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“Fuck Me Blind”, a Orlando una coreografia ipnotica che si fa cura verso l’altro

Mercoledì 6 maggio CULT! Sala dell’orologio ospita la performance di Matteo Sedda e Marco Labellarte che, a partire da “Blue” di Derek Jarman, presenta una danza omo-folk che si riappropria del passato per una rilettura contemporanea dei corpi

Bergamo. Una rotazione infinita di due corpi, che trovano equilibrio nel loro intrecciarsi, in un movimento che diventa prendersi cura dell’altro. Un movimento quasi ipnotico che è alla base di “Fuck Me Blind”, coreografia di Matteo Sedda che verrà proposta, mercoledì 6 maggio (ore 21), dal coreografo insieme a Marco Labellarte a Cult! Sala dell’orologio (in Piazza della Libertà), all’interno della programmazione della 13ª edizione di Festival Orlando, in collaborazione con FDE – Festival Danza Estate.

Un lavoro coreografico che prende ispirazione da “Blue”, film-testamento di Derek Jarman (girato quando ormai il regista era quasi cieco e distrutto dall’AIDS), che immerge lo schermo nella monocromia fissa ed ipnotica dell’International Klein Blue dell’artista francese, con informazioni che passano solo attraverso la sua voce, immersa in un eterno aldilà rappresentato da un’immagine immobile eppure attiva.

“L’International Klein Blue è un colore sviluppato da Yves Klein con l’idea di creare un monocromo perfetto, capace di rendere percepibile l’infinito – spiega Matteo Sedda – . Una ricerca artistica in grado di intrecciarsi totalmente con la sua vita personale, artistica e spirituale. Klein era credente, prima di morire aveva lasciato un ex-voto dedicato a Santa Rita da Cascia e, non a caso, la prima idea di Jarman fu quella di ricreare una conversazione tra Klein e la Santa, la santa delle cause impossibili e, nello specifico, delle persone malate di AIDS. Jarman riprende il colore di Klein nel suo film, un’immagine fissa, un’ossessione che trasforma questo colore in uno spazio mentale sensibile, legato alla malattia ed alla memoria. Un blu che ha un potere ipnotico, che trasporta in uno spazio mentale grazie anche all’audio, una sorta di journey caleidoscopico. Per ‘Fuck Me Blind’, mi sono concentrato su questa dimensione ossessiva e quasi spirituale del colore, cercando una traduzione fisica di questo principio, volendo trasformare l’invisibile in tangibile. Un infinito tangibile, trasfigurato nella rotazione, un movimento continuo che mette il corpo in relazione con l’idea di infinito. Un elemento performativo che attraversa molte culture, dalle danze folkloristiche (con riferimento alla mia Sardegna, penso al ballu tundu), ai rituali ancestrali. Un movimento senza fine, un immaginario comune ed universale: il corpo in rotazione con la natura o le stagioni, il cosmo, il tempo. In scena, la rotazione diventa ossessione, perché io e Marco Labellarte ruotiamo per tutto lo spettacolo senza mai fermarci. Un atto ossessivo, ma anche relazionale, che ci espone a noi stessi, alle nostre emozioni condivise ed anche al pubblico: ci proietta verso quell’infinito evocato da Klein e da Jarman stesso”.

Una danza, definita dallo stesso Sedda, “omo-folk”. “Una definizione che unisce gli aggettivi ‘folkloristica’ ed ‘omoerotica’. Io e Labellarte, condividendo la rotazione, condividiamo anche il suo asse. Ruotiamo insieme guardandoci costantemente negli occhi, sia per una motivazione drammaturgica (la relazione), sia per raggiungere una certa stabilità e coordinazione fisica durante la rotazione. Durante il periodo di ricerca e di creazione, questa condizione ha fatto emergere gesti e dinamiche anche estetiche che riguardano le danze folkloristiche, evocando un immaginario. La mia ricerca si è concentrata quindi sulle modalità che le danze del passato possono suggerire per attraversare corpi contemporanei, in questo caso, corpi queer che portano con sé una storia ed una sensibilità specifica. In questo entra l’elemento omoerotico, che diventa un punto di partenza, una sorta di lente attraverso cui leggere le relazioni, il desiderio e la nostra storia: in questo senso mi sento molto vicino al lavoro di Derek Jarman che, in ‘Blu’ come anche nei suoi film precedenti (ad esempio ‘Caravaggio’ o ‘Edoardo II’), si serve dell’omoerotismo per rileggere il passato e comprendere il suo contemporaneo. Ritrovo quindi una modalità di riappropriazione presente nei corpi contemporanei, compresi i corpi queer: l’omoerotismo diventa una forza che trasforma”.

La danza di Sedda trova la propria forza proprio nella sua modalità, nell’affermazione del singolo grazie al rapporto con l’altro, che riporta anche alla necessità di Jarman di raccontare la propria esistenza all’altro, a chi gli stava vicino. Un elemento autobiografico che caratterizza anche il lavoro del coreografo. “Nel 2018 ho fatto un primo solo, ‘Poz!’, dove esprimevo il mio coming out da persona che vive con HIV. Era una necessità più personale che artistica, per definire chi fossi. Adesso ho altre esigenze, rimane sempre un lato autobiografico (il rapporto con Marco è parte fondante dello spettacolo) che si evolve però in un carattere più universale. Sono convinto comunque che i dati autobiografici debbano avere sempre una certa rilevanza nella messa in scena: anche se dovessi spostarmi da questioni prettamente biografiche, è inevitabile che il lavoro mi porti ad analizzare ed a scoprire qualcosa di nuovo su di me”.

Un lavoro che parte sempre da elementi preesistenti capaci però di attraversare corpi contemporanei, in un confronto sempre proficuo. “Nella performance a cui sto lavorando in questo momento (che prenderà forma a fine 2027), “The Perfect Moment”, un omaggio al fotografo Robert Mapplethorpe, la musica rinascimentale (in particolare Monteverdi) si intreccerà con quella rock. Universi differenti che si amalgamano, dove saranno fondamentali, ancora una volta, la componente catartica e l’attenzione all’altro, anche quando le emozioni sono ad altissima intensità. Quando questo succede, anche il pubblico supera la dimensione prettamente estetica e trova un momento di comune connessione”.

Mercoledì 6 maggio, oltre “Fuck Me Blind” di Matteo Sedda (Cult! Sala dell’orologio, 21, seguito da un talk moderato da Efrem Foglia, in dialogo con il coreografo e il collettivo Conigli Bianchi), inizia il laboratorio “Magia Lesbica” con Carmen Pellegrinelli (CULT! Auditorium, 17, anche giovedì 7), seguito, alle 20 nell’Atrio di Cult! Palazzo della Libertà, da “Star”, performance – concerto rock di Thomas Valerio sull’effetto trasformativo della performance.

Giovedì 7 maggio viene proposta la performance (riservata alle scuole) “Sono solo Parole” (Cult! Auditorium, 10.30) di e con Daniela Arrigoni e Daniele Pennati, mentre la sera è prevista la proiezione del film “La grotta dell’orso” (Cult! Sala dell’orologio, 20.30).

Info. Pay What You Want: 15 euro, 10 euro o 5 euro. Consigliato l’acquisto del biglietto online su www.lab80.18tickets.it. Performance in lingua inglese con sovratitoli in italiano e inglese.

Orlando continua fino al 10 maggio. Programma completo sul sito orlandofestival.it.