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Francesco Dolci: la villa ‘isolata’ dal nastro, l’investigatore privato e la tappa in caserma. Il suo avvocato: “Contro di lui caccia alle streghe”

Eleonora Prandi, legale dell’impresario di Sant’Omobono, mercoledì mattina in procura a Bergamo: depositato un memoriale

Sant’Omobono Terme. Fino a pochi giorni fa era un viavai di troupe, microfoni puntati e fari accesi. Mercoledì pomeriggio, la villa adagiata sui pendii è avvolta da un silenzio innaturale. Un nastro bianco e rosso ne delimita l’accesso, un cartello essenziale – “proprietà privata” – respinge gli sguardi diventati all’improvviso troppo insistenti. È un dettaglio, certo. Ma sufficiente a far pensare che qualcosa attorno a Francesco Dolci stia cambiando. Forse.

Di certo, le ultime indiscrezioni rendono ancor più ambigua la sua posizione nella vicenda di Pamela Genini, la cui bara è stata violata e la testa asportata. Secondo quanto emerso, sarebbe proprio Dolci (“all’80-90%”, trapela da fonti investigative) l’uomo ripreso dalle telecamere di sorveglianza all’esterno del camposanto tra il 16 e il 18 marzo, nei giorni in cui il cimitero era chiuso per estumulazioni.

Le immagini non provano alcun legame diretto con la profanazione. Lo collocano soltanto – ed è un elemento che per forza suscita interrogativi – in orario notturno, a pochi passi dal luogo dello scempio. Secondo gli investigatori, però, il vilipendio risalirebbe a mesi prima: tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, subito dopo i funerali della ragazza. Due linee temporali che si sfiorano senza combaciare, offuscando ulteriormente il confine tra dubbio e certezza.

“Nei confronti di Francesco si è scatenata una vera e propria caccia alle streghe – si limita a commentare l’avvocato Eleonora Prandi, raggiunta dopo innumerevoli tentativi -. Siamo sereni, non aggiungo altro”. La stessa legale, mercoledì mattina si è presentata in procura a Bergamo. Avrebbe consegnato alcuni documenti (non si sbilancia, ma dovrebbe essere il memoriale annunciato qualche giorno fa dal suo assistito).

Nel pomeriggio, invece, Dolci si è recato in caserma ad Almenno San Bartolomeo, dove si è trattenuto all’incirca un’ora. Ad attenderlo i soliti giornalisti, ai quali non ha rilasciato dichiarazioni. Cosa ci faceva lì? Querele, fa intendere lui. Questa volta nei confronti della stampa, non di misteriosi aggressori. Sarà davvero così?

Nel frattempo Dolci si è rivolto all’investigatore privato Ezio Denti, già consulente nel caso Bossetti. Contattato, il detective conferma un primo approccio, precisando che nulla è stato ancora formalizzato. “Prima – dice – voglio vederci chiaro”. Auguri, verrebbe da dire. Poi, azzarda un’ipotesi tutta sua: “Di notte in quel posto c’è troppo silenzio per non sentire nulla di strano. Chi ha compiuto un gesto simile potrebbe aver agito benissimo da solo, in pieno giorno, approfittando della chiusura del cimitero per lavori”. Il 16, 17 e 18 marzo, i giorni delle estumulazioni. Giorni che coincidono con la presenza dell’uomo ripreso dalle telecamere. Anche se, per gli inquirenti, quella finestra temporale non è quella in cui si è consumata la profanazione. Dunque…

Sarà una “caccia alle streghe”, ma Francesco Dolci si espone molto, calamitando dubbi e ombre. Allo stato, però, non è nemmeno indagato. La madre di Pamela lo definisce “ossessionato” dalla figlia, le amiche della ragazza dicono che a rubare la testa è stato qualcuno che non è stato capace di gestire il distacco da lei. Lui si difende: parla dei presunti “brutti giri” in cui era finita Pamela, di un’organizzazione criminale che l’avrebbe sfruttata per riciclare denaro. Di questo non c’è prova. Sembra invece confermata l’esistenza di alcune cassette di sicurezza nella disponibilità di Pamela, con cifre piuttosto importanti all’interno. Qual è l’origine di questi soldi?. Hanno un ruolo nella vicenda?

Quel che è certo è che tra immagini sfocate, dichiarazioni a metà e ipotesi che si accavallano, il giallo resta sospeso. Teorie, supposizioni, ricostruzioni si intrecciano senza trovare un punto fermo. Una vicenda che, più la si racconta, più sembra sottrarsi a ogni tentativo di chiarezza. Per adesso.