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Marianne Costa: “I Tarocchi? Una cattedrale tascabile, uno strumento di osservazione di sé”

In occasione della mostra in corso all’Accademia Carrara, la scrittrice Marianne Costa ci racconta i suoi tarocchi

Bergamo. Io e mio figlio passeggiamo tra i corridoi dell’Accademia Carrara, stregati da un’atmosfera onirica, nell’inconsapevole attesa di ricevere un segno. Stiamo visitando la mostra Tarocchi. Le origini, le carte, la fortuna, in corso sino al prossimo 2 giugno. Probabilmente una delle rassegne di maggior successo degli ultimi anni. Mentre osserviamo il famoso mazzo Colleoni-Baglioni commissionato dai Visconti-Sforza, una voce tenue, dalla leggera inflessione francese, proviene da un altro angolo della stanza. Capiamo che non si tratta di una turista e, con molto garbo, ci avviciniamo. Il suo nome è Marianne Costa, ricercatrice, artista e autrice, insieme ad Alejandro Jodorowsky, de La Via dei Tarocchi. Da quel momento in poi sarà la nostra Beatrice e ci condurrà attraverso le sale come un mentore seguito dai suoi apprendisti. Al termine del nostro incontro ci facciamo una promessa: scriverci e fissare una chiacchierata ad ampio respiro su tarologia, esoterismo e, perché no, fumetto d’autore e musica. Eccoci qui.

tarocchi Marianne Costa

Che cosa raccontano i tarocchi della nostra persona e della realtà che ci circonda?

I tarocchi sono un sistema visivo simbolico inventato nel Rinascimento per descrivere, sotto forma di gioco di società, la realtà visibile e invisibile, cosmica e interiore. È per questo che non invecchiano, anche se le loro immagini possono apparire datate, a seconda dei mazzi e delle epoche. Ci parlano della nostra psicologia, delle leggi della natura, dello sviluppo dei processi, come la nascita, la vecchiaia e la morte, ma anche, per esempio, della preparazione di una torta (ride). Sono uno specchio benevolo che può essere applicato tanto a una domanda personale quanto a una visita in un museo, a un coaching aziendale oppure come impulso per stimolare la creatività artistica. Una sorta di mandala, inteso come rappresentazione totale del mondo, ma osservato attraverso l’esperienza rinascimentale.

Quale evoluzione ha avuto la tarologia dal 1400 a oggi?

Le carte hanno sempre avuto un valore allegorico, e questa dimensione interpretativa esiste fin dal XVI secolo. In origine, tuttavia, queste carte erano destinate esclusivamente al gioco e forse, nel caso dei tarocchi esposti all’Accademia Carrara, a rappresentazioni teatrali o giochi di ruolo. La cartomanzia propriamente detta si sviluppa verso la metà del XVIII secolo; ne troviamo una testimonianza particolarmente vivida ne Le memorie di Casanova, in cui il celebre avventuriero, al rientro da
una serata tra amici, ritrova la sua amante russa furiosa per aver letto nelle carte che lui l’aveva tradita. Inizialmente la cartomanzia riguardava solo le carte da gioco e, nel XIX secolo, con l’interesse degli occultisti per il “Tarot” — considerato come un “libro di alta magia” o una testimonianza della sapienza egizia — i veggenti come Jean-Baptiste Alliette, meglio noto come “Etteilla”, si appropriarono del tarot facendone uno strumento di predizione. Questa tendenza dura fino a oggi, sebbene il tarot non serva affatto a prevedere il futuro, ma sia piuttosto una sorta di “specchio dell’anima” o di “cattedrale tascabile”, come dice Jodorowsky: uno strumento di osservazione di sé.

Come distinguere un buon lettore di tarocchi da un cartomante improvvisato o, peggio, da un ciarlatano?

Non mi permetto di giudicare la pratica altrui. Forse esistono persone capaci di leggere il futuro con precisione — sebbene io non ne abbia ancora incontrate — e che usano i tarocchi come supporto divinatorio. Ciò che conta è non credere mai ciecamente a quello che viene detto durante una lettura, soprattutto alle previsioni negative, che spesso sono proiezioni tossiche. Per esempio, se escono carte un po’ inquietanti come la Morte, l’Impiccato, il Diavolo, esse vanno lette in senso positivo: la Morte parla di rivoluzione e trasformazione; l’Impiccato di attesa, integrazione e riposo; il Diavolo dei nostri talenti nascosti e della nostra forza inconscia. Se la persona che legge le carte ci fa sentire a nostro agio, se ci ascolta e tiene conto delle nostre reazioni, se le soluzioni che emergono dalla lettura possono davvero aiutarci, allora la lettura è riuscita. In
fondo è come in psicologia o nelle scuole d’arte: un insieme di qualità umane, talento e affinità con la persona che si ha di fronte.

