Pamela, il giallo della botola a casa di Francesco Dolci: un indizio fragile come un capello
Un capello biondo notato dall’inviato di “Chi l’ha visto?” in una botola dell’abitazione: a Sant’Omobono arrivano i carabinieri. L’elemento, suggestivo, rischia di avere scarsa valenza investigativa, ecco perché
Sant’Omobono Terme. Ci sono inviati delle televisioni che ormai gli vivono appresso, convinti che prima o poi succederà qualcosa da immortalare in diretta tv. A quei giornalisti, Francesco Dolci – che alle telecamere non è di certo allergico – apre tranquillamente le porte di casa. Tanto, dice, “non ho nulla da nascondere”. Capita, allora, che un inviato della trasmissione ‘Chi l’ha visto?’ noti una botola all’ingresso della sua abitazione. E, soprattutto, un lungo capello biondo al suo interno. “Più rosso che biondo”, puntualizza subito Dolci. Al giornalista, la domanda sorge spontanea: il capello, per caso, appartiene a Pamela Genini? La 29enne, già vittima di femminicidio, il cui corpo è stato profanato e la testa asportata nel piccolo cimitero di Strozza?.
Anche se perplesso, Dolci, incalzato dal giornalista, chiede l’intervento dei carabinieri. “È giusto”, taglia corto. Nel primo pomeriggio i militari del Nucleo operativo di Zogno arrivano sul posto, effettuano un sopralluogo documentato in diretta su Rai 2. Il capello viene repertato senza che vengano eseguite perquisizioni o sequestri all’interno dell’abitazione. Successivamente, il giornalista viene ascoltato in caserma dai carabinieri di Almenno, per ricostruire le modalità del ritrovamento.
Il capello era adagiato su una ragnatela all’interno della botola, che conduce al locale tecnico della piscina. Sarebbe stato notato solo grazie alle riprese video e agli ingrandimenti effettuati con le telecamere. Nonostante il buon occhio del giornalista, il ritrovamento non sembra avere un peso determinante nelle indagini. Anche nell’eventualità in cui il capello appartenesse a Pamela, si tratterebbe di un elemento potenzialmente neutro, dal momento che la giovane frequentava l’abitazione. Lo stesso Dolci ha ribadito questo aspetto (“viveva qui”) ricordando che negli ultimi giorni numerose persone, tra cui giornalisti e operatori televisivi, hanno avuto accesso alla proprietà. “Anche mia sorella è bionda”, rimarca Dolci in tv.
Per poter risalire con certezza al ‘proprietario’ del capello è necessario che sia presente il bulbo, condizione indispensabile per l’analisi del dna. In assenza, le possibilità di identificazione si riducono drasticamente. Inoltre, la posizione del capello – adagiato sulla ragnatela – lascia ipotizzare che possa essere stato trasportato dall’aria, piuttosto che depositato a seguito di un contatto diretto. Un dettaglio che, insieme alla frequentazione dell’abitazione da parte di più persone, contribuisce a ridimensionarne ulteriormente la rilevanza.
Ad ogni modo, gli inquirenti non intendono trascurare nulla. Le indagini, attualmente a carico di ignoti, proseguono. Quelle dei carabinieri e quelle in tv. A Dolci, dopo l’indiscrezione di un uomo filmato nella notte vicino al cimitero, viene chiesto se si è mai recato in orario notturno a Strozza in prossimità del camposanto. “Se fossi io – ride – si capirebbe subito, perché ho una leggera scogliosi”. L’imprenditore valdimagnino, inoltre, ha spiegato che la grata della botola è stata sostituita circa dieci giorni fa dal padre. Perchè? Da tempo, sostiene di temere che qualcuno possa introdursi in casa sua, arrivando persino a ipotizzare che lì possano essere nascosti i resti della vittima, per incastrarlo.





