Miniera di uranio a Novazza, si accelera per i permessi esplorativi. Il sindaco: “Attenti a ogni campionamento”
Zenith Energy, società energetica con sede in Canada, ha presentato al Ministero dell’Ambiente una valutazione di impatto ambientale per operazioni sul giacimento: l’obiettivo è arrivare al rilascio di una licenza entro sei mesi. L’azienda: “Gallerie e infrastrutture già esistenti, è un vantaggio da sfruttare per riattivare la filiera nucleare”
Valgoglio. Mancava solo la conferma, nero su bianco. Ora è arrivata: Zenith Energy, società energetica internazionale con sede in Canada, ha presentato al Ministero dell’Ambiente una valutazione di impatto ambientale (Via) per il giacimento di uranio di Novazza, a Valgoglio, in Alta Val Seriana. Si tratta di uno studio obbligatorio per valutare gli effetti sull’ambiente di un’eventuale fase di esplorazione della miniera, che secondo le stime storiche dell’Agip nasconde circa mille tonnellate di uranio metallico (U).
Quotata sul mercato principale della Borsa di Londra, la società lo scorso novembre ha avviato l’iter per ottenere i permessi di esplorazione sui due maggiori giacimenti di uranio in Italia. Le Orobie bergamasche sono state perforate fino al 1982: lo sviluppo sotterraneo ha raggiunto quattro livelli, con oltre 100 perforazioni a carotaggio e più di 6 chilometri gallerie. Dall’altro lato della montagna, in Val Vedello (Sondrio), gli studi riportano la presenza di circa 6 mila tonnellate di ossido di uranio (U₃O₈) con tenori medi fino allo 0,1% U₃O₈. Il sito, che si trova 15 chilometri a nord di Novazza, è più esteso: 11 chilometri di gallerie e 60 di perforazioni registrate.
La Via per Novazza è stata depositata dalla società italiana del gruppo, Futuro Energetico Italiano Srl (Fei), costituita ad hoc per sviluppare i progetti nel Paese. Ora verrà istituita una commissione tecnica incaricata di valutare il rispetto delle normative ambientali nazionali ed europee. Un passaggio che, se superato, potrebbe portare al rilascio della licenza di esplorazione. Negli ultimi anni il piazzale davanti all’accesso della miniera, sottoposto a sequestro dai carabinieri forestali nel febbraio 2025, era diventato un illegale magazzino a cielo aperto con rifiuti anche inquinanti a pochi passi dal Parco delle Orobie.
Il sindaco di Valgoglio, Angelo Bosatelli, è informato della richiesta e ha incontrato alcuni mesi fa i rappresentanti della società. “Ci hanno garantito che, una volta ottenute le autorizzazioni, le operazioni avverrano solo all’interno della miniera – spiega -. L’esplorazione durerà circa tre anni: serve massima trasparenza, vigileremo su ogni campionamento. Proporrò alla Comunità Montana un tavolo di monitoraggio del progetto che fornisca report mensili”. La piazzola, intanto, non è ancora stata liberata dai 2.200 metri cubi di rifiuti abbandonati da due imprese edili negli ultimi trent’anni: “Potrebbe essere una condizione sfruttare la miniera. Entro la fine di maggio il Demanio indicherà i dettagli del piano di smaltimento”.
La procedura durerà, secondo le previsioni dell’azienda, sei mesi dalla data di presentazione. “Una tappa estremamente significativa nello sviluppo del nostro portafoglio di uranio in Italia – dichiara l’amministratore delegato di Zenith Energy, Andrea Cattaneo -. Novazza beneficia di un ampio lavoro pregresso e di infrastrutture sotterranee esistenti che riteniamo rappresentino un importante vantaggio strategico ed economico”. Tradotto: le gallerie ci sono già, esplorarle sarebbe più veloce ed economico rispetto ad altri siti.
Ma perché proprio adesso? L’Italia ha abbandonato il nucleare con il referendum del 1987, scelta riconfermata dai cittadini anche nel 2011. Negli ultimi anni, però, lo scenario geopolitico internazionale è cambiato radicalmente: la guerra in Ucraina e i conflitti in Medio Oriente hanno innescato in Europa una crisi energetica senza precedenti. “In un contesto caratterizzato dalle tensioni geopolitiche e dalla volatilità dei mercati petroliferi globali, la sicurezza energetica e l’indipendenza degli approvvigionamenti sono diventate priorità sempre più urgenti – osserva il ceo della società -. In questo scenario, riteniamo che Val Vedello e Novazza siano in linea con gli obiettivi strategici più ampi”.
Il dibattito tra le forze politiche su un possibile ritorno al nucleare è aperto da tempo. Ieri, martedì 21 aprile, a un convegno sul nucleare l’assessore regionale alle Risorse energetiche Massimo Sertori ha dichiarato che “occorre dare nuovo impulso alla politica energetica nazionale: la prospettiva di medio-lungo termine deve prevedere una parte stabile di energia fornita dal nucleare di nuova generazione che sarà disponibile nei prossimi anni, mentre un’altra parte importante deve riguardare l’energia ottenuta da fonti rinnovabili”.
“Come dimostra l’Australia – si legge nella nota diffusa da Zenith Energy – tra i maggiori produttori mondiali di uranio pur mantenendo restrizioni interne sull’energia nucleare, la politica nucleare di un Paese non esclude lo sviluppo responsabile delle risorse uranifere. Ciò evidenzia un’opportunità strategica per l’Italia di partecipare alla filiera del combustibile nucleare mantenendo flessibilità nella propria politica energetica”. Il messaggio implicito è che, anche se l’Italia dovesse confermare il ‘no’ al nucleare, l’uranio potrebbe comunque essere estratto e venduto sul mercato internazionale, consentendo al Paese di rientrare nella filiera nucleare senza costruire centrali.



