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Aspettando il Giro, Fidanza: “Vingegaard favorito. Per aiutare i giovani in Italia serve una World Tour”

In vista della Corsa rosa al via venerdì l’ex corridore bergamasco fa il punto della situazione tra presente e passato: “Pellizzari? Speriamo in lui, ma non mettiamogli pressione. Che emozione quando vinsi la Maglia Ciclamino al debutto”

Quando a Giovanni Fidanzachiedi del Giro d’Italia, all’ex corridore bergamasco si illuminano gli occhi. La tendenza a confrontare la Corsa rosa con gli altri giri a tappe è sempre dietro l’angolo, ma Fidanza sa bene quale è il Dna della gara che in carriera gli ha regalato più di una soddisfazione: “Il Giro non ha mai perso fascino: forse è leggermente sotto al Tour per questioni di calendario, ma per gli italiani resta il Giro. Spesso è anche più spettacolare, con percorsi vari e pieni di insidie”. La partenza dell’edizione numero 109 si avvicina: venerdì 8 maggio dalla Bulgaria prenderà il via la corsa che prevede un percorso che misura 3468 chilometri con 48.700 metri di dislivello, tra tappe mosse, sette arrivi in salita, una cronometro lunga in Toscana e il gran finale a Roma.

E Fidanza pare avere le idee chiare su chi potrebbe vestire di rosa sui Fori Imperiali. “Se parte, Vingegaard sarà il favorito, anche se è al suo primo Giro d’Italia”. Dal danese, vincitore di due Tour de France nel 2022 e nel 2023 e della Vuelta a España 2025, l’attenzione si sposta inevitabilmente sugli italiani: un successo azzurro al Giro manca da troppo tempo, per la precisione dieci anni, quando nel 2016 Vincenzo Nibali fu protagonista di una rimonta rimasta negli annali. Le attese sono tutte per Giulio Pellizzari, reduce dalla vittoria al Tour of the Alps, l’ex Giro del Trentino, ultimo test prima del Giro: “Speriamo in lui, ma non mettiamogli pressione”, chiosa Fidanza.

Oggi Giovanni ha 58 anni ma vive ancora nel pieno delle corse: oltre ad essere a capo di una formazione femminile, fino a domenica si trovava sulle strade del Giro di Romandia come membro dell’assistenza Vittoria, il servizio neutrale che supporta i corridori durante la gara. Professionista dal 1988 al 1997, era uno specialista delle volate. Al  Giro si fece notare subito alla prima partecipazione, nel 1989, quando vinse la Maglia Ciclamino (riservata ai punti, ndr) al debutto. “Alla prima tappa a Catania arrivai secondo: se avessi vinto avrei preso la maglia rosa. Durante il Giro ho lottato per la ciclamino e alla fine sono riuscito a vincerla”. Una tensione vissuta fino in fondo: “Negli ultimi giorni di notte sognavo di perderla”. Nel 1990 arrivò anche una vittoria di tappa a Sala Consilina, battendo Laurent Fignon, vincitore dell’anno prima. Fidanza correva nella Chateau D’Ax, la formazione di Gianni Bugno, protagonista in quel Giro d’Italia di un’impresa che non riuscì più a nessuno: indossare la Maglia Rosa dal primo all’ultimo giorno.

Fidanza

Ma forse la soddisfazione più grande nella gara a tappe italiana, Giovanni la raccolse da direttore sportivo dell’Alexia Alluminio nel 2002, squadra sui cui pendevano problemi finanziari e che avrebbe chiuso pochi mesi dopo, quando a sorpresa vinse Paolo Savoldelli: un Giro d’Italia caratterizzato da colpi di scena continui, su tutti le esclusioni di Garzelli e Simoni, i due principali favoriti. “Eravamo una squadra non favorita e abbiamo costruito tutto passo dopo passo”. Savoldelli ipotecò la vittoria finale nel tappone dolomitico con arrivo a Passo Coe, dove si rivelò imprendibile per tutti gli avversari: “Aveva una gamba incredibile. – spiega Fidanza -. Quella mattina mi disse che si sentiva come se non avesse corso il giorno prima”.

Giovanni Fidanza

Fidanza riflette anche sulla situazione attuale del ciclismo in Italia, e nello specifico, sulle difficoltà che emergono da anni nel reperire talenti: “Il problema è la mancanza di squadre World Tour italiane. Molti ragazzi vanno all’estero e fanno i gregari invece di crescere”. Un tema che si rispecchia anche nel suo lavoro in campo femminile, dove dirige la Isolmant-Premac-Vittoria, che sarà al via del Giro Women, in partenza il 7 giugno da Cesenatico. La squadra, con sede ad Almenno San Bartolomeo, è una piccola realtà, ma con nomi come la giovane Chantal Pegolo, affiancata da atlete più esperte come Anita Baima e Lara Crestanello, cerca di farsi notare: “Per una Continental essere al Giro è importante. Cercheremo visibilità, proveremo ad andare in fuga e a fare il meglio possibile. Il passaggio a Professional sarebbe importante, ma servono risorse economiche”. L’ambizione e la determinazione in Giovanni Fidanza non mancano mai tutto normale, per chi si nutre di ciclismo da una vita intera.