“Oltre il 40% del campione presenta segni di scompenso cardiaco precoce non diagnosticato”: i dati dello studio Brimberg
A cinque mesi dall’inizio dell’indagine promossa da Fondazione Anthem in collaborazione con Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo le prime evidenze emerse
Bergamo. “Oltre il 40% della popolazione individuata, considerata a rischio ma senza precedenti eventi cardiovascolari, presenta segni di scompenso cardiaco precoce non diagnosticato. Sono dati preliminari di un terzo del campione di studio, ma devono spingerci a stare più attenti”. A dichiararlo è Michele Senni, professore dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e Direttore del Dipartimento Cardiovascolare Asst Papa Giovanni XXIII, rispetto ai primi dati raccolti a cinque mesi dall’avvio del progetto di ricerca Brimberg, promosso da Fondazione Anthem in collaborazione con Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo.
La rilevanza dello studio è legata anche al fatto che, come spiega Senni: “In futuro ci aspettiamo un importante aumento dei pazienti con scompenso cardiaco. Questo fenomeno è legato soprattutto all’invecchiamento della popolazione e al miglioramento delle cure di patologie cardiovascolari, che consentono a molti pazienti di vivere più a lungo ma anche di sviluppare nel tempo disfunzione cardiaca. Lo studio Brimberg si propone, per la prima volta, di valutare nella popolazione di Bergamo città, Val Brembana e Val d’Imagna la prevalenza della disfunzione ventricolare asintomatica e dello scompenso cardiaco non ancora diagnosticato in soggetti con un rischio cardiovascolare solo lievemente aumentato.”
Lo studio integra infatti medicina territoriale, tecnologie digitali e analisi avanzata dei dati, grazie anche all’impiego delle tecnologie acquisite attraverso il PnC, Piano Nazionale Complementare, che ha integrato e potenziato i Pnrr con investimenti aggiuntivi.
Stefano Paleari, Presidente Fondazione Anthem e professore dell’Università degli Studi di Bergamo, evidenzia che: “I primi risultati dello studio Brimberg dimostrano quanto sia decisivo costruire una ricerca che sia davvero radicata nel territorio. Il coinvolgimento capillare dei medici di medicina generale e delle comunità locali, grazie alla proficua collaborazione con ASST Papa Giovanni XXIII, ci consente di intercettare bisogni reali e di restituire una fotografia molto più fedele dello stato di salute della popolazione, soprattutto nelle aree periferiche della provincia. È proprio in questa integrazione tra ricerca e medicina di prossimità che si misura il valore di Anthem: i dati che emergono non sono solo evidenze scientifiche, ma strumenti concreti per orientare politiche di prevenzione, anticipare l’insorgenza delle patologie e intervenire prima che si manifestino in forma conclamata. È così che la ricerca, sostenuta con risorse pubbliche, può generare un impatto reale e misurabile sulla salute delle persone”.
“Questi primi risultati – afferma Alessandra Gallone, Presidente Ispra e rappresentante del Ministero dell’Università e della Ricerca in Anthem -, confermano quanto la prevenzione precoce sia oggi la vera frontiera della sanità pubblica. Intercettare oltre il 40% di condizioni non diagnosticate significa portare alla luce un sommerso che incide profondamente sulla qualità della vita delle persone e sulla sostenibilità del sistema sanitario. Come Ispra e come Mur crediamo fortemente nel valore dei dati, della ricerca e delle tecnologie avanzate come strumenti al servizio delle decisioni pubbliche: è questa integrazione tra conoscenza scientifica, innovazione e medicina di prossimità che consente di anticipare i rischi e costruire modelli di prevenzione più efficaci, soprattutto nei territori. Il progetto Brimberg rappresenta un esempio concreto di come gli investimenti pubblici in ricerca possano tradursi in impatto reale, generando evidenze utili per orientare politiche sanitarie più mirate, sostenibili e vicine ai cittadini.”
La sperimentazione è condotta nell’ambito del Pilot 2.2, Studio epidemiologico delle malattie cardiovascolari nelle aree montane, sviluppato da Fondazione Anthem, AdvaNced Technologies for Human-centrEd Medicine, coordinato da Università degli Studi di Milano-Bicocca, Università degli studi di Bergamo e Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, con la collaborazione di Ats della Città Metropolitana di Milano.
