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Rebecca Ghilardi: “Ho dato tutto, mi ritiro a 26 anni. Voglio trasmettere ai bambini la passione per il ghiaccio”
Il sorriso di Rebecca Ghilardi e Filippo Ambrosini al termine della performance nel programma libero a Milano-Cortina

Dopo Milano-Cortina la campionessa bergamasca lascia le gare: “Non ho rimpianti, che bello finire così al Forum. Ora mi piacerebbe trasmettere ciò che ho imparato ai più giovani. E in tv…”.

Rebecca Ghilardi è di Pedrengo, ha 26 anni, due medaglie europee al collo, due olimpiadi a curriculum e decine, se non centinaia di gare alle spalle. Ha vissuto sui pattini per un decennio a livello professionistico in coppia con Filippo Ambrosini, togliendosi soddisfazioni importanti, non solo in termini di risultati. Milano-Cortina è stata la sua ultima avventura sul ghiaccio. “E non potevo chiedere di meglio, perché è stata la chiusura perfetta”, racconta a poche settimane di distanza da quel 16 febbraio in cui ha salutato le migliaia di persone del Forum sorridente, ricevendo una standing ovation.

Momenti che restano per la vita, il completamento di un percorso iniziato da piccola, un viaggio che è stata una scelta, ma ha portato a un dispendio energetico mentale, prima che fisico, da indurre la decisione di fermarsi nel punto più alto. “Volevamo chiudere bene”, ricorda, “io vedevo l’obiettivo di fronte a me, i cinque cerchi, e volevo raggiungerlo ad ogni costo. Ma quegli sforzi li ho davvero accusati. E ho iniziato a farmi delle domande. Avevo capito che dopo le Olimpiadi sarebbe stato il momento giusto. Non ho mai pensato di mollare prima: abbiamo fatto sforzi per dieci anni, per cui anche nei momenti difficili siamo andati avanti. È sempre stata una scelta di vita”.

Partiamo dall’avvicinamento alle Olimpiadi: come lo avete vissuto?

“Fino all’ultimo non abbiamo avuto la certezza di partecipare, perché noi e le altre coppie ci giocavamo i due posti dell’Italia. Io e Filippo, Conti-Macii e Beccari-Guarise abbiamo sempre oscillato: c’è chi ha avuto anni buoni e anni meno buoni. Nulla era scontato. Noi abbiamo avuto la certezza di andarci soltanto a dicembre e gennaio. Nell’ultimo anno abbiamo fatto modifiche nel nostro team per trovare un nuovo equilibrio. Ma nell’ultimo periodo ho un po’ sofferto in alcuni momenti, perché ero veramente tirata. Sai, l’effetto delle Olimpiadi, la consapevolezza che poteva essere la mia ultima gara… La vedevo proprio come un traguardo. Quei giorni li ho vissuti con la mia mental coach Caterina, mi ha aiutato ad arrivare serena fino a quel punto”.

Quanto è stata d’aiuto la competitività interna?

“Ci siamo sempre sostenuti a vicenda, perché abbiamo condiviso l’obiettivo e la fatica. Sappiamo tutti per cosa abbiamo lavorato”.

Da queste parole si evince come lo sforzo sia mentale, prima che fisico.

“È così. Fisicamente sono stata abbastanza fortunata e capace di gestire le problematiche sempre nella maniera giusta. Poi fisicamente ogni sportivo fa la scelta di ‘maltrattarsi’ un po’, diciamo. Mentalmente no, non è stata una passeggiata, anche per tante dinamiche da affrontare e da gestire, che non è facile nemmeno mandare giù. E poi c’è sempre il “dopo”. Mi sono preparata a questo momento soprattutto nell’ultimo anno, prima il pensiero era solo di arrivare al meglio alle Olimpiadi. Il mio problema è sempre stato gestire l’ansia della gara, della paura di sbagliare. Come negli allenamenti al Forum pre Olimpiadi: c’era il pubblico, ma non lo sapevamo. È stato difficilissimo gestire l’emozione, avevo un batticuore fortissimo. Devi saperti mettere nella bolla. Io e Filippo siamo sempre stati diversi, ma forse è per questo che abbiamo funzionato. Siamo durati dieci anni. Potevamo mollare come coppia, perché non ottenevamo risultati da subito, ma poi ci siamo adattati. Abbiamo lavorato, abbiamo avuto punti bassi e poi più alti, com’è normale che sia”.

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Il logorio psicologico fa parte dello sport?

“Credo che sia molto personale e caratteriale. Dipende da chi hai al tuo fianco, le persone con cui cresci e che ti stanno attorno. Ed è qualcosa che cerco di insegnare alle bambine con cui sto lavorando in questo periodo. Ho imparato sulla mia pelle che bisogna avere al fianco le persone giuste per lavorare bene”.

C’è mai stato il pensiero di andare avanti dopo l’Olimpiade?