Che rapporto esiste tra tarocchi e musica?

Non esiste un rapporto diretto, ma a partire dagli anni ‘60 alcuni cantautori — tra cui, in Italia, Fabrizio De André e Franco Battiato — si sono interessati ai tarocchi e li hanno talvolta usati come fonte d’ispirazione. Ricordo che Jodorowsky era diventato amico di Peter Gabriel, il quale talvolta gli chiedeva di leggergli le carte; allo stesso modo il rocker Marilyn Manson era un suo fan e,ad ogni concerto parigino riceveva una lettura privata nel backstage. Più in generale, il tarot può fondersi con tutte le arti. Attualmente sto lavorando con una coreografa argentina residente a Bruxelles, Agostina d’Alessandro, a un’opera che ruota attorno al tema dei tarocchi, e uno dei musicisti coinvolti utilizza loop, musica seriale e improvvisazioni basate sui numeri dei “Trionfi” o Arcani Maggiori. C’è un intero universo da esplorare, che produce risultati esteticamente molto vari ma coerenti, grazie all’architettura incredibilmente armoniosa dei tarocchi, sia nelle corrispondenze simboliche tra le carte sia nella numerologia. È un sistema in equilibrio che si sposa perfettamente con la creazione musicale, dove convivono una dimensione emotiva e una che potremmo definire matematica, nel ritmo e nell’armonia.

Quanto è importante la predisposizione della mente e dello spirito da parte del lettore e del consultante?

Leggere i tarocchi è un gesto e, come ogni gesto, dipende dal nostro stato d’animo. Per esempio, se cuciniamo con rabbia, il cibo avrà meno sapore. Deve essere il consultante a pescare le carte; il lettore è solo un interprete. Per fare in modo che questa scelta, apparentemente casuale, sia serena e il più possibile “miracolosa”, è meglio essere entrambi calmi e lasciare che la mano e l’intuizione siano guidate dalla parte più pacata e saggia di noi. In questo modo è molto probabile che il messaggio delle carte ci tocchi davvero e ci sia utile. Da parte del lettore, invece, l’atteggiamento fondamentale è non avere assolutamente nulla da dimostrare. Si tratta di un dialogo cordiale attorno ad alcune immagini.

Perché, secondo lei, è consuetudine dire che chi si fa leggere le carte sia un allocco o un credulone?

Ci sono due ragioni. Da una parte, l’opposizione — soprattutto a partire dal XIX secolo — tra ragione e intuizione: tutto ciò che appartiene alla sfera intuitiva, inclusi i saperi popolari e le pratiche medico-magiche, è stato spesso disprezzato in nome della scienza e della razionalità. Dall’altra, è vero che il mondo della divinazione non brilla sempre per onestà e rigore e che gran parte dell’universo dei tarocchi, ancora oggi, sfiora il puro ciarlatanismo. È anche per questo che ritengo importante instaurare un dialogo tra la pratica del tarot e il mondo dell’arte, della letteratura e della psicologia, come accade, per esempio, con la notevole mostra organizzata dall’Accademia Carrara. Si sviluppa in questo modo uno sguardo più interessante sulle carte, considerate come testimoni della sapienza e dell’eccellenza artistica dell’Occidente, e come strumenti per un possibile lavoro sulla psicologia del profondo.

Lei ha collaborato con Jodorowsky, autore, tra le tante opere, de L’Incal. Cosa lega questa graphic novel ai tarocchi?