Lo studio Brimberg
Obiettivo dello studio Brimberg è individuare precocemente lo scompenso cardiaco e la disfunzione ventricolare sinistra in soggetti a rischio, prima della comparsa di manifestazioni cliniche evidenti. La diagnosi precoce della disfunzione cardiaca è infatti fondamentale per intervenire tempestivamente con terapie che possano modificare il corso naturale della patologia. Questa condizione può precedere la sindrome conclamata di insufficienza cardiaca, che si verifica quando il cuore non è in grado di pompare sangue o di accoglierlo nel ventricolo in modo efficiente, portando a sintomi debilitanti quali la mancanza di respiro, la stanchezza, il gonfiore delle gambe con una riduzione significativa della qualità della vita e che rappresenta una delle principali cause di morbilità e mortalità nel mondo.
“I risultati preliminari dello studio – evidenza Simonetta Cesa, Direttore Socio Sanitario AsstPapa Giovanni XXIII -, confermano quanto sia importante intercettare precocemente condizioni che possono evolvere in cronicità, intervenendo già a livello territoriale. La possibilità di individuare segnali iniziali di malattia permette di attivare percorsi di presa in carico più tempestivi e appropriati, migliorando la qualità di vita delle persone. In questo senso è fondamentale il contributo delle Cure primarie. Un grande grazie va ai Medici di Medicina Generale che stanno collaborando allo studio, confermando il ruolo centrale della medicina di prossimità. Attraverso la rete delle Case di Comunità stiamo rafforzando questi percorsi, attraverso la telemedicina, gli ambulatori territoriali specialistici e infermieristici ed il lavoro con le equipe multidisciplinari, con l’importante valore aggiunto dell’integrazione della psicologia delle cure primarie ed il coinvolgimento dei caregiver”.
La selezione dei pazienti arruolati nello studio, residenti a Bergamo, in Val Brembana e Valle Imagna, è avvenuta infatti grazie alla collaborazione dei medici di assistenza primaria che hanno aderito al progetto identificando pazienti a rischio senza precedente diagnosi di scompenso cardiaco. Gli assistiti sono stati effettivamente arruolati dopo aver valutato insieme ai ricercatori il beneficio stimato dalla partecipazione allo studio.
“I pazienti hanno apprezzato il progetto e non ho ricevuto nessun rifiuto da parte delle persone a cui ho proposto di partecipare allo studio – afferma Marco Cremaschini, Medico di Assistenza Primaria. E continua: “Come Medici di Medicina Generale abbiamo aderito con convinzione al progetto, riconoscendone fin da subito il valore. In particolare, ci ha motivato il suo forte legame con la prevenzione clinica e la valutazione del rischio, ambiti centrali nella nostra pratica quotidiana, nei quali riteniamo di poter offrire un contributo concreto. Abbiamo inoltre apprezzato l’opportunità di rafforzare la collaborazione con i colleghi specialisti, favorendo un confronto più continuo sui percorsi diagnostico-terapeutici e sul monitoraggio delle malattie cardiovascolari. Riteniamo particolarmente significativo che si tratti di una ricerca in ambito preventivo, settore che fatica a ottenere finanziamenti e che per questo merita il massimo sostegno. Il valore del progetto è ulteriormente accresciuto dal suo carattere locale, nato dall’impegno dei cardiologi e rivolto direttamente alla popolazione e ai pazienti del territorio. Confidiamo che i risultati possano tradursi in miglioramenti concreti nel nostro lavoro, in particolare nella prevenzione cardiovascolare, nella valutazione del rischio e nella diagnosi precoce. L’auspicio è che questa iniziativa rappresenti l’inizio di una collaborazione sempre più strutturata tra ospedale e territorio, anche in ambito di ricerca.”
È importante che la ricerca e le istituzioni collaborino e comunichino efficacemente, come sottolineato anche da Gianbattista Brioschi, Presidente della Conferenza dei Sindaci dell’ASST Papa Giovanni XXIII e da Marcella Messina, VicePresidente della Conferenza dei Sindaci e del Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci. “I risultati dello studio Brimberg – evidenzia Messina -, forniscono un’evidenza solida a supporto dell’orientamento delle politiche sociosanitarie verso modelli sempre più proattivi e integrati. La partecipazione dei medici di medicina generale al processo di selezione dei pazienti dimostra come l’integrazione tra assistenza primaria, specialistica e programmazione pubblica sia una leva determinante per rafforzare l’efficacia dei percorsi di prevenzione e presa in carico, in coerenza con gli indirizzi di rafforzamento della sanità di prossimità. Investire in queste direttrici significa non solo migliorare gli esiti di salute, ma anche contribuire alla sostenibilità del sistema, riducendo l’incidenza e l’impatto delle patologie croniche ad alta complessità. Lo studio Brimberg si inserisce quindi pienamente in un approccio di sanità pubblica orientato alla prevenzione avanzata e alla promozione della longevità in buona salute, offrendo indicazioni operative rilevanti per la programmazione futura e per il consolidamento di reti territoriali sempre più integrate ed efficaci.”