“L’unico modo per cambiare l’idea era fare un disastro a Milano-Cortina… Volevo finire al meglio. A marzo era in programma il Mondiale: se non fosse andata bene alle Olimpiadi ci saremmo andati, invece abbiamo deciso di non partecipare. Perché abbiamo terminato esattamente come volevamo”.

Rimpianti?

“Nessuno. Nenche le gare più brutte, più difficili da mandare giù, perché se non avessimo deciso che ne valeva la pena e che volevamo continuare, non saremmo andati da nessuna parte, non avremmo due medaglie europee, non avremmo fatto i nostri risultati al Grand Prix, due olimpiadi…”.

Certo, una medaglia olimpica a suggellare il percorso…

“Personalmente posso dire che da Milano-Cortina ne sono uscita nel migliore dei modi, non potevo chiedere di meglio. Davvero. Sono riuscita anche all’ultimo ad emozionarmi, a lasciarmi andare. Mi sono goduta anche quel momento, in un’arena piena con un tifo straordinario, i miei genitori che erano sugli spalti… E penso anche alla cerimonia inaugurale, a quell’immagine sulle spalle di Filippo, che è finita ovunque, anche sui social di Cesare Cremonini! Il ricordo deii cinque cerchi, San Siro pieno, la gente che urlava, tutte le luci dei telefoni. Bellissimo”.

A tal proposito: il ricordo più bello?

“Gli europei di Kaunas 2024 chiusi col bronzo, pari merito con le Olimpiadi del 2026. Non so scegliere. A Kaunas eravamo quinti dopo lo short e lì è stata la prima volta che ho sentito un pubblico fischiare a un punteggio. Ed era il nostro! Poi siamo andati a medaglia”.

Il più difficile?

“Gli europei a Tallinn 2025. Venivamo da due podi consecutivi e invece abbiamo fatto un disastro, è stata amara da mandare giù. Le sconfitte che senti di più sono quelle che arrivano in determinate gare su cui metti delle aspettative importanti. Sai che devi arrivare bene, sai che sei pronto, poi qualcosa non va. E allora ti porti dietro anche tante cose negative”.

Cosa mancherà di più?

“Forse un po’ sentire quell’adrenalina, quell’ansia da prestazione, quando arrivi ad ogni gara e dici ogni volta ‘chi me lo fa fare?’”.

rebecca ghilardi ambrosini pattinaggio icelab

E cosa mancherà di meno?

“Quel voler sempre fare di più, ottenere di più, spingersi oltre di testa, di fisico, anche in cose che in realtà ogni tanto vanno bene così, ma come atleta di un certo livello non ti va mai bene niente e finché non esci al 200% non sei mai soddisfatto, non sei mai felice. E quindi c’è un fustigarsi continuo. Soprattutto per chi, come me, mette tanta emotività”.

Per gli sportivi c’è sempre il tema del ‘dopo’: come si affronta?

“Ho lavorato per non trovarmi dopo due settimane a casa a non fare niente e avere le solite paranoie. In questi anni non mi sono costruita un percorso parallelo, non era il mio. Ho vissuto con un’adrenalina, una dopamina a mille ogni giorno, anche nel giorno più ‘piatto’. Oggi invece mi sembra di avere tutto un altro tenore. Mi manca, come poi mi mancherà il ‘far niente’ di alcuni giorni quando tornerò a lavorare a tempo pieno con altre mansioni. Le sensazioni che provavo da atleta ad oggi penso siano difficili da eguagliare in una vita normale, ma lo sapevo e mi ero anche preparata a questo momento. Anche perché prima o poi è un momento che devi affrontare”.

Progetti per il domani?

“La psicologia mi piace tantissimo, ma un percorso di studi richiede tempo che non so se posso avere. La chirurgia mi darebbe forse gli stessi brividi che mi mancano dalla pista, ma non è onestamente una strada percorribile, soprattutto perché non è il sogno che avevo da bambina. Quello l’ho già vissuto. Io sono molto più sul pratico: vorrei condividere con i più piccoli la mia esperienza, anche le cose più brutte, quello che serve di più, come affrontare i momenti no, perché quando ci sei dentro ti fidi di chi ci è già passato. Sto lavorando con i bambini, cercando di trasmettere loro questi messaggi”.

Intanto c’è già un bel progetto avviato da telecronista….

“(Ride, ndr) È iniziato quasi per gioco nel 2017 dopo una delle nostre prime gare con Arianna Secondini di Rai Sport: eravamo saliti dopo la nostra performance per conoscerla. Quando c’erano le gare io andavo sempre in postazione telecronaca a salutarla, stavamo insieme a lei a far due chiacchiere e si era creato proprio un buon feeling. Poi sono arrivati i mondiali di Saitama 2023, Arianna mi ha invitato e ho accettato volentieri. Mi sono divertita molto e quindi ho proseguito anche quest’anno. Chissà, magari… E poi sono un’avventuriera, mi piacerebbe partecipare a Pechino Express!”