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In Italia manca personale sanitario negli ospedali. Si punta sugli stranieri: Il 50% di loro lavora in Lombardia

Secondo l’analisi svolta da Openjobmetis la carenza di personale sanitario continua a pesare in tutta la Penisola. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lancia l’allarme: entro il 2030 in Europa potrebbero mancare circa un milione di infermieri

La carenza di medici, infermieri e personale sanitario continua a pesare in tutta Italia, ma è la Lombardia la regione che più di tutte sta assorbendo nuovi professionisti arrivati dall’estero. È questo il dato principale che emerge dall’analisi diffusa da Openjobmetis (agenzia per il lavoro), attraverso la divisione International Recruitment, specializzata nella selezione di figure sanitarie internazionali. Si punta quindi su altre nazioni extra europee i cui professionisti sanitari siano propensi a fare un’esperienza nel nostro Paese.

Negli ultimi tre anni sono state oltre mille le persone inserite nel sistema sanitario italiano tra infermieri, medici, fisioterapisti e tecnici radiologi. Di queste, il 50% ha trovato collocazione in Lombardia, una quota nettamente superiore rispetto a tutte le altre regioni. Un dato che conferma quanto il fabbisogno sul territorio resti elevato tra ospedali, cliniche e strutture assistenziali. Dietro questa tendenza c’è una carenza ormai strutturale. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato l’allarme: entro il 2030 in Europa potrebbe mancare circa un milione di infermieri. Per questo motivo molte realtà stanno cercando personale qualificato oltre i confini nazionali.

Ecco quindi che per far fronte all’ormai nota carenza di infermieri e professionisti sanitari in Italia, negli ultimi 3 anni sono state oltre 1.000 le figure sanitarie selezionate. Sono stati svolto colloqui all’estero con oltre 5.000 persone, per poi selezionarne 1.000 per la formazione e l’inserimento in Italia nelle strutture sanitarie di destinazione. Le assunzioni hanno riguardato soprattutto infermieri, e in misura minore, medici, fisioterapisti e tecnici radiologi che dai paesi extra UE hanno occasione di vivere un’importante esperienza di carriera in ospedali e cliniche private, oppure Rsa. “Gli infermieri rappresentano oltre la metà, il 56%, del personale sanitario, la maggior parte del quale è costituito da donne. Avere personale infermieristico sicuro non è quindi un lusso o un dettaglio amministrativo” – ha affermato il Dott. Hans Henri P. Kluge, Direttore Regionale dell’Oms per l’Europa.

Dopo la Lombardia, le regioni che hanno accolto più professionisti sanitari arrivati dall’estero sono il Piemonte con il 19%, la Sardegna con il 10%, il Veneto con l’8% e la Calabria con il 5%. Seguono Emilia-Romagna, Valle d’Aosta e Marche. Quanto alle provenienze, al primo posto c’è la Tunisia con il 30%, seguita da India al 25% e Paraguay al 15%. Poi Brazil, Peru ed El Salvador, con numeri più contenuti da Colombia, Argentina e Pakistan.

Le ragioni che spingono questi professionisti a scegliere l’Italia sono soprattutto economiche, legate quindi a retribuzioni più alte rispetto ai Paesi d’origine, ma anche alla possibilità di crescere professionalmente e fare esperienza in un sistema sanitario considerato qualificante. Il profilo più frequente è quello di infermiere donna: l’85% degli inserimenti riguarda personale femminile, spesso con figli. L’età media è compresa tra i 25 e i 38 anni, con circa cinque anni di esperienza alle spalle. Dopo i primi due anni, molti decidono di restare stabilmente in Italia. Per la Lombardia il quadro è chiaro: il contributo dei professionisti sanitari provenienti dall’estero è ormai una risposta concreta alla difficoltà di coprire posti vacanti e garantire continuità nei servizi.

Ultimamente ci stiamo concentrando su un nuovo Paese, El Salvador, che ci permette di attrarre numerosi infermieri ben preparati sia a livello linguistico che tecnico. Abbiamo inoltre richieste di molti infermieri dai Paesi da tutto il mondo e in particolare del Centro Africa che vorrebbero venire a lavorare in Italia – spiega Daniela Pomarolli, Head of International Recruitment di Openjobmetis. Il nostro impegno si sta allargando inoltre verso altri ambiti di competenza professionale per i quali abbiamo sviluppato due nuove aree – Learn To Italy e Quick To Italy. Learn To Italy è il programma che prevede la formazione in loco – con focus anche su sicurezza e lingua italiana – per garantire risorse competenti e pronte per ogni settore. Grazie all’inserimento attraverso i canali previsti dall’art. 23 del Testo Unico Immigrazione, il progetto ci permette di offrire alle imprese italiane una forza lavoro esperta, solida e pronta all’inserimento in realtà del nostro territorio. Quick To Italy è il servizio di consulenza che supporta le aziende nella gestione completa delle pratiche amministrative necessarie per assumere lavoratori extracomunitari già individuati. Il programma semplifica e accelera l’ingresso in Italia di personale qualificato proveniente da qualsiasi settore, riducendo tempi e complessità burocratiche per le aziende clienti.”