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Paladina-Sedrina, Comunità Montana e Provincia chiedono incontro urgente ad Anas: “No a tracciati alternativi”

I presidenti Bianchi e Gafforelli rispondono con fermezza alle rappresentazioni della società del gruppo Ferrovie: “I rifiuti pericolosi nell’ex discarica Monte Bianco si trovano in una zona che non sarebbe interessata dagli scavi del progetto. Viabilità al collasso, il territorio attende risposte concrete e rapide”

Nessun passo indietro sul progetto né tantomeno la volontà di accettare “alcuna ipotesi di vanificazione degli sforzi economici e amministrativi perpetrati finora, ribadendo che la situazione viabilista locale è completamente al collasso e che i territori e gli enti attendono risposte concrete in tempi rapidi”: la lettera con la quale Anas ha comunicato alla Comunità Montana Valle Brembana le criticità relative al passaggio dell’ultimo tratto della Tangenziale Sud all’interno dell’ex discarica Monte Bianco, situata nel comune di Sorisole, ha scatenato la reazione forte e compatta da parte della Comunità Montana Valle Brembana e della Provincia.

L’opera, strategica per la viabilità di collegamento tra l’hinterland cittadino, la Valle Imagna e la Val Brembana, è ritenuta assolutamente prioritaria e gli enti locali hanno la certezza di aver portato avanti il procedimento con tutte le accortezze del caso, anche in riferimento specifico a possibili interferenze generate dall’eventuale rinvenimento di sostanze tossiche o altri materiali pericolosi.

“Come risulta agli atti in possesso di Anas – si legge nella nota della società – e relativi alla bonifica e alla messa in sicurezza dell’ex discarica Monte Bianco, l’intervento avviato nei primi anni Ottanta fu eseguito mediante l’esecuzione di indagini ambientali di limitata profondità, la rimozione dei fusti rinvenuti e una sigillatura superficiale con strato di argilla nell’area. Ed inoltre non si ha evidenza chiusura del procedimento di bonifica in capo alla Provincia. Siccome il progetto redatto dalla Provincia di Bergamo prevede un attraversamento dell’area dell’ex discarica in trincea tra diaframmi con altezze di scavo circa pari a 10 metri, in assenza di indagini ambientali aggiornate, non può essere escluso il possibile rinvenimento di sostanze tossiche o altri materiali pericolosi, con potenziali ripercussioni sulla reale fattibilità dell’intervento, sulla corretta quantificazione delle passività ambientali e sul rispetto dei tempi di attuazione previsti, oltre alle ulteriori criticità tecniche riscontrate nel progetto”.

A titolo esemplificativo, Anas ne cita due, “la presenza di una falda superficiale nel corpo di discarica, la cui eventuale intercettazione richiederebbe attività di aggottamento e gestione delle acque come rifiuti potenzialmente pericolosi, con possibili effetti sulla stabilità della trincea” e “una modellazione geotecnica dei diaframmi basata su ipotesi non coerenti con la possibile eterogeneità dei rifiuti, senza adeguata considerazione dei comportamenti anisotropi e dei fenomeni di assestamento legati alla presenza di RSU e alla falda”.

Considerazioni che hanno portato la società del gruppo Ferrovie ad avanzare l’ormai famigerata proposta di valutazione di “possibili tracciati infrastrutturali alternativi per la risoluzione della problematica”.

Una presa di posizione che non è piaciuta, per usare un eufemismo, alla Comunità Montana e alla Provincia che in una lettera congiunta firmata dai rispettivi presidenti, Valeriano Bianchi e Gianfranco Gafforelli, hanno voluto rispondere punto su punto alle questioni sollevate, chiedendo anche “la disponibilità a un incontro urgente con la Direzione Anas, da tenersi obbligatoriamente in presenza, al fine di condividere eventuali ulteriori passaggi e/o adempimenti necessari, per dare seguito all’iter autorizzativo presso il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e relativa VAS”.

Il pomo della discordia sta tutto, o quasi, nel passaggio sull’ex discarica, rappresentato come elemento ostativo all’avanzamento del progetto. Provincia e Comunità Montana, però, nella replica ad Anas hanno ripercorso le tappe e le interlocuzioni già intercorse in passato, ricordando l’esistenza di documentazione storica che metterebbe in evidenza come “i rifiuti pericolosi sono concentrati esclusivamente nella zona centrale sopraelevata dell’area, che non viene in alcun modo interferita dagli scavi in trincea previsti a progetto”, che invece interesserebbero zone occupate quasi esclusivamente da rifiuti inerti e in parte da terre di fonderia, classificati come non pericolosi.

“Si ribadisce – spiegano ancora nella replica Bianchi e Gafforelli – che le ipotesi progettuali adottate sono coerenti con i dati disponibili e che le eventuali ottimizzazioni potranno essere definite, come ordinariamente avviene, in sede di Progettazione Esecutiva”.

I due enti ritengono infine inaccettabile la proposta di valutazione di tracciati alternativi, “incoerente con la storia progettuale dell’opera, il cui corridoio fu definito da Anas medesima negli anni Novanta, e con il processo partecipativo che ha prodotto il Progetto Definitivo attualmente in fase di istruttoria”.