5 giugno).

“Fino al 2002 è stato principalmente un torneo ludico, con presenze e visibilità ma che non avrebbe avuto futuro – racconta Licini – Destinavamo parte dei proventi al circolo che ci ospitava, finché non abbiamo deciso di lasciare un segno e abbiamo creato l’associazione. Poi con il Covid tutto è cambiato”.

Nei mesi più duri della pandemia la presenza dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà è stata decisiva: i contatti e la rete creata negli anni con imprenditori e rappresentanti della sanità territoriale sono stati l’ancora di salvezza che ha evitato il tracollo quando gli ospedali sono stati vicini al collasso.

“Bergamo è stata tra le terre più colpite a livello mondiale – ricorda Licini – Non siamo rimasti con le mani in mano, i medici ci hanno chiamato manifestandoci difficoltà e urgenze e noi siamo intervenuti. Abbiamo fatto arrivare una tac mobile dall’Olanda, il cui noleggio costava 80mila euro al mese: soldi che non avevamo, ma è bastato dirlo e gli imprenditori vicini all’Accademia hanno fatto arrivare 1,1 milioni nel giro di un mese. A chiunque donasse, che fossero 10 o 100.000 euro, davamo un riscontro di trasparenza: è stato quello il valore aggiunto della nostra azione”.

E ancora l’ospedale da campo: “Ci siamo accordati in fretta con la sanità alpina e contattato la Regione: invece delle tende, un esercito di volontari in sette giorni ha riconvertito la Fiera e noi abbiamo donato tutto l’impianto dell’ossigeno. È stato in quel momento che tutti si sono accordi che la solidarietà di Bergamo non è seconda a nessuno”.

La ripresa dell’attività sportiva è coincisa anche con il ritorno in città del torneo di tennis che, dopo un lungo peregrinare per la provincia, ha trovato casa alla Cittadella dello Sport: “Abbiamo gli uffici in via Gleno e vedere quei campi in condizioni non idonee era un colpo al cuore – evidenzia Licini – Con fondi nostri e un grande contributo di Regione Lombardia siamo riusciti a rimodernare tutto il centro, oggi sotto la gestione del Csi, che garantisce a giovani e anziani la pratica sportiva e per noi è motivo di grande orgoglio”.

Nell’anno del 50esimo anniversario l’obiettivo è quello di proseguire nella missione della vicinanza alle fragilità territoriali, a partire dalla piaga dei tumori: “Il progetto con l’Accademia della Guardia di Finanza, grazie al quale siamo riusciti a donare all’ospedale Papa Giovanni XXIII uno strumento all’avanguardia nel campo della digital pathology verrà portato avanti anche nei prossimi mesi, affinché si possano fare nuovi passi avanti nell’innovazione e nella cura della malattia. Grazie al territorio che ci sostiene economicamente e ai volontari che lavorano incessantemente al nostro fianco”.

Guarda l’intervista completa nel video in apertura di articolo.