Pamela, l’ipotesi dell’ossessionato: “La profanazione a ridosso dei funerali non è casuale”
Secondo Sarah Viola, psichiatra e opinionista Rai, “indica un’urgenza emotiva di riappropriazione nella primissima fase del lutto. Chi ha commesso questo gesto è probabilmente incapace di lasciar andare Pamela e accettare che non sarà più sua”
Siamo nel campo delle opinioni, ma di quelle autorevoli. Sarah Viola, psichiatra e opinionista Rai, si è fatta un’idea precisa sulla profanazione della tomba di Pamela Genini, la 29enne uccisa a Milano dall’ex compagno Gianluca Soncin. Il loculo è stato aperto e la testa della giovane portata via.
La dottoressa Viola non è l’unica a seguire la pista del cosiddetto “ossessionato”, ipotesi condivisa anche dalla madre e dalle amiche della ragazza, sentite nelle scorse ore in caserma dai carabinieri insieme a un ex fidanzato.
La profanazione risale al mese di novembre, uno dei pochi elementi emersi dalle analisi medico-legali affidate al pool di esperti che indaga sullo scempio avvenuto nel piccolo cimitero di Strozza. Il taglio della testa, eseguito alla base del collo con un attrezzo a lama liscia, sarebbe avvenuto a ridosso del funerale del 24 ottobre, dopo il fine settimana della commemorazione dei defunti. Una tempistica ravvicinata che, nel contesto delle indagini, non ha solo valore cronologico, ma anche potenziale rilievo interpretativo.
Per chi lavora sulle dinamiche emotive e comportamentali, anche in ambito forense, elementi di questo tipo possono offrire chiavi di lettura differenti e orientare ipotesi investigative. Non a caso, alle indagini partecipano anche i carabinieri psicologi del Racis.
“Sono abbastanza convinta del fatto che chi ha commesso questo gesto sia una persona incapace di lasciar andare Pamela, di accettare che non sarà più sua”, sostiene la dottoressa Viola, che legge il caso attraverso la propria esperienza clinica.
Secondo la psichiatra, la vicinanza temporale ai funerali potrebbe indicare un’urgenza emotiva: “Quella di riappropriarsi di una parte di Pamela, non a caso quella che ne rappresenta maggiormente l’identità. Un gesto disperato – aggiunge – compiuto nella primissima fase dell’elaborazione del lutto”.
Una forma di controllo più che un atto distruttivo. “Tant’è che – osserva Viola – da quanto filtra, l’interno del loculo sarebbe stato sistemato con una certa dose di cura”. L’obiettivo non sarebbe la profanazione in sé, ma appunto esercitare controllo. “Una dinamica tipica dell’amante possessivo, del narcisista patologico: ‘Pamela è cosa mia e ne dispongo’, in sintesi”.
Una lettura che, per esempio, si intreccia con quanto già evidenziato dal gip Tommaso Perna nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Soncin. Secondo il giudice, la logica dell’omicidio sarebbe quella del “o con me o con nessun altro”, all’interno di una relazione “andata ben oltre la tossicità”, segnata da violenza e gelosia morbosa.
“Per chi ha già commesso un omicidio è più difficile ipotizzare un bisogno di riappropriazione simbolica di questo tipo, anche se non si può escludere del tutto”, precisa Viola, sottolineando la complessità delle dinamiche in gioco.
Le attenzioni degli investigatori si concentrano anche su Francesco Dolci, l’impresario di Sant’Omobono Terme che Pamela contattò la sera dell’omicidio per chiedere aiuto. “È inevitabile – commenta Viola – visto che si espone molto, anche con dichiarazioni che allo stato attuale non sembrano trovare riscontri oggettivi”.
La madre della giovane lo ha definito “ossessionato” dalla figlia. E, anche se non ci sono conferme ufficiali, come anticipato dal programma ‘Dentro la Notizia’, potrebbe essere lui l’uomo ripreso a marzo, in orario notturno, dalle telecamere fuori dal cimitero di Strozza (il che, chiariamo, non prova un suo coinvolgimento nel vilipendio). “Questa sua continua esposizione mediatica fa pensare a diversi elementi – conclude Viola – . Tra questi, anche un tentativo più o meno inconsapevole di mantenere aperta nel tempo la vicenda di Pamela. Un capitolo evidentemente importante della sua vita, che così non viene mai del tutto chiuso”.


