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Paladina-Sedrina, lo stop che preoccupa politica e imprese: “Una presa in giro, opera fondamentale per il futuro della Val Brembana”

Dallo sconcerto dell’ex presidente della Provincia Gandolfi ai timori dei territori, fino alla rabbia dell’ex numero uno di Confindustria Stefano Scaglia: “Rischiamo lo spopolamento produttivo, si parla di ambiente ma non si tiene conto di traffico e tempo perso ogni giorno in coda”

Un nuovo stop, quantomai inatteso, e una consapevolezza maturata ormai tra tutti gli attori coinvolti. Rappresentanti politici, istituzioni, imprenditori e cittadini concordano a pieno (e non potrebbe essere altrimenti): dopo 20 anni di promesse, annunci, smentite, riunioni tecniche e rimpalli da un ente all’altro, per la Paladina-Sedrina non sono più tollerabili rinvii. Eppure dopo l’ultima bocciatura da parte di Anas, che si è irrigidita per quel segmento di tracciato che, in trincea, si interseca con l’ex discarica Monte Bianco a Sorisole, il destino dell’ultimo tratto della Tangenziale Sud di Bergamo appare nuovamente in bilico. La comunicazione arrivata nelle ultime ore sui tavoli della Provincia e della Comunità Montana Valle Brembana ha spento in un solo colpo quel timido ottimismo che era trapelato dopo l’incontro in videocall dello scorso 29 gennaio con il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità, durante il quale era stato annunciato l’avvio dell’iter autorizzativo e della Valutazione di Impatto Ambientale.

La società che in Italia si occupa di progettazione, costruzione e manutenzione delle strade statali ha chiesto ufficialmente nuovi rilievi per escludere il ritrovamento di sostanze tossiche o materiali pericolosi durante gli scavi. La strada è di proprietà di Anas: gli uffici della Provincia hanno seguito tutti i passaggi della lunga gestazione del progetto, l’occhio della Regione è sempre stato attento per semplificare – dove possibile – burocrazia e iter amministrativi. Per avere in mano un progetto sono già stati spesi più di 6 milioni di euro, di cui 1,8 messi a disposizione dai Comuni della valle.

Claudia Terzi, assessore regionale alle Infrastrutture, è categorica. “In termini di priorità e programmazione, per Regione Lombardia non cambia nulla – dichiara -. Evidentemente è mancato un passaggio: Anas attendeva da via Tasso delle osservazioni”. “Gli uffici avevano consegnato ad Anas tutta la documentazione – ribatte Pasquale Gandolfi, ex presidente di via Tasso-. Nuovi rilievi sulla discarica avrebbero comportato il rischio di rompere la cappa che oggi racchiude i materiali depositati, con il pericolo concreto di fuoriuscite. Per questo i tecnici, in accordo con Anas, avevano deciso di basarsi sulle analisi già raccolte”.

Il progetto è stato redatto da Proiter Group, gruppo italiano che progetta opere ingegneristiche e interventi ambientali aggiudicatario della gara. “Professionisti di livello internazionale – osserva Gandolfi -. Anche un validatore esterno alla Provincia lo aveva poi certificato come a norma. Oggi Anas sostiene che non si possa passare in trincea in quel punto: sono sconcertato, sembra quasi un pretesto”.

In un’opera così complessa e costosa, meno elementi di crisi ci sono e meglio è – annota l’assessore Terzi -. I tecnici competenti indichino la strada migliore da intraprendere con tempistiche accettabili. Se si può evitare il passaggio dalla discarica, si valuti un’alternativa. La certezza è che non possiamo permetterci altri vent’anni di attesa”.

Fin dalle origini, a pesare come un macigno sul progetto sono i costi preventivati dell’opera: per realizzare i 6,5 chilometri di collegamento tra Paladina e Botta di Sedrina servono più di 520 milioni di euro. “La soluzione migliore è quella più realizzabile – sentenzia Terzi -. Ho visto troppi cantieri aprirsi e poi bloccarsi in corso d’opera per problemi tecnici. L’approfondimento richiesto da Anas è serio: non giova a nessuno avviare un’opera e poi lasciare cantieri fermi per anni. Si parte solo quando si è certi di arrivare: l’importante è raggiungere l’obiettivo, dare una strada degna alla Val Brembana e alla Valle Imagna”.

La prima strada che verrà percorsa è quella della diplomazia. Ieri mattina (giovedì 23 aprile), Provincia e Comunità Montana hanno inviato una lettera ad Anas per chiedere un incontro chiarificatore nella capitale. “Ci è arrivata addosso una tegola – commenta il presidente dell’ente brembano, sindaco di Piazzatorre, Valeriano Bianchi -. Ci hanno fatto perdere vent’anni, sembra una presa in giro”.

Giovedì 30 aprile è in programma un’assemblea della Comunità Montana: sarà un’occasione di confronto tra gli amministratori locali, la sede più adatta per valutare come reagire a uno stop che in pochi si aspettavano. “La criticità della discarica era nota – ricorda il sindaco di Zogno Giuliano Ghisalberti -. Ma non sarà questa sorpresa a fermarci: manterremo alta l’attenzione sull’opera, la voce dell’intera valle dovrà farsi sentire. Il punto fermo è che la variante è fondamentale per il futuro del territorio, dei cittadini e delle imprese”.

La delusione, tra i sindaci, è evidente. “C’è poco da commentare – attacca il primo cittadino di San Pellegrino Terme Fausto Galizzi -. Se l’indicazione è quella di individuare un tracciato alternativo, temo che non se ne farà più nulla. Serve che la politica si faccia sentire”.

Anche tra gli imprenditori il sentiment è qualcosa a metà tra lo sconforto e la rabbia: “La situazione è ormai veramente insostenibile – evidenzia Stefano Scaglia, presidente dell’omonimo gruppo con radici a Brembilla – Serve una soluzione, anche temporanea, per alleviare il peso giornaliero che ogni giorno questa valle si trova a sostenere. Ma non solo, perché anche le zone limitrofe come Villa d’Almè e Paladina ne pagano gli impatti. È un intero territorio a soffrire: vedo che si motiva lo stop con ragioni ambientali, ma non si tiene conto di cosa significhino code chilometriche a scendere e a salire, a ogni ora del giorno, e la quantità di tempo perso in colonna. Mi rendo conto che sia un tema delicato e complicato, ma la sensazione è che manchi la volontà di qualcuno di farsi capofila di un team di lavoro che possa occuparsi sistematicamente della questione e di trovare una soluzione”.

Le tempistiche incerte di realizzazione dell’opera per Scaglia hanno avuto un peso anche sulla scelta di portare più a valle la sua Indeva, con la nuova sede in corso di realizzazione nell’area ex Gres di Sorisole: “Quando sarà pronta per noi le cose si semplificheranno, ma per chi rimane in Val Brembana, aziende e lavoratori, la problematica è serissima. Rischiamo anche uno spopolamento produttivo: a parole si cerca in continuazione di rilanciare le valli tra manifattura, servizi e turismo, ma questo non è di certo il modo per incentivare. Sento tante buone manifestazioni di intenti che poi puntualmente cadono e vengono contraddette dai fatti”.