La situazione ad oggi
Ad oggi sono stati reclutati più di 600 soggetti, con specifiche combinazioni tra età e fattori di rischio cardiovascolare: almeno un fattore tra i 70 e gli 80 anni, due tra i 60 e i 69 anni, tre tra i 50 e i 59 anni. Tra i principali fattori di rischio rilevati nei soggetti arruolati figurano: ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, diabete mellito e obesità, oltre ad altre condizioni, tra cui apnee notturne e fibrillazione atriale.
Nei primi cinque mesi di avvio della fase operativa del progetto, tra ottobre 2025 e marzo 2026, i primi 310 pazienti arruolati sono già stati sottoposti a una prima valutazione clinica e laboratoristica. I risultati preliminari indicano che il 23% dei partecipanti presenta sintomi compatibili con scompenso cardiaco, mentre il 20% mostra una disfunzione ventricolare sinistra asintomatica. Un ulteriore 30% riferisce dispnea non spiegata dai principali parametri utilizzati nello studio. La popolazione analizzata presenta appartiene a una fascia d’età compresa tra i 64 e i 74 anni ed è composta quasi per metà da donne.
Il monitoraggio si è avvalso di esami di laboratorio e strumentali molto sofisticati, grazie anche all’uso di dispositivi indossabili per il monitoraggio remoto in grado di valutare nel tempo valori come l’elettrocardiogramma e la respirazione.
“Questi strumenti, – spiega Alessandro Amorosi, Direttore Sanitario ASST Papa Giovanni XXIII -, permettono una gestione più continua e personalizzata dei pazienti. Studi come questo aiutano a ripensare l’organizzazione dei servizi sanitari all’interno di una sanità che si trasforma, individuando percorsi per ridurre il ricorso all’assistenza in fase acuta, agli accessi in emergenza e ai ricoveri per patologie ad alto impatto come lo scompenso cardiaco. In un futuro prossimo il ruolo dei nostri specialisti cambierà: resterà centrale la capacità di intervenire nelle fasi di acuzie, ma grazie ad una più ampia capacità di interagire con la rete assistenziale avremo la possibilità di spostarle sempre più avanti nel tempo, rispetto all’età del paziente. Allo stesso tempo crescerà il peso della prevenzione, con specialisti sempre più impegnati a intercettare precocemente i segnali di rischio, a diretto beneficio del paziente, migliorandone la qualità di vita e riducendo la necessità di ospedalizzazione”.
I dati evidenziano l’elevata prevalenza di forme precoci o silenti di scompenso cardiaco di lieve entità e disfunzione cardiaca e confermano la necessità di sviluppare strategie di screening mirate, efficaci e sostenibili. Allo stesso tempo, emerge una limitata correlazione tra biomarcatori e sintomi, con una quota significativa (circa un terzo) di soggetti che presenta dispnea non ancora spiegata, indicando la complessità diagnostica di queste condizioni nelle fasi iniziali.
È solo l’inizio
“Con questo progetto stiamo riuscendo ad avare una fotografia puntuale sia dello stato di salute dell’individuo sia della popolazione. – dichiara Sergio Caravita, professore dell’Università degli studi di Bergamo e medico della Cardiologia ASST Papa Giovanni XXIII -, I dati, raccolti in maniera precisa e puntuale, potranno avere valenza anche in chiave futura”.
Per il futuro prossimo, il progetto Brimberg prosegue ora con l’arruolamento e l’osservazione nel tempo dei partecipanti. L’obiettivo è quello di migliorare la diagnosi precoce, stratificare il rischio e definire modelli innovativi di prevenzione cardiovascolare, integrando medicina di prossimità e tecnologie digitali.
“Questo progetto – sottolinea infine Francesco Locati, Direttore Generale ASST Papa Giovanni XXIII -, dimostra concretamente come investire in ricerca possa tradursi in benefici reali, sia per le persone sia per il sistema sanitario. Mettere insieme ricerca, innovazione e pratica clinica ci aiuta a capire meglio come curare in modo più efficace e sostenibile. Il nostro obiettivo è proprio questo: garantire cure di qualità, appropriate e capaci di migliorare davvero la salute dei cittadini. Il progetto Anthem ci vede protagonisti nella ricerca di innovazioni che hanno un grande impatto: è una nuova stagione lanciata dal Pnrr che dovrà trovare il modo di proseguire nel suo intento”.


