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Caso Cattelani, dopo lo scontro l’ex assessore guarda alle elezioni 2027: “Pronto a rimettermi in gioco”

Nel frattempo le deleghe tornano in capo al sindaco fino alla fine del mandato: nessun rimpasto, quindi, in giunta

Caravaggio. Si arricchisce di un nuovo passaggio la vicenda legata alle dimissioni dell’assessore Juri Cattelani e alla revoca delle deleghe da parte del sindaco Claudio Bolandrini. Dopo il terremoto in giunta, resta ora da definire la gestione degli incarichi rimasti vacanti: la soluzione più probabile, al momento, è che le deleghe vengano assunte direttamente dal primo cittadino fino alla fine del mandato senza, quindi, procedere con ulteriori rimpasti. L’ex assessore, intanto, si dice pronto a rimettersi in gioco in vista delle elezioni amministrative del 2027.

Nel frattempo arriva la posizione ufficiale di sindaco e giunta, che intervengono con un comunicato articolato per rispondere alle dichiarazioni dell’ex assessore. Nero su bianco, Bolandrini dichiara che “il sindaco, come ogni amministratore, è valutato per il suo operato dai cittadini attraverso il voto: alle elezioni dell’ottobre 2021 sono stati 3.793 cittadini (il 57% dei votanti) che mi hanno conferito l’incarico di proseguire il mandato amministrativo, 44 cittadini non sono bastati a far entrare Cattelani in Consiglio comunale. Se il decreto sindacale pubblicato all’albo contiene falsità – dice – può impugnarlo nelle sedi opportune: le motivazioni della revoca sono chiare e confermate dall’intera giunta”.

Bolandrini, poi, aggiunge: “Al primo cittadino, Cattelani, ha fatto firmare solo una generica richiesta di sostegno della candidatura della Città di Caravaggio da mandare alla Provincia di Bergamo prima delle prossime elezioni e che il sindaco consigliere provinciale avrebbe certamente visto, ma ha taciuto sulle altre trenta inviate con la sua firma e non ha detto assolutamente nulla sul progetto e sui suoi costi faraonici”.

A fargli da eco, gli assessori: “A Cattelani, sfiduciato dalla giunta per aver tenuto nascosto fino al giorno prima della scadenza del bando il dossier pagato con soldi pubblici senza che sindaco e assessori ne fossero stati informati, è stata offerta la via diplomatica ed onorevole delle dimissioni entro il 26 aprile, previo il ritiro della proposta di delibera di approvazione del progetto, mai approvato. In alternativa il sindaco avrebbe revocato la nomina di assessore e la giunta avrebbe bocciato la proposta, come è avvenuto nella seduta di giunta alla quale Cattelani non ha partecipato, pur avendo l’opportunità di farlo da remoto, e indetta dopo aver letto sulla stampa locale delle sue dimissioni fissate per l’1 maggio e facendo credere ai lettori che i grandi progetti da lui avviati (quali se non la Capitale del libro?) potessero continuare”.

Dopodiché “la giunta, il 9 aprile, non ha deliberato di dare mandato al sindaco, in qualità di responsabile legale, di firmare la partecipazione al bando, ma ha approvato una informativa avente come oggetto un atto di indirizzo per il bando regionale
Innovacultura 2026, di cui si è occupato il sindaco tenendo al corrente gli assessori, e il bando ministeriale Capitale italiana del Libro 2027. Non sarebbe potuto essere diversamente – spiegano – perché il dossier non era stato allegato e sindaco e assessori hanno potuto esaminarlo solo all’ultimo giorno e solo perchè chiesto dal sindaco e ottenuto dalla Responsabile della biblioteca”.

Non si è fatta attendere la replica dell’ex assessore: “Non faccio una colpa agli assessori, leggendo il testo si capisce chiaramente chi l’ha scritto. Ringrazio anche alcuni di loro per il sostegno morale dato in privato, dove sono al sicuro da vendette e ripicche. Grazie anche ai quattro consiglieri di maggioranza che mi hanno espresso rammarico per la situazione”.

Cattelani sottolinea, inoltre, che “gli assessori non hanno potere di ‘spendere’ soldi del Comune, è l’abc. La determina di spesa l’ha firmata il segretario generale, non un mio funzionario, ma il primo fiduciario del sindaco. Che sapeva tutto e firmava lettere un mese prima. Le mie lettere sono tutte protocollate e pubbliche, non mandate con qualche lettera anonima. Anche qui Bolandrini non sapeva e non vedeva? Io ho dimostrato le falsità con prove documentate, dall’altra parte solo chiacchiere”.

Poi l’affondo: “Affermare falsamente che io avrei chiesto soldi in cambio di silenzio non è solo inaudito e gravissimo e vergognoso, ma il punto più basso di una escalation incomprensibile. Il sindaco – aggiunge – si scusi per questa follia e magari si dimetta per fare un favore all’Ente che merita maggior dignità”.

In chiusura, l’ex assessore fa sapere che, in vista delle prossime elezioni amministrative, sarà della partita: “Metterò un decennio di esperienza politica e competenze professionali a disposizione di chi avrà un progetto serio per la città. Quello viene prima di tutto e prima del sottoscritto. Questa città – conclude Cattelani – ha perso troppo tempo e opportunità attorno all’ego di qualcuno, non farò lo stesso errore, per mia dignità e rispetto verso Caravaggio”.