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|Dmytro, una vita a oltre 100 km/h giù per le strade in skateboard: “Lì sopra sei come un tunnel, le persone ci considerano incoscienti”
Dmytro Hayduchyk ha 25 anni. Quando ne aveva otto è arrivato a Bergamo dall’Ucraina. Quasi nove anni fa ha iniziato a praticare la disciplina downhill skateboarding e ad ottobre parteciperà per la prima volta ai Mondiali, in Paraguay: “Non è ancora uno sport che ti permette di viverci. L’obiettivo è riuscire a farlo”
Una strada in discesa, due curve in sequenza, l’asfalto che scorre sotto le ruote. A oltre 70 km/h, tra San Vigilio e Colle Aperto, sopra a uno skate, Dmytro Hayduchyk ha costruito una passione e uno spazio di libertà: “Meno pensieri hai, meglio è. Sei nel tuo tunnel, sulla tua linea, lungo la traiettoria esatta che vuoi tenere”.
Dalla Spagna, precisamente da Granada, dove si sta allenando dopo un infortunio, Dmytro, 25 anni, racconta il suo percorso nel mondo del downhill skateboarding, disciplina che consiste nell’affrontare discese a tutta velocità, che culminerà a ottobre con la partecipazione ai campionati mondiali in Paraguay.
La sua storia parte da lontano. Nato in Ucraina, è arrivato a Bergamo a otto anni, raggiungendo la madre che si era trasferita prima di lui per lavoro. “Aveva due lauree – racconta – ma ha dovuto fare lavori molto duri”. Per un periodo è rimasto con la zia, poi il ricongiungimento avvenuto nella città orobica, dove in seguito è arrivato anche il fratello. “ A mamma saremo grati tutta la vita. Ha fatto un grande sacrificio per noi”. È proprio nella Città dei mille che scopre il mondo dello skateboard. “Ero in seconda superiore, su youtube vidi dei video raffiguranti ragazzi neozelandesi lanciarsi in discese incredibili. Da lì, unendomi a un piccolo gruppo di ragazzi in Città Alta ho iniziato a praticarlo anche io”.
Il downhill skateboarding consiste nello scendere su strade asfaltate ad alta velocità. Le gare sono strutturate con qualifiche iniziali e poi batterie da quattro atleti alla volta. Alla fine di ogni heat passano i primi due, fino alla finale. Le velocità sono elevate (si va anche a quasi 110 km/h) e il minimo errore lo paghi a caro prezzo. Certo è che devi proprio avere il pelo sullo stomaco per scendere giù di lì.
“È uno sport visto peggio di quello che è. Ci considerano incoscienti, gente che vuole farsi male”. Un pregiudizio che ha incontrato spesso, soprattutto nei primi tempi, quando “bastava che qualcuno ci vedesse e chiamava la polizia”. Che poi in realtà, come spiega lo stesso Dmytro, tutto ruota intorno alla sicurezza e al controllo. “Ci alleniamo sempre controllando la strada. In ogni tornante c’è qualcuno che verifica che non arrivino macchine. Nelle discese lunghe abbiamo una macchina davanti collegata alla radio poggiata sul casco”.
Alle competizioni si è avvicinato quattro anni fa, partendo dalle gare in Italia e arrivando poi a confrontarsi anche a livello europeo. Un livello, spiega “Dima“, come lo chiamano gli amici, che è cresciuto molto: “Nelle gare mondiali puoi avere decine di atleti nello stesso secondo, separati da millesimi”. Il percorso lo ha portato fino alla convocazione per i campionati mondiali, organizzati da World Skate, la federazione internazionale. E Dmytro è decisamente convinto dei propri mezzi: “Voglio andare lì e dare tutto. La mentalità è quella di vincere”.
Uno sport impegnativo anche sotto il punto di vista economico . Tra viaggi, benzina, iscrizioni alle gare e materiali, i costi sono elevati. Le ruote si consumano rapidamente, l’attrezzatura è specifica e le trasferte sono frequenti. Per questo all’attività sportiva affianca il lavoro di programmatore freelance. “Non è ancora uno sport che ti permette di viverci. L’obiettivo è riuscire a farlo”. Nel frattempo il giovane skater bergamasco ha costruito anche una presenza solida sui social: su Instagram sfiora i 10.000 follower e con costanza pubblica i video delle sue discese, tra strade panoramiche incastonate nel verde e percorse a velocità elevate. A muoverlo è innanzitutto la passione, ma anche una componente più sottile: un’adrenalina controllata che non è fine a sé stessa, bensì una forma di intensità. Una condizione in cui tutto si chiarisce, i pensieri si riducono all’essenziale e resta solo la consapevolezza di ciò che si sta facendo. È in questo equilibrio tra velocità e lucidità che trova il senso più pieno del suo gesto: la libertà di essere esattamente dove vuole, facendo ciò che ha scelto.