Jodorowsky ha descritto ne L’Incal una distopia molto simile al nostro mondo attuale, che potrebbe essere salvato da un principio di bontà e di luce ispirato al simbolismo della carta del Mondo nel tarot di Marsiglia — a sua volta ispirata alle immagini del Cristo in trono, circondato dai Quattro Esseri Viventi dell’Apocalisse. Questo simbolo potente rappresenta un essere libero e splendente — tradizionalmente Cristo; nel tarot, una donna che danza incarnando l’Anima Mundi — circondato da quattro simboli: un leone, un’aquila, un angelo e un bue (o toro, o cavallo), che rappresentano le quattro direzioni dell’universo, i quattro elementi, i quattro evangelisti e, nella psicologia spirituale, le quattro energie dell’essere umano: l’energia creativa e motrice, l’intelligenza, il cuore e la sua capacità di amare, e il corpo con i suoi bisogni. Il filo conduttore de L’Incal è il modo in cui un mondo impazzito e freddo — quello dell’ego crudele e dominante — possa essere salvato da questa “danza” tra i quattro elementi, da questa aspirazione alla luce e all’amore assoluto.

Poiché i tarocchi sono uno strumento di divinazione, lei ritiene che il lettore debba essere attivo, come un traduttore, o passivo, come un medium?

Penso che dipenda dalle qualità di ciascuno. Ho avuto allievi molto intelligenti e studiosi, diventati esperti del “vocabolario” dei tarocchi ma bisognosi di maggiore flessibilità, e altri molto più istintivi o creativi, capaci di avere visioni immediate guardando le carte, ma talvolta inclini a divagare. Lo stesso Jodorowsky ricevette il consiglio più prezioso dalla grande pittrice Leonora Carrington che, negli anni ‘50 in Messico, gli disse: “Non serve leggere nulla sui tarocchi, tutto è nelle immagini: contemplale e studiale finché non le capisci”. Eppure lei stessa, visionaria e un po’ strega, era anche una studiosa appassionata con una vasta biblioteca. Si tratta di sviluppare entrambe le capacità: cercare per trovare, ma anche ricevere senza pregiudizi. Tuttavia l’elemento più importante resta il cuore: la capacità di rimettere tutto in discussione per amore dell’altro, in questo caso della persona — anche sconosciuta — che riceve la lettura. La divinazione esatta non è l’essenziale: si leggono i tarocchi per aiutare con umiltà chi lo chiede.

A quali tipi o mazzi di tarocchi è più affine e perché?

Sono profondamente legata ai tarocchi di Marsiglia, che rappresentano lo standard del tarot francese dalla fine del XVI secolo, ispirati principalmente ai mazzi italiani, la cui produzione rallentò durante la dominazione spagnola. Questi tarocchi, tra i più diffusi in Europa nei secoli XVII e XVIII, hanno compiuto l’impresa di armonizzare il simbolismo dei semi italiani con quello degli Arcani Maggiori. Possiedono la stessa bellezza oggettiva e la stessa coerenza delle cattedrali gotiche, e sono stati realizzati con lo stesso senso sacro del lavoro degli artigiani costruttori di organi. I mazzi italiani del Rinascimento sono magnifici e pure molti tarocchi moderni sono affascinanti, ma per la lettura i tarocchi di Marsiglia restano un monumento insuperabile di saggezza, coerenza e fascino.

Tra i libri che ha scritto sull’argomento, qual è quello a cui è più affezionata?

Preferisco affezionarmi a ciò che è in divenire piuttosto che al passato, il mio libro preferito è sempre quello che sto progettando di scrivere. Tuttavia sono orgogliosa e felice di aver pubblicato I tarocchi passo a passo (Om Edizioni, 2020), che secondo molte testimonianze dei lettori è persino migliore del best seller La Via dei Tarocchi che avevo firmato a quattro mani, quindici anni prima, con Jodorowsky. Lui stesso si arrabbiò quando seppe che stavo scrivendo un nuovo libro, e nel 2017 mi scrisse che il nostro testo non poteva essere superato da nessun altro. Gli mandai allora un messaggio affettuoso per rassicurarlo, ma credo di aver dimostrato che si sbagliava e che questo nuovo libro era davvero necessario.

tarocchi Marianne Costa

*Marianne Costa sarà ospite speciale della mostra sabato 9 maggio, dalle 21, con visita serale. Alle 22, nella cornice dei Giardini PwC dell’Accademia Carrara, con l’assistenza di Giacomo Isidori (esperto nell’interpretazione degli Arcani e suo allievo), guiderà il pubblico in una lettura collettiva di alcuni Arcani e figure presenti nel percorso espositivo, dando vita a un racconto unico.