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Sette novembre, 14 febbraio, 18 marzo: Pamela e le date chiave del giallo

Le foto di Francesco Dolci, gli indizi sul loculo, una cronologia incerta e nuovi interrogativi: i passaggi cruciali che potrebbero svelare quando è stata trafugata la bara

Le foto arrivate alla mail dei carabinieri dopo l’appello lanciato dall’Arma sono poche, pochissime. D’altronde, vien da chiedersi, chi si mette a fotografare un loculo? L’invito — tuttora valido — riguarda immagini e video della tomba nel cimitero di Strozza tra il 24 ottobre 2025 e il 23 marzo scorso: il giorno dei funerali e quello della profanazione scoperta dalle pompe funebri. A farlo, con sorprendente costanza, è stato Francesco Dolci, l’uomo contattato da Pamela Genini la notte del 14 ottobre, poco prima di essere uccisa dall’ex Gianluca Soncin. Otto scatti in tutto: “Mi davano del pazzo e dell’ossessionato — racconta —, ma avevo capito subito l’importanza di questa cosa”.

In effetti, anche grazie a queste immagini gli investigatori stanno provando a orientarsi in questo oscuro rompicapo: una bara tagliata e una testa sparita. Le foto servono innanzitutto a capire quando è stata trafugata la bara. E dal ‘quando’, i carabinieri sperano di arrivare presto al ‘chi’. Ma andiamo con ordine: la prima visita di Francesco Dolci al cimitero, dice lui, risale al 3 novembre. Quel giorno non si trattiene molto: “avevo paura”, spiega. Racconta di minacce e aggressioni. Episodi che al momento, secondi chi indaga, non hanno legami evidenti con la profanazione, ma che Dolci collega a presunti segreti su Pamela e a un’ipotetica rete criminale. “Per la verità ci vuole tempo”, ripete speranzoso l’impresario di Sant’Omobono.

Passano quattro giorni. Forse meno intimorito, Dolci torna al cimitero il 7 novembre. In quell’occasione scatta la prima fotografia al loculo di Pamela. Sembra in buono stato, adornato dai fiori. A colpirlo, dunque, non è l’incuria che segnalerà solo in seguito, ma la presenza di alcuni “oggettini”, così li chiama: quattro caramelle e una graziosa scarpetta rossa in miniatura con il tacco. Soprattutto, nell’angolo in basso a destra si nota una sostanza marrone: forse il mastice fuoriuscito, utilizzato dal profanatore — o dai profanatori — per richiudere la struttura. Quella foto suggerisce che lo scempio fosse già avvenuto? Un indizio che sembra confermare l’ipotesi dei medici legali, che collocano il vilipendio tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre. La sostanza marrone compare anche in uno scatto del 19 novembre e in un altro del 13 gennaio.

Dolci non smette di fotografare il loculo. Alcuni mesi più tardi, intorno a Pasqua, sostiene di essersi accorto di un particolare che ritiene significativo: in una foto che dice di aver scattato il 14 febbraio, giorno di San Valentino, le viti della lapide appaiono in posizione diversa rispetto alle immagini precedenti. Il che lo porta a datare la profanazione “tra gennaio e febbraio”. Stando alle indagini, però, risalirebbe a mesi prima: uno scarto che apre a uno scenario inquietante. Il loculo potrebbe essere stato manomesso più volte? Forse per depistare? O si tratta di un dettaglio privo di reale rilevanza, colto dall’occhio attento di Dolci?

L’uomo, sin dall’inizio al centro di questa vicenda, sembra determinato a fare chiarezza su questi aspetti (“mi sono messo immediatamente al servizio della giustizia, quella che ho sempre promesso a Pamela”) ma mantiene un certo riserbo su un altro passaggio della storia. A metà marzo, tra il 16 e il 18, il cimitero è chiuso per lavori. Si presume nella notte del 18, intorno alle 2, una telecamera riprende un uomo all’esterno: per gli investigatori sarebbe “all’80-90%” Dolci. Lui non ricorda dove fosse, ma ammette di sapere della chiusura e racconta di essere tornato il 20, alla riapertura. Anche se fosse lui, sottolinea, non avrebbe commesso alcun reato.

Tre giorni dopo, il 23 marzo, gli addetti scoprono la profanazione. Dolci dice di essere stato lì anche quel giorno e di aver scattato l’ultima fotografia: inizialmente pensa all’errore di un marmista, poi emerge la verità. Sullo sfondo, un ultimo dettaglio rende ancor più ambigua la linea temporale degli eventi. Secondo Dolci, il cimitero sarebbe stato chiuso anche tra gennaio e febbraio — periodo che coincide con le presunte anomalie delle viti e, nella sua ricostruzione, con il possibile trafugamento della bara, collocato invece dagli inquirenti all’inizio di novembre. Il sindaco di Strozza Riccardo Cornali, al momento, non conferma nessun’altra chiusura del cimitero.