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Atalanta, che beffa: la Lazio vince a Bergamo ai rigori e va in finale di Coppa Italia
Foto Getty

Pasalic pareggia 120 secondi dopo il gol di Romagnoli, poi nella sequenza finale Motta si trasforma in superman e para quattro rigori alla Dea. Due gol annullati ai nerazzurri, uno dei quali farà discutere

Bergamo. Beffa delle beffe. Nel modo più duro da digerire, ai calci di rigore, l’Atalanta dice addio anche quest’anno alla Coppa Italia. Ad un passo dalla finale, è la Lazio a spezzare il sogno, dopo 120 minuti di tensione, nervosismo, di azione e reazione. L’ultima parola è biancoceleste: Motta para quattro rigori consecutivi per la squadra di Sarri, che il 13 maggio contenderà all’Inter il trofeo.

Per l’Atalanta resta il dolore. Perché così fa male, malissimo. Per la reazione immediata dopo il primo svantaggio, per il momento in cui il gol decisivo matura, per i due gol annullati – uno in particolare, causa di discussioni che non si fermeranno a stasera – che hanno ricacciato in gola le urla dei 22mila dello stadio, per non parlare di tutti quelli nei bar o sui divani di casa. E poi, dagli undici metri, la delusione.

Le scelte

La via della continuità è quella scelta da Palladino, dopo le buone prestazioni con Juventus e Roma, valse solo un punto in due partite, ma i risultati non hanno minato le certezze del tecnico e della sua squadra. Le uniche due novità sono anche le stesse che erano intercorse tra i due match sopracitati: Bernasconi riprende il suo posto a sinistra con Zappacosta a destra e Bellanova in panchina, mentre Zalewski torna a comporre il tridente insieme a De Ketelaere e Krstovic.

In difesa manca Hien, ma ci sono Scalvini e Kolasinac, usciti malconci dalla trasferta dell’Olimpico, rimessi in sesto per questa partita — con il bosniaco peraltro premiato per le 100 presenze dal presidente Antonio Percassi nel pre-gara. Sarri dal canto suo sceglie di piazzare un centrale di difesa come Patric in mezzo ai tre di mediana, con Noslin in avanti e Cancellieri preferito a Isaksen.

La partita

La carica di Bergamo si fa sentire nel pre-gara, quando in migliaia ‘scortano’ il bus nerazzurro su viale Giulio Cesare accompagnandolo tra fumogeni, cori, bandiere e sciarpe verso la New Balance Arena. E anche all’interno della casa nerazzurra le coreografie delle due curve – “Solo Atalanta” e un grande ABC che rappresenta l’Atalanta Bergamasca Calcio in Nord, nella Sud si espone un “Fear of Atalanta” con un teschio Jolly Roger piratesco – infiammano l’ambiente.

Il clima a dir poco rovente lascia quella sensazione di tensione delle grandi notti, in cui lo stadio carica e spinge. La squadra risponde, è aggressiva da subito e un paio di traversoni pericolosi mettono i brividi al classe 2005 Motta, che non dà mai l’idea di enorme sicurezza, con mani o piedi. Zalewski è il primo ad avere le occasioni, ma manca di precisione e poi di freddezza in due momenti diversi. Ma per 25 minuti buoni è quasi un monologo, perché Djimsiti si mangia ciclicamente Noslin anticipandolo con puntualità. L’Atalanta tiene la palla ma capitalizza poco: la miglior occasione del primo tempo è ancora di Zalewski, murato da Gila, che mette toppe ovunque.

Di spazio per la verità ce n’è poco, perché la Lazio sta bassa, corta e cerca di ostruire i varchi aggredendo quando serve. Le uscite palla a terra però non sono mai brillanti, anche se aiutano e non poco ad alleggerire nella seconda parte di primo tempo comunque contraddistinto più dagli errori che dalle giocate tecniche pulite e degne di nota.

Nel secondo tempo a campi invertiti l’Atalanta attacca sotto la Nord e la spinta si sente: Krstovic ha sul destro un rigore in movimento, ma evidentemente frenato anche dalla tensione colpisce Motta. Tensione che esplode dopo un intervento duro, ma onesto, di Patric su Bernasconi, con annesso confronto in panchina con Palladino. In campo però le due squadre non si riescono a sciogliere.

Ci vuole un errore per sbloccarla e a compierlo è il giovane portiere biancoceleste Edoardo Motta, classe 2005, che lascia in area un pallone che Krstovic appoggia a Ederson che la mette in porta. L’arbitro Colombo decide però per l’annullamento dopo una lunga review, valutando che il portiere abbia la mano sopra la palla: le immagini non chiariscono la situazione, anche se la valutazione sembra quella di Krstovic che colpisce la mano del poritere. E oltre a questo, lascia correre su un tocco di braccio di Gila nello sviluppo dell’azione che è più che sospetto, visto che la palla sarebbe passata dopo la sua deviazione con la gamba. Ma il metro su queste cose, si sa, è più variabile del meteo in aprile. E in questo caso si parla di “auto-giocata”.

La rabbia della panchina nerazzurra esplode, quella dello stadio pure. La Lazio prova ad approfittare di un momento di sbandamento con il neo-entrato Isaksen che affonda a destra, dove Palladino – che nel frattempo si leva la giacca e la lancia la giacca alla Allegri – opera nuovi cambi inserendo Raspadori e spostando Scalvini al posto di Kolasinac, oltre a togliere De Roon diffidato. Il classe 2003 fa subito correre un brivido con tocco di mano sospetto, forse graziato dall’arbitro, la cui linea continua ad essere di difficile interpretazione.

La randomicità e casualità della partita porta poi nel finale ad un botta-e-risposta totalmente inatteso nel giro di 120 secondi, che ricorda sinistramente quello della gara d’andata: la Lazio passa in vantaggio con il gol di Romagnoli da corner con dormita della difesa, due minuti dopo pareggia Pasalic col rasoterra da fuori deviato da Taylor in maniera decisiva. Ederson va anche vicino al ribaltamento totale, come anche il neo-entrato Scamacca con un colpo di testa che solo un miracolo di Motta toglie dalla porta deviandola sull’incrocio dei pali portando la partita ai supplementari.

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La rimonta che doveva compiersi nel recupero si chiude nei primi minuti dell’extra-time, o almeno, così pare, fino a quando Colombo interviene nuovamente per segnalare l’annullamento (stavolta per un oggettivo fuorigioco) di Zappacosta sulla sponda di testa che poi Raspadori mette in rete. Inutilmente. Resta di fatto l’unica emozione di una mezz’ora in cui nessuna delle due squadre sembra voler rischiare oltre il limite, anche se Romagnoli sfiora il secondo gol su sviluppi da calcio di punizione. Ma si va ai rigori, per la settima volta nella storia nerazzurra.

Sotto la Sud Raspadori rompe il ghiaccio spiazzando Motta con freddezza, la stessa che non ha Nuno Tavares che incrocia e trova super Carnesecchi. Scamacca può segnare il primo break, ma Motta in allungo mette le mani per deviarla fuori. Cataldi però non ne approfitta, colpendo il palo, e Zappacosta fa peggio con un rigore neanche angolato. Così Isaksen, dopo quattro errori in fila, mette in porta l’1-1 ripristinando la parità. Tocca a Pasalic, ma Motta para il terzo rigore consecutivo, mentre Taylor spiazza Carnesecchi offrendo il match-point alla Lazio, colto con la quarta parata consecutiva di Motta su De Ketