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Atalanta, il problema nella finalizzazione nei numeri: quanto è diventato difficile fare gol
Foto Getty

Il confronto statistico dell’ultimo decennio: in questa stagione il peggior dato per gol segnati, ma anche per precisione. E il numero di tiri è superiore alle ultime tre stagioni

I quattro calci di rigore parati da Motta nella serie finale della semifinale contro la Lazio sono in qualche modo una buona rappresentazione di uno dei problemi che da più tempo l’Atalanta si porta dietro e con cui fa i conti, senza evidentemente averlo risolto: la finalizzazione. La Dea segna meno rispetto al passato e, considerando che i gol subiti sono in linea con i numeri del decennio – oscillano tra l’1 e l’1,5 a partita, in maniera discretamente proporzionale a quelli segnati – questo fattore sta pesando sulla stagione in maniera negativa.

Basti pensare alle tante, tantissime partite gestite positivamente sul piano del gioco, in cui la prestazione c’è stata, ma nelle quali è mancato il guizzo negli ultimi metri. Che sia il passaggio decisivo, la conclusione precisa, la scelta giusta. È successo in questo mini-ciclo contro Juve, Roma e Lazio, ma guardando più indietro sono molteplici i casi in cui sono stati lasciati dei punti per strada per la mancanza di quello che è il sale del calcio: la rete che si gonfia. E i numeri lo raccontano benissimo.

Il primo dato che balza all’occhio, evidentemente, riguarda il numero di gol segnati a partita in stagione, calato di quasi 0,6 essendo passato dai 2,04 del 2024/25 a un 1,47 che rappresenta il peggior numero dall’inizio dell’era Gasperini, anche più basso dell’1,56 della stagione 2017/18, il secondo anno del ciclo, quello più simile a livello statistico all’annata in corso. Non una sorpresa, considerando come in quella stagione Papu Gomez e compagni fossero chiamati ad una conferma in campionato dovendo gestire anche l’impegno europeo senza sapere come sarebbe andata. A suo modo una transizione, seppur diversa da quella di un 2025/26 che fa da ponte dopo un ciclo di nove anni con la stessa guida tecnica.

L’analisi dei dati: i numeri dell’ultimo decennio

La differenza risiede nel fatto che, nel suo complesso, la produzione di situazioni offensive non è peggiorata. Anzi, paradossalmente è aumentata. Rispetto alle ultime tre stagioni, l’Atalanta arriva di più alla conclusione: 14,6 a partita contro il 14,2 del 2023/24 e 2024/25 e il 13,3 del 2022/23. Tenendo come riferimento questo quadriennio, balza all’occhio come anche la direzione dei tiri non sia poi così diversa: punto più, punto meno, un terzo delle conclusioni totali è indirizzata nello specchio. Ma il dato crolla quando si parla di finalizzazione, visto che la percentuale di gol per tiri in porta (e anche per tiri totali) è drasticamente minore, essendo scesa dal 43% al 32% e dal 14% al 10%.

Ancora più netto è il calo delle realizzazioni rapportate agli expected goals, ovvero la probabilità che da una determinata situazione possa effettivamente nascere una rete. Lo scorso anno i nerazzurri erano caratterizzati da un cinismo tale che li portava a segnare un gol ogni 0,76 xG che è il miglior dato in assoluto di tutto il decennio, in linea con lo 0,78 dell’anno prima, mentre invece nel 2025/26 addirittura per segnare un gol ci vogliono 1,12 xG.

krstovic atalanta

Ed è un dato che spiega come la conversione delle occasioni in gol sia diventata parecchio più complicata rispetto ad un anno fa. D’altronde il numero di gol a partita, come detto all’inizio, è crollato, ma i tiri in porta sono gli stessi – 4,6 contro 4,7 – e pure gli xG per gara non sono mutati al ribasso, anzi, sono addirittura aumentati di uno 0,1, da 1,55 a partita a 1,64 a partita. Il problema, insomma, non sembra stare nella costruzione delle occasioni, ma nella conversione in gol delle stesse. Nei nove anni dell’era Gasperini (dunque esclusa questa stagione) i nerazzurri segnavano 1,94 gol a partita, uno ogni 0,89 xG e avevano una percentuale di gol per tiro in porta del 37% e del 13% per tiro totale.

(Dati FBref e Fotmob)

I fattori (mancanti) Retegui e Lookman

Numeri che sono lo specchio di un passaggio piuttosto faticoso, quello da Retegui alla coppia Scamacca-Krstovic, che in due non sono ancora riusciti a superare la quota di 28 reti fissata dall’italo-argentino, venduto in estate all’Al-Qadsiah. Sono infatti fermi a 23. Il predecessore viaggiava a una percentuale realizzativa del 17% in relazione ai tiri totali e al 45% in relazione ai tiri in porta, praticamente quasi una rete ogni due conclusioni nello specchio, mentre la coppia di quest’anno fatica ad arrivare al 30%.

Entrambi sono stati diversamente discontinui: Krstovic si è acceso da gennaio in poi dopo aver avuto enormi difficoltà nei primi mesi, mentre Scamacca è andato avanti a corrente alternata, saltando da giornate ottime ad altre decisamente negative. Nessuno dei due è uomo d’area come l’ex numero 32 nerazzurro, le caratteristiche sono diverse. E forse il contesto attorno non è stato capace di adattarsi in breve tempo a questo aspetto. Esempio? Bellanova, passato dall’essere una macchina da assist a un giocatore involuto. E il passo indietro non è dovuto evidentemente soltanto a suoi limiti (acuiti anche dall’infortunio).

Retegui Lookman Atalanta Fiorentina

Sarebbe comunque riduttivo lasciare tutte le responsabilità sulle spalle delle punte, visto che in realtà è tutto l’attacco ad essere cambiato. A partire dal fatto che non c’è più Lookman con i suoi 20 gol: Raspadori, Zalewski, Kamaldeen e Maldini – i quattro che in sua assenza o dopo la sua cessione in momenti diversi hanno coperto quel ruolo – non sono andati oltre i 7 complessivi, meno di due a testa, con dati di precisione decisamente inferiori. Fa eccezione giusto Raspadori, che di spazio ancora non ne ha avuto così tanto, soprattutto per le problematiche fisiche che lo hanno accompagnato. Parliamo comunque di un giocatore che in doppia cifra in carriera ci è andato un solo anno, al Sassuolo nel 2021/22, toccando giusto quota 10. Non un bomber garanzia, insomma.

Certo, neanche De Ketelaere ha segnato tanto, visto che dai 13 del 2024/25 è sceso fino a 5, ma per lui il discorso è differente, essendo cambiati i suoi compiti: Palladino gli chiede meno presenza in area, maggior partecipazione allo sviluppo del gioco e più responsabilità in termini di creazione delle occasioni. E a compensare ci ha pensato un Pasalic che è il terzo in doppia cifra (10) dietro i due centravanti, con Scamacca che al momento è il capocannoniere stagionale a quota 12.

Perdere due uomini da 50 gol in un anno non è semplice per nessuno e sostituirli è ancora più complicato, ma alla luce dei numeri si fatica a dire che l’operazione sia riuscita: il reparto offensivo è passato da 72 a 44 reti. La differenza? 28. Esattamente il numero di gol prodotti da Retegui. I conti a volte tornano pure senza volerlo.