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Da Copenhagen alla Coppa Italia: l’Atalanta e quei maledetti rigori costati un altro sogno
Foto Getty

Come nel 2018, i nerazzurri si fermano dagli undici metri, ma stavolta fa più male perché costa l’inseguimento ad un obiettivo stagionale. Giovedì una giornata libera per staccare e riattaccare la spina, dopo una serata di recriminazioni e tensioni

Bergamo. Prendendo in presto le parole che ho utilizzato sul suo profilo Instagram Davide Zappacosta, “il giorno dopo fa ancora più male”. Forse anche per questo Raffaele Palladino ha scelto di dare un giorno libero ai suoi ragazzi dopo l’amara sconfitta arrivata in semifinale di Coppa Italia ai rigori contro Lazio. Non è stata la notte che Bergamo sognava: eliminazione, recriminazioni, tensioni. E soprattutto una fortissima delusione per essersi trovati ancora neanche troppo lontani da un passaggio del turno che poi è sfumato all’ultimo. Un po’ come successo lo scorso anno con il Bologna ai quarti, oppure contro la Fiorentina nel 2022/23.

Il day after è trascorso nel silenzio, visto che oltre al numero 77, che è stato il primo, in pochi ha affidato i propri pensieri ai social. Nemmeno mister Palladino, che anche dopo la partita non si è espresso. Le uniche parole sponda nerazzurra restano quelle di Luca Percassi, che ha definito “ingiustificabile e gravissimo” l’annullamento del gol di Ederson che poteva valere il vantaggio poco dopo l’ora di gioco. Le moviole a tal proposito si sono sprecate: c’è il tocco sulla mano? La palla era in possesso? La sensazione che in entrambi i casi la risposta sia un no, viene quindi da chiedersi come mai l’arbitro Colombo dopo una lunga revisione abbia deciso di cambiare la propria decisione, tra l’altro soprassedendo anche sul fallo di mano di Gila, sul quale chiarezza non è ancora stata fatta. Ma quando ce n’è mai stata parlando di falli di mano?

Ecco perché la sconfitta vista a posteriori sembra ancora più dolorosa per lo spogliatoio e per la società, che si sono visti sfuggire per l’ennesima volta quello che era un obiettivo apparentemente alla portata e che avrebbe risolto anche in seconda battuta il dilemma della corsa all’Europa. Già, perché ora l’unica strada resta quella del campionato, tutto da disputare con cinque giornate in cui nerazzurre hanno una duplice missione: da una parte provare a chiudere il gap di quattro punti rispetto a Roma e Como, appaiate a quota 58 mentre la Dea è ferma a 54, dall’altra evitare che chi insegue, come il Bologna che è a 48 e la stessa Lazio a 47, si rifaccia sotto mettendo a rischio il settimo posto. Con i rossoblù tra l’altro c’è ancora uno scontro diretto da disputare. “Abbiamo l’obbligo di affrontare il finale di campionato con la massima ambizione”, citando capitan De Roon.

Staccare e riattaccare la spina in questo senso sembra determinante per quella che sarà la gestione di questo ultimo mese di stagione, che sta assumendo i contorni di quella “transizione” che in realtà la scorsa estate sembrava la cosa più naturale possibile, vista la chiusura di un ciclo di nove anni su cui è già stato detto e scritto a sufficienza. Poi il percorso aveva portato anche a sogni diversi, grazie soprattutto a serate che resteranno sempre nella storia di Bergamo, come le vittorie contro la Roma, la Juventus, il Borussia Dortmund.

Poi, però, sono arrivati i rigori, quei maledetti rigori. Gli stessi che nell’agosto 2018 avevano portato ad una dura sconfitta contro il Copenhagen negli spareggi per qualificarsi alla fase a gironi di Europa League. Sì, escludendo quelli piuttosto allegri del trofeo Bortolotti del dicembre 2022 contro l’Eintracht Francoforte, l’Atalanta non vedeva decidersi un confronto dagli 11 metri da quasi otto anni. I superstiti di quella serata danese? Tre. I soliti. Djimsiti, rimasto però in panchina per tutti i 120 minuti. De Roon, che quella partita l’ha giocata tutta e anche calciato il primo rigore, segnandolo. Pasalic, che invece alla serie di rigori non è arrivato, essendo stato sostituito all’inizio del secondo tempo.

Il croato è stato anche uno dei quattro nerazzurri ad essersi visto parare il rigore da Motta sotto la curva Sud. Insieme a lui, lo stesso Zappacosta, Scamacca e De Ketelaere. Quattro rigori calciati direttamente, senza aspettare movimenti del portiere come invece ha fatto Raspadori. Scegliendo un angolo, ma trovando sempre il portiere sulla loro strada. Usando un ricco eufemismo, si può tranquillamente dire che si sono viste serie di rigori decisamente più qualitative. Anche per questo resta il rammarico. Dagli 11 metri è una lotteria, si sa, ma il calcio insegna che la fortuna prima di tutto te la devi creare. E l’Atalanta in questo momento non ci sta decisamente riuscendo. Anche perché, per quanto la partita è stata controllata tecnicamente, forse a quella lotteria si poteva anche evitare di arrivare.