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Rosy Bindi ricorda don Milani: “L’odierno modello di sviluppo? Sarebbe incostituzionale”

L’odierno modello di sviluppo, osserva Bindi, dovrebbe definirsi “incostituzionale” poiché ispirato alla competizione, alla diseguaglianza di saperi e di mezzi, ed in ultimo alla sopraffazione del più forte sul più debole

Si è svolto nel cortile della biblioteca Caversazzi innanzi ad un affollatissimi uditorio l’incontro, avente a tema Don Lorenzo Milani e i suoi scritti, con una sorridente Rosy Bindi, politica di ispirazione cattolica, dalla lunghissima e blasonata carriera. Prete inquieto ed inquietante, secondo la definizione che ne diede Papa Francesco, don Lorenzo Milani fu giovane della buona borghesia, discendente da famiglia, ebrea per ramo materno, coltissima ed agiata.
A vent’anni tuttavia Lorenzo si innamorò del Vangelo, interpretandone il dettato con radicalità, e ritenendo necessaria per la sequela a Cristo la condivisione della vita dei poveri, dei fragili degli ultimi. Nel dialogo con Ivo Lizzola, moderato da Daniele Rocchetti la Bindi ha ricordato tra l’altro come don Lorenzo definisse la Costituzione Repubblicana come la “Legge dei Poveri” .

La Costituzione non va cioè considerata come mero sistema di regole ma come esaustivo programma politico, che vede preminente nell’azione pubblica la tutela dei beni comuni, e, nei rapporti tra cittadini, il principio di eguaglianza mai disgiunto da quello di solidarietà. Anche l’iniziativa economica individuale e la proprietà privata del resto sono tutelate se ed in quanto abbiano anche un fine sociale. Questo premesso l’odierno modello di sviluppo, osserva Bindi, dovrebbe definirsi “incostituzionale” poiché ispirato alla competizione, alla diseguaglianza di saperi e di mezzi, ed in ultimo alla sopraffazione del più forte sul più debole.

Del resto anche fare le leggi e prestarvi obbedienza, diceva Milani, impone di valutare se le leggi stesse siano giuste, ossia conformi allo spirito Costituzionale, e se così non fosse disobbedirvi: non di nascosto però ma pagandone in prima persona le conseguenze. Siamo veramente patrioti se non “ce ne freghiamo” del prossimo debole e fragile, ma ci uniamo a lui nell’aiutarlo. Questa può essere definita Politica, ed Avarizia la condotta contraria. Come risuonino attuali e potenti questi pensieri calati nelle cronache attuali italiane ed internazionali si lascia al lettore di queste righe autonomamente valutare.