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Malattie del comportamento degli anziani, quando rivolgersi allo specialista

I disturbi comportamentali negli anziani non sono fisiologici: vanno riconosciuti tempestivamente per individuarne le cause e migliorare la qualità della vita

I disturbi del comportamento nei pazienti anziani rappresentano una condizione tanto frequente quanto spesso sottovalutata. Cambiamenti improvvisi dell’umore, agitazione, confusione o apatia possono comparire anche in persone fino a poco tempo prima autonome, generando preoccupazione nei familiari e nei caregiver. Questi segnali non vanno considerati come una conseguenza “normale” dell’invecchiamento, ma possono essere l’espressione di condizioni cliniche specifiche, talvolta acute e reversibili. Riconoscerli tempestivamente è fondamentale per individuare le cause e intervenire in modo appropriato, migliorando la qualità di vita del paziente e di chi se ne prende cura. Ne abbiamo parlato con il Dr. Alberto Ongaro, geriatra di Habilita.

Quali sono i segnali più comuni di un disturbo del comportamento che compare improvvisamente in una persona anziana?

“Oscillazioni del tono dell’umore sono presenti in tutte le fasce di età. Un episodico disturbo comportamentale, anche se esagerato, non va interpretato come segnale di insorgenza di decadimento cognitivo; mentre è il ripetersi di inconsuete oscillazioni del tono umore, il perdurare di uno stato di ansia o di depressione mai verificatosi in precedenza vanno interpretati come possibili segni premonitori (non è più la stessa persona; ma che cosa gli è successo…)

I segnali di un incipiente declino cognitivo sono vari e soprattutto individuali; ad esempio, l’esasperazione di piccole manìe o di innocenti fobìe che tendono a crescere fino a diventare motivo dominante della giornata; l’attenzione all’igiene che diventa ossessione; l’affetto che si trasforma in esclusivo possesso; il timore della malattia che diventa ipocondria fino al delirio maniacale; l’abbandono di vecchi amici e l’isolamento. Gli esempi sono molteplici e, ad una attenta analisi, riguardano piccole fobie già presenti nella vita dell’anziano che ad un certo punto pare perdere la capacità di gestirle. Tipico disturbo comportamentale ad insorgenza acuta nella persona anziana è il delirio”.

Da cosa possono essere causati questi cambiamenti improvvisi. Si tratta sempre di un problema neurologico o possono esserci altre cause (infezioni, farmaci, stress …)?

“Vi sono diversi tipi di delirio ma tutti sono causati da una malattia organica scatenante, spesso occulta, che va ricercata, diagnosticata e curata tempestivamente perché in molte occasioni risolta la malattia organica si risolve anche il delirio da lei causato. Ad esempio, una polmonite nell’adulto si manifesta fin dall’inizio con febbre elevata, tosse, secrezione catarrale, malessere generalizzato; mentre nell’anziano spesso il primo segnale è la comparsa di un delirio che precede e maschera i sintomi tipici della infezione polmonare che si manifestano successivamente. Disturbi del comportamento possono comparire acutamente nel corso di condizioni morbose non necessariamente di origine neurologica o della sfera emotiva, ma da cause organiche come disidratazione; alterazioni del metabolismo; declino cognitivo da demenza vascolare; o anche da cause ambientali come cambio di residenza, lutti, eventi sfavorevoli ed avversi; allucinazioni; tossicità da abusi o da accumulo di farmaci. Ne consegue che per garantire all’anziano la piena efficacia della cura non è sufficiente la diagnosi ma va fatta una valutazione multidimensionale in cui si prendono nella dovuta considerazione tutti le possibili cause, organiche o ambientali, croniche presenti da tempo ed acute insorte di recente che concorrono allo sviluppo della malattia. Fondamentale poi è valutare il grado di soddisfazione del paziente che viene a visita perché una persona serena e motivata reagisce collabora alla cura. La valutazione multidimensionale rappresenta dunque il mezzo che più di ogni altro può garantire l’efficacia della cura perché si fa carico della conoscenza d’insieme della persona malata da curare. Quando ci si limita alla cura della malattia, che è sempre compito e dovere di un medico, si ottiene il superamento degli effetti più gravi della fase acuta ma se non si interviene sulle cause di malattia si rischiano recidive e di trasformazione di una patologia acuta in una malattia cronica. E la malattia cronica si può curare ma non si riesce mai a guarire“.

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A chi bisogna rivolgersi per una prima valutazione? È sufficiente il medico di medicina generale o bisogna ricorrere subito ad uno specialista? 

“È consigliabile rivolgersi al proprio Medico di Medicina Generale perché è il professionista che ha avuto la possibilità di seguire nel tempo l’anziano, conosce la sua storia clinica, le sue intolleranze, la sua psicologia, la sua soddisfazione o le sue insofferenze, le sue paure, l’ambiente in cui vive che può essere fattore protettivo e rassicurante o talvolta disturbante. Lo specialista, in genere il Geriatra, può (deve) subentrare per una seconda valutazione specifica, meglio se concordata con il Medico di base inviante, sia per la valutazione multidimensionale che, come detto, è un momento non solo sanitario, che per fare una diagnosi e proporre uno schema terapeutico da sottoporre a continue verifiche”.

I disturbi comportamentali sono reversibili?

“La precocità e la giusta intensità del trattamento spesso garantiscono la guarigione non solo della malattia ma anche degli effetti secondari della malattia stessa. Come detto molte turbe del comportamento (anche lo stesso delirio) regrediscono al regredire della malattia che li ha provocate. Ne deriva che le turbe comportamentali possono scomparire al migliorare delle condizioni di benessere. Le recidive sono possibili e frequenti anche per la fragilità dell’anziano che spesso è portatore di multiple patologie organiche debilitanti e di un fisico che col passare degli anni va incontro ad un inevitabile logorio”.

Come si cura un disturbo del comportamento?

“Quando le turbe comportamentali sono limitate a qualche stranezza o a dimenticanze; a difficoltà nel ricordare parole, non conviene intervenire con terapie farmacologiche che potrebbero rivelarsi inefficaci se non dannose. L’anziano nelle prime fasi di un declino cognitivo spesso è consapevole degli errori e ne soffre, va in depressione e riduce la autostima, si vergogna e si isola. Per evitare di incorrere in errori riduce l’attività. In questi frangenti la cura consiste nella assidua e rassicurante presenza dei familiari, nel ribadire l’importanza ed il privilegio della sua presenza, nella paziente correzione di errori o di amnesie; ma anche attraverso stimolazioni a partecipare alla vita familiare; farlo sentire amato e, come sempre, la più importante figura di riferimento della famiglia. Quando invece si manifestano turbe comportamentali clamorose, o deliri agitati che mettono a rischio la incolumità dell’anziani e di quanti gli sono vicino, è necessario ricorrere almeno temporaneamente all’intervento farmacologico. In caso di alterazione dello stato di coscienza, l’anziano agitato va sedato e messo in condizione di non nuocere a sé stesso. La sedazione deve essere adeguata alle necessità, deve essere alla dose più leggera possibile e di breve durata”.

Per informazioni e prenotazioni:

T 035.4815515

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