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Il trionfo dell’Atalanta Primavera di Bosi: la vittoria dello spirito bergamasco, con la spinta dei tifosi
Foto Getty

I nerazzurri non mollano mai e si godono il successo portando il trionfo l’allenatore, che segue la gara dalla tribuna. Il vice Zanchi: “Avrebbe meritato di viversela da bordo campo”, Baldo: “Abbiamo sentito i tifosi al nostro fianco”. I complimenti di Luca Percassi: “Il settore giovanile è presente e futuro”

Milano. Cinque anni dopo l’ultimo titolo, la Supercoppa Italiana vinta contro la Fiorentina a Bergamo, l’Atalanta Primavera torna ad alzare al cielo un trofeo, battendo la Juventus ai rigori nella finale della Coppa Italia di categoria all’Arena Civica, dopo aver agganciato una partita che sembrava persa a 8 secondi dalla fine con il colpo di testa Isoa. Proprio lui, centrale difensivo classe 2008, che nel 2024 quando giocava con l’Under 16 aveva firmato la doppietta decisiva per battere il Milan nella finalissima di San Benedetto del Tronto. Segni del destino: ha firmato le due coppe conquistate nell’era di Roberto Samaden come responsabile del settore giovanile orobico.

Dopo il fischio finale, i circa 500 tifosi nerazzurri presenti (di cui un centinaio della curva Nord) hanno dedicato cori a Mino Favini, mentre mister Giovanni Bosi, squalificato e in tribuna per tutta la partita, non ha trattenuto le lacrime per il suo primo titolo da allenatore entrando in campo, dove ad attenderlo c’erano tutti i suoi ragazzi, raggiunti poi dall’amministratore delegato Luca Percassi, tutto il resto della dirigenza presente – lo stesso Samaden, i dg Fabris e Marino, mentre non si sono visti il ds D’Amico e mister Palladino – i tanti ragazzi, allenatori e dirigenti del settore giovanile.

“C’è molta soddisfazione per questi ragazzi” dichiara Luca Percassi a Sportitalia dal campo, “questo è un gruppo che è cresciuto molto e si è meritato questa soddisfazione, come lo è stato per tutto il settore giovanile”. “L’Atalanta ha una storia importante, il vivaio per noi è presente e futuro. Io e mio papà siamo cresciuti lì (e ora c’è anche la terza generazione con Giovanni, figlio di Luca e nipote di Antonio, ieri in panchina, ndr), ci crediamo molto, è il nostro modo di intendere il calcio e quel che ci piace fare. Proviamo enorme soddisfazione quando vediamo ragazzi che sono cresciuti qui da piccolini arrivare in prima squadra, poi magari vanno altrove, ma sono cresciuti con il dna Atalanta. Il settore giovanile non è fatto per vincere titoli per come lo intendiamo noi, ma queste soddisfazioni ci fanno molto piacere”.

Una grande festa proseguita negli spogliatoi per una vittoria che mister Marco Zanchi ha voluto dedicare proprio a Giovanni Bosi, portato in trionfo dal suo gruppo: “Il primo pensiero è per lui”, afferma il vice, “perché per quel che ha dimostrato e fatto in questi anni avrebbe meritato di vivere questa giornata in prima persona in panchina“.

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“Non è stata la nostra miglior partita” prosegue analizzando il match, “forse l’abbiamo sentita troppo, ma la qualità più grande è stata quella di non mollare fino alla fine”. Mola mia, dna bergamasco fino in fondo. “Le finali sono così, se l’altra squadra non la chiude l’episodio può sempre capitare” aggiunge facendo riferimento al gol dell’1-1 nel finale. “Siamo stati bravi a creare le occasioni e anche fortunati a segnare”.

E poi i rigori, calciati alla perfezione: “L’inerzia era cambiata, loro avevano subito il contraccolpo e si vedeva. Tre mesi fa una partita così l’avremmo persa. C’è stata anche fortuna, ma quando sei in campo e cerchi di dare il meglio di te poi vieni ripagato. E come gruppo sotto questo punto di vista siamo cresciuti molto”. Senza mai perdere di vista il focus: “Noi come allenatori cerchiamo di formare i giocatori: questa è una gratificazione, ma lavoriamo per portare i ragazzi in prima squadra. La società ci sostiene, ci mette nelle condizioni migliori di lavorare, in un centro sportivo all’avanguardia, abbiamo potuto concentrarci sul nostro lavoro”.

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Il tutto con una significativa spinta da parte dei tifosi: “Ce l’avevano promesso che sarebbero venuti, in campo si sono sentiti e se non abbiamo mai mollato è anche merito loro”. “Una sensazione bellissima sentire tutti i tifosi a sostenerci e cantare tutto il tempo” dice Nicolò Baldo, “anche mentre stavamo perdendo sentirli presenti ci ha dato una spinta enorme, è qualcosa che ci resterà per sempre”.

L’attaccante da 19 gol in stagione è stato tra i quattro rigoristi che nella serie finale ha lasciato il segno: “Dopo aver recuperato una partita del genere la tensione non c’è più, sai solo che devi tirare in porta, fare gol e basta” spiega a proposito del suo penalty, calciato alla perfezione come quello dei compagni. Lui stesso nel recupero aveva salvato una ripartenza permettendo di tenere alta la pressione e, indirettamente, far nascere poi il gol del pareggio: “Do sempre tutto per la squadra, è una mia caratteristica”. E il successo è per mister Bosi: “Lui e tutto lo staff ci hanno sempre aiutato, in questa vittoria c’è tanto di loro”.