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Half Man su Hbo Max, nuove botte di disagio dal creatore di Baby Reindeer

Dopo il successo su Netflix Richard Gadd torna con un nuova storia che, di nuovo, ci fa ringraziare di non esserne protagonisti

Era il 2024 quando Richard Gadd, fino a quel momento comico e attore di non particolare successo con poche piccole parti televisive nel curriculum, si impose all’attenzione mondiale con una miniserie di Netflix tratta da un suo spettacolo teatrale ma, soprattutto, da una sua inquietante esperienza di vita.

Parliamo naturalmente di Baby Reindeer, una storia che partiva come una vicenda di stalking e si trasformava nel doloroso scavo psicologico di un protagonista costretto a gestire traumi presenti e passati capaci di rivoluzionare la sua vita. Risultato: tre Emmy Awards “pesanti”, per la miglior miniserie, la miglior sceneggiatura, e il miglior attore protagonista.

Forte di quel successo e di una sensibilità autoriale che ormai tutti gli riconoscono, Gadd torna sul piccolo schermo, questa volta su Hbo Max, per una miniserie di cui per ora abbiamo visto solo un episodio, ma che ci riconferma una qualità evidente del suo autore: quella di saper raccontare il disagio psicologico, i traumi infantili/adolescenziali, e i rapporti disfunzionali.

Il concept di Half Man è relativamente semplice: raccontare il rapporto strano, intricato, ben poco sano, fra due uomini, Niall e Ruben, cresciuti come fratelli anche se non legati dal sangue, che all’inizio del pilot si ritrovano in occasione del matrimonio di Niall.
Ci bastano pochi secondi per capire le caratteristiche principali dei due protagonisti: timido e impacciato Niall; forte, bizzoso e imprevedibile Ruben.

E basta poco, giusto un momento di aggressività, per lanciare la storia indietro nel tempo, iniziando un continuo rimpallarsi fra le epoche che racconti la genesi del rapporto fra i due, un rapporto che parla di bullismo e sopraffazione, ma anche (e qui sta la profondità della sceneggiatura) di co-dipendenza, di attrazione/competizione virile, di incapacità di costruire una relazione sana, patendo al contempo l’inevitabilità di quella relazione disfunzionale.

Non voglio fare troppo spoiler sul primo episodio, che lascia un margine molto ampio di indecidibilità su quello che accadrà nei prossimi. Allo stesso tempo, Half Man non è nemmeno un giallo in cui il “cosa” succede è l’unico elemento importante e il solo motivo di interesse per gli spettatori.

half man

A colpire e interessare, invece, è il modo in cui Gadd scrive e mette in scena questo rapporto assurdo, che partendo da binari apparentemente molto comprensibili, si complica quasi subito, restituendoci la complessità di rapporti umani che, quando siamo seduti sul divano a guardare il telegiornale, ci piace pensare lineari e comprensibili, anche se non lo sono quasi mai.

Da questo punto di vista, in termini di riflessione filosofica e antropologica, Half Man sembra davvero un seguito concettuale di Baby Reindeer. Esattamente come nella miniserie di Netflix, che partiva da un apparentemente semplice rapporto fra stalker e vittima di stalking, per poi complicare parecchio la storia e la psicologia del suo protagonista, Half Man non si limita a raccontare una storia di bullismo come quelle che potevamo vedere negli anni Ottanta, con qualche nerd preso di mira dalla squadra di football, che trova riscatto nel successo scolastico o in qualche amicizia soprannaturale.

Con Half Man, Richard Gadd non vuole rassicurarci con una divisione manichea fra buoni e cattivi, facendoci sentire dalla parte dei buoni. Vuole invece mostrarci come situazioni apparentemente chiare dall’esterno siano in realtà molto più intricate se guardate dall’interno, dove la “vittima”, anche solo per pura sopravvivenza, può trovare delle strategie di compromesso con il proprio carnefice, al punto da ricavarne perfino una qualche forma di forza, di legittimazione, e perfino di dipendenza.

E in attesa di scoprire cosa succederà, a colpire nel pilot è propria la forza con cui Gadd, ben supportato un cast in stato di grazia e dalla regista Alexandra Brodski, riesce a trasmettere la forza istintiva di queste contraddizioni. Nel guardare la vicenda di Niall e Ruben, sempre tesi, stressati, provati, proviamo un fastidio quasi immediato, l’impressione di qualcosa di sbagliato nel comportamento di entrambi i personaggi.

Eppure, percepiamo anche una certa, scomoda inesorabilità, perché Gadd si tiene lontano dall’hollywoodiano schema bianco/nero, mostrando tutte le sfaccettature di una vicenda in cui molti ritroveranno certe indecisioni e turbolenze dell’adolescenza, dove nessuno sa veramente quali siano le scelte migliori per sé, e dove un ambiente particolarmente difficile può lasciare ben poche strade che non siano compromessi, vittorie a metà, e pure e semplici strategie di sopravvivenza.

L’impressione è che Gadd voglia affondare ancora di più le mani in certi problemi della mascolinità, già affrontata in Baby Reindeer ma messa ancora più al centro da una nuova miniserie che si basa proprio su un rapporto fra uomini, in cui ogni fragilità e gentilezza vengono messe a dura prova da un malsano ideale di sopravvivenza e lotta contro il mondo.

Half Man si compone di sei episodi e, dopo il primo, abbiamo la netta impressione che saprà farci parecchio male. Allo stesso tempo, speriamo che accada quello che successe anche due anni fa con Baby Reindeer, ovvero la possibilità, grazie a un disagio finemente cesellato e abilmente pilotato, di cogliere lampi di vita e di realtà magari scomodi, ma che possono esserci utili per comprendere meglio noi stessi e gli altri.

E nel primo episodio c’è almeno una scena, di cui non diciamo nulla, che faremo fatica a dimenticare. Può sembrare un dettaglio banale, ma non è mica così semplice.


Perché seguire Half Man: Richard Gadd ha la rara abilità di farci sentire con forza il tumulto che scuote la mente dei suoi personaggi.
Perché mollare Half Man: NON sarà una serie leggera e scacciapensieri.


Diego Castelli - Serial Minds

Diego Castelli nasce a Milano nel 1982 e non ha memorie d’infanzia che non siano legate a film, serie tv, romanzi, videogiochi. Da oltre quindici anni costruisce palinsesti a Mediaset in qualità di Channel Manager. Nel 2010 fonda serialminds.com, sito di riferimento per gli appassionati di serie tv. Per Bergamonews cura una rubrica di recensioni sui nuovi prodotti dell’industria.