Primo Maggio, il Vescovo alla Teb: “Il lavoro dignitoso, sicuro ed equamente retribuito è scuola di pace”
La messa celebrata da Monsignor Francesco Beschi nel deposito dei tram di via Tezza a Ranica: nella sua omelia il ricordo di chi ha perso la vita nello svolgimento del proprio mestiere e l’omaggio “a coloro che sono impegnati in una delle nervature essenziali della comunità”
Ranica. “Il lavoro non può perdere la sua vera e forte vocazione alla pace”: è questo il messaggio lanciato da Monsignor Francesco Beschi, vescovo di Bergamo, durante l’omelia della celebrazione eucaristica in occasione del Primo Maggio nella sede Teb di via Tezze a Ranica, di fronte a circa 200 persone.
Arrivato a bordo di un tram partito dalla stazione di Bergamo, accompagnato dall’amministratore delegato di Teb, Gianni Scarfone, il vescovo è stato accolto dal presidente Filippo Simonetti: “È un onore per noi accogliervi qui oggi – ha sottolineato brevemente dall’altare allestito all’interno del deposito – Non è un luogo abituale per una celebrazione, ma un luogo di lavoro e impegno quotidiano, dove molte persone si impegnano per far funzionare un servizio fondamentale. Il lavoro è responsabilità per la comunità, attenzione ai bisogni delle persone e cura delle relazioni”.
Durante l’omelia il vescovo Beschi ha richiamato ai valori più profondi del lavoro, partendo però da un pensiero per chi ha perso la vita durante lo svolgimento del proprio mestiere: “In questa eucarestia facciamo memoria di coloro che sono morti sul lavoro, dei feriti, degli invalidi e delle loro famiglie. Preghiamo per tutti, in particolare per chi non ha un lavoro, per chi lo ha perso, per i lavoratori disabili, quelli poveri e quelli impoveriti, per i precari e gli sfruttati. Ci troviamo in un luogo che rappresenta in modo efficace la rete dei trasporti per la mobilità umana e vogliamo rendere omaggio a coloro che sono impegnati in una delle nervature essenziali della comunità”.
Partendo dalle parole del vangelo, Beschi ha sottolineato: “Lo abbiamo appena ascoltato, tra incredulità e rivelazione colui che i cristiani adorano come Dio viene identificato come ‘il figlio del falegname’. Un vero uomo, parte di un’umanità che riconosce nel lavoro parte della sua inarrivabile dignità”.
Richiamando invece l’enciclica “Laudato sì” di Papa Francesco, il vescovo ha reso omaggio all’attività di Teb: “La qualità della vita nelle città è legata in larga parte ai trasporti, che sono spesso causa di grandi sofferenze per gli abitanti. Nelle città circolano molte automobili utilizzate da una o due persone, per cui il traffico diventa intenso, si alza il livello d’inquinamento, si consumano enormi quantità di energia non rinnovabile e diventa necessaria la costruzione di più strade e parcheggi, che danneggiano il tessuto urbano. Molti specialisti concordano sulla necessità di dare priorità al trasporto pubblico. Tuttavia alcune misure necessarie difficilmente saranno accettate in modo pacifico dalla società senza un miglioramento sostanziale di tale trasporto, che in molte città comporta un trattamento indegno delle persone a causa dell’affollamento, della scomodità o della scarsa frequenza dei servizi e dell’insicurezza. Lo stiamo vedendo: sono reti necessarie, ma da contemperare con sostenibilità ambientale ed equilibrio territoriale. Si aggiungono ad altre reti, commerciali, sociali, culturali, di distribuzione dell’energia, digitali: la connessione è diventata l’esigenza principale ma non sembra corrispondere alle attese più profonde dell’essere umano e i giovani iperconnessi rivelano questa inadeguatezza. È necessario superare club esclusivi e ghetti escludenti dentro le nostre città, il senso di sicurezza non può essere affidato solo a sistemi o persone dedicate. La fede in Dio, invece, alimenta il sentimento della fiducia necessario alla vita quotidiana”.
Tornando al lavoro e alla sua forza, Beschi ha concluso: “Se è dignitoso, sicuro ed equamente retribuito contribuisce alla pace. Il lavoro è un bene comune, è la nostra mano visibile che deve costruire una società più giusta e solidale. Lo hanno ricordato anche i vescovi italiani nel loro messaggio in occasione del Primo Maggio: il mondo del lavoro come scuola di pace, come scuola che educa alla pace e non solo in modo ideale. Il lavoro che sceglie la pace, come quella di non rincorrere profitti impressionanti investendo nella produzione di armi. Il lavoro non può perdere la sua vera e forte vocazione alla pace”.






