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Bocciata la proposta di intitolare una via a Berlusconi: “Storia giudiziaria complessa, scelta inopportuna”

Il Consiglio comunale si spacca sull’ordine del giorno presentato dalla consigliera Giulia Ceci (Forza Italia). L’opposizione: “Atto di buon senso in sua memoria”

Bergamo. Era luglio 2024: il nuovo Consiglio comunale si era insediato da poche settimane. A pochi giorni dal primo anniversario della scomparsa di Silvio Berlusconi, la consigliera di Forza Italia Giulia Ceci presenta un ordine del giorno, sostenuto anche da Lega e Fratelli d’Italia, per intitolare una strada o una piazza della città all’ex presidente del Consiglio.

Quasi due anni più tardi, la questione torna d’attualità dopo che il Tar lombardo ha respinto i ricorsi contro la decisione di dedicare l’aeroporto di Malpensa al Cavaliere. Nella serata di lunedì 27 aprile, il tema approda così in Consiglio comunale. “Berlusconi – ricorda Ceci – ha presieduto il governo più longevo nella storia della Repubblica e, come imprenditore, ha segnato la storia d’Italia. Il suo profilo rende evidente l’opportunità di attribuirgli questo giusto riconoscimento”.

“L’intitolazione di uno spazio pubblico si presta a figure dal consenso largamente condiviso – apre il dibattito la consigliera Paola Rossi di Italia Viva -. Una condivisione che, nel caso di Berlusconi, non è mai esistita. Come molti uomini di potere, ha avuto una storia giudiziaria complessa”.

“La sua vicenda giudiziaria è proprio l’elemento più forte a favore di un riconoscimento a suo nome – ribatte il consigliere Andrea Pezzotta -. Berlusconi è l’emblema della persecuzione politica: dopo la sua rapida ascesa hanno tentato in ogni modo di ostacolarlo”.

A Bergamo, tuttavia, il legame con il Cavaliere non appare così diretto. “Non ricordo contributi significativi alla città – osserva il consigliere Enrico Facchetti (lista civica Elena Carnevali Sindaca) -. Un rapporto più solido avrebbe forse giustificato una deroga ai canonici dieci anni dalla scomparsa, previsti per l’intitolazione di luoghi pubblici”.

“Berlusconi è stato certamente una figura divisiva, ma il suo ruolo nella storia del Paese è innegabile – sottolinea il consigliere Alessandro Carrara (Lega) -. Negare un’intitolazione significherebbe oscurarne una parte importante. La proposta è un atto di buon senso, non diventi di contrapposizione ideologica”.

“Non è una proposta neutra e non può essere trattata come tale – avverte la capogruppo del Partito Democratico, Francesca Riccardi -. Un’eventuale intitolazione sarebbe una scelta politica precisa e inopportuna. Sono passati solo pochi anni dalla sua scomparsa: Berlusconi non è ancora una figura consegnata alla storia. È ancora un simbolo politico attivo, tanto che il suo nome compare nel simbolo di un partito. Intitolargli una piazza sarebbe un atto di parte: la toponomastica non può diventare terreno di rivendicazione politica”.

“È più prudente rinviare la decisione a un futuro più distaccato – aggiunge il consigliere Roberto Amaddeo -. Figure come quella di Berlusconi non hanno bisogno di un riconoscimento di questo genere: nascono sapendo che, per arrivare dove vogliono arrivare, sono destinate a dividere”.

silvio berlusconi gettySilvio Berlusconi

Cristina Laganà (Fdi) richiama invece un precedente cittadino, quello della biblioteca comunale di Colognola intitolata a Giulio Regeni, il giovane ricercatore rapito, torturato e ucciso al Cairo nel 2016. “Si trattò di una decisione calata dall’alto – sostiene -. Per coerenza, non vedo perché ora non si possa intitolare una strada a Berlusconi”.

“Un paragone infelice – replica Amaddeo -. Parliamo di un ragazzo morto all’estero in circostanze ancora non del tutto chiarite”. Laganà precisa: “Il mio riferimento è al metodo: Regeni non era bergamasco e poteva essere considerato divisivo”.

“Berlusconi ha inciso positivamente sul costume degli italiani – conclude il consigliere Cesare Di Cintio, da poco confluito in Forza Italia -. Avendo costruito anche un sistema sportivo innovativo, meriterebbe piuttosto l’intitolazione di un impianto sportivo: è forse il contesto in cui ha dato il meglio di sé”.

L’opposizione resta compatta, ma gli 11 voti della minoranza non bastano: l’ordine del giorno viene respinto con 18 voti contrari della maggioranza presente.