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Andrea, la maratona di New York e quella carrozzina donata da Zanardi: “Il suo esempio è immortale”

Andrea Offredi, 41 anni, originario di San Pellegrino Terme ed ex atleta paralimpico, nel 2017 entra in contatto con Zanardi grazie a “Obiettivo 3”, il progetto ideato dal campione bolognese per reclutare e sostenere persone con disabilità: “È stato un elemento catalizzatore, insieme a una comunità che ha lavorato per dare valore a tutti noi”

Appesa al muro della scrivania, nel suo ufficio all’interno del Comune di Zogno, dove lavora nei servizi demografici, Andrea Offredi conserva una targa raffigurante due foto di Alex Zanardi, accompagnate da altrettante frasi in inglese: “Great things never come from comfort zones” e “The work of today will make the success of tomorrow”. Tradotto: “Le grandi cose non nascono mai dalle zone di comfort” e “Il lavoro di oggi sarà il successo di domani”. Parole che sintetizzano con chiarezza la vita di Alessandro, costruita andando oltre, sempre, anche quando il limite sembrava invalicabile. Il lascito di un uomo spentosi nella sera del primo maggio, a 59 anni, dopo quasi sei anni passati a combattere con le scorie del secondo grave incidente della sua carriera, quello avvenuto lungo una strada in provincia di Siena, alla guida di un handbike, nell’estate del 2020, durante una manifestazione.

Andrea, 41 anni, originario di San Pellegrino Terme, ha conosciuto sulla propria pelle cosa significhi dover ripartire: poco più che ventenne, a causa dei postumi di un’embolia, si ritrova su una sedia a rotelle, con una quotidianità completamente stravolta e la necessità di trovare nuovi equilibri. Il primo passo è lo sport, inizialmente il nuoto, poi l’incontro casuale con l’handbike, che diventa una scoperta decisiva, un modo per tornare a muoversi e ritrovare motivazione. Una svolta che arriva nel 2017, proprio quando entra in contatto con Zanardi (che con la bicicletta a tre ruote ha conquistato quattro ori paralimpici tra Londra e Rio, ndr), grazie a “Obiettivo 3”, il progetto ideato dal campione bolognese per reclutare e sostenere persone con disabilità avviandole allo sport e aiutandole a tracciare una strada concreta.

“L’ho conosciuto per puro caso. Ho letto della candidatura online, ho scritto e mi hanno risposto”, racconta Offredi. L’incontro avviene a Maniago (Pordenone), durante una prova di Coppa del Mondo di paraciclismo: “È arrivato tra una gara e l’altra e parlava del progetto con naturalezza, spiegando come volesse dare strumenti e opportunità a chi aveva talento”. In quel contesto ancora ristretto, quando il progetto muoveva i primi passi, Offredi viene selezionato e trova in Zanardi non solo un simbolo, ma una guida concreta: consigli su come allenarsi, indicazioni su come gestire il percorso sportivo, il supporto di un preparatore e una rete di contatti con la Nazionale.

Il percorso prende forma rapidamente, tra risultati e crescita personale: un titolo regionale, il secondo posto ai campionati italiani, l’ingresso in Nazionale per un periodo. Poi la decisione di rivalutare alcune priorità, per non trascurare lavoro e l’ambizione di costruire una famiglia.

Pensando ad Alex, Andrea si porta nel cuore grandi traguardi e il valore viscerale delle esperienze condivise: nel 2019 Offredi partecipa alla maratona di New York con una carrozzina da atletica ricevuta proprio da Zanardi, che lo formò nell’utilizzo del mezzo: un gesto che certifica quanto l’ex pilota di F1 sapesse interpretare con intraprendenza e la solita classe il ruolo di guida. “Quando decisi di iniziare a prepare gli Ironman (competizione di triathlon più lunga e impegnativa, che combina nuoto, ciclismo e corsa in un gara fatta di resistenza estrema, ndr), a cui lui aveva già partecipato, la mattina prima di entrare al lavoro ci scambiavano diversi messaggi, nei quali Alex mi forniva direttive inerenti alla preparazione. Non eravamo amici stretti, ma era una persona che sapeva dare peso anche a quelli che per me erano problemi seri”.

Offredi sottolinea come Zanardi sia stato capace di trascinare, sotto ogni punto di vista, il movimento paralimpico italiano: “Ha rivoluzionato tutto. È riuscito a far capire che lo sport paralimpico è sport a tutti gli effetti”. Un impegno che ha portato a un cambiamento culturale, restituendo dignità a chi era tenuto ai margini: “Prima l’atleta paralimpico era visto come di serie B. È stato un elemento catalizzatore, insieme a una comunità che ha lavorato per dare valore a tutti noi”.

Un uomo capace di affrontare ogni difficoltà con lucidità e determinazione, superando con intelligenza e una determinazione immane gli ostacoli della vita: “Alex era una persona bellissima, con una generosità innata. – continua l’atleta bergamasco. Quello che ha fatto può sopravvivere e non deve essere offuscato da niente. Lui è l’esempio che chiunque può farcela, impartendoci una lezione fondamentale: concentrarsi su quello che si può fare e non su quello che manca”.

Dopo l’incidente del 2020, il contatto diretto tra i due si interrompe, ma “la speranza di sentire ancora la sua voce spiega Offredi – non si era mai spenta”. L’eredità morale lasciatagli da Alex, ora Andrea la tramanderà a sua figlia: “Mi dispiace non essere riuscito a farglielo conoscere, ma le racconterò chi è stato e cosa ha fatto: al di là dei risultati e delle medaglie, ciò che resta è la statura dell’uomo. E Alex era un grande uomo”. Già, ed è forse proprio in questa memoria, concreta e quotidiana, che continua a vivere il suo insegnamento.