Logo

Temi del giorno:

“Un’altra vita spezzata in bici a una rotonda: non è un caso isolato”

Dopo la morte di Ermenegildo Leidi, investito al rondò tra via Autostrada e via Carnovali, la presidente di Aribi Claudia Ratti evidenzia l’esposizione critica dei ciclisti nelle rotatorie urbane

Bergamo. Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di Claudia Ratti, presidente di Aribi (Associazione per il Rilancio della Bicicletta) dopo la morte di Ermenegildo Leidi, deceduto il 21 aprile a seguito di un incidente alla rotatoria tra via Autostrada e via Carnovali mentre era in sella alla sua bici.

Un uomo in bicicletta. Un cittadino. Una vita spezzata. Secondo le ricostruzioni, l’automobilista non si sarebbe accorto della sua presenza, complice la scarsa visibilità. Ed è proprio qui che Aribi sente il dovere di intervenire con chiarezza.

Le rotatorie: un nodo critico per la sicurezza dei ciclisti. Non è una scoperta di oggi, non serve alcuna rivelazione. Le rotatorie urbane rappresentano uno dei punti più critici per la sicurezza dei ciclisti.

Il tratto tra via Gavazzeni, via Carnovali e via Autostrada, con la presenza ravvicinata di due rotatorie, è da tempo uno dei punti più complessi e pericolosi della città: attraversamenti difficili anche per gli automobilisti traiettorie multiple e conflittuali, visibilità ridotta, soprattutto nelle ore serali, velocità spesso non adeguate al contesto urbano. Per un ciclista, tutto questo si traduce in una condizione di esposizione costante al rischio.

I numeri confermano ciò che purtroppo vediamo ogni giorno: secondo analisi europee sulla sicurezza stradale (fonte European Commission – studi su infrastrutture urbane), le intersezioni rappresentano circa il 70% degli incidenti che coinvolgono ciclisti in ambito urbano. Tra queste, le rotatorie sono tra i punti più critici, in particolare quelle a più corsie o con elevato traffico.

Studi di Swow Institute for Road Safety Research evidenziano che nelle rotatorie urbane il rischio di incidente per i ciclisti aumenta fino al doppio rispetto a intersezioni semplificate o con attraversamenti separati. La causa principale è la mancata percezione del ciclista da parte dell’automobilista.

Ricerche britanniche (Transport Research Laboratory) indicano che oltre il 60% degli incidenti bici-auto nelle rotatorie è legato a errori di valutazione o mancata visibilità; le collisioni avvengono soprattutto in fase di immissione o uscita dalla rotatoria.

In sintesi: il problema non è il ciclista. È il sistema di interazione che la rotatoria impone. Una criticità strutturale, non episodica: quanto accaduto non è un caso isolato. È il risultato di una configurazione infrastrutturale che genera conflitto.

Le rotatorie, così come progettate in molti contesti urbani, privilegiano la fluidità del traffico veicolare, riducono i tempi di decisione, aumentano i punti ciechi e rendono il ciclista meno visibile e meno prevedibile E quando alla struttura si somma un comportamento non prudente, il rischio diventa drammaticamente concreto.

Aribi lo afferma con forza: le rotatorie in ambito urbano, se non progettate con criteri avanzati di sicurezza ciclabile, diventano ostacoli e fattori di rischio. Per questo chiediamo una valutazione urgente della sicurezza delle rotatorie tra via Gavazzeni, via Carnovali e via Autostrada; l’adozione di misure correttive (riduzione velocità, maggiore visibilità, attraversamenti protetti, segnaletica rafforzata); una riflessione seria e strutturale per evitare la realizzazione di nuove rotatorie urbane senza adeguate protezioni per i ciclisti.

Un impegno che non può più attendere. Non possiamo continuare a contare incidenti per accorgerci dei limiti di certe scelte progettuali. Ogni rotatoria non sicura è un punto critico annunciato. Ogni ciclista invisibile è un rischio reale.

Nel ricordare Ermenegildo Leidi, Aribi rinnova il proprio impegno per una mobilità che sia davvero sicura per tutti. Perché la strada, lo diciamo da sempre, non è di nessuno. Ma è responsabilità di tutti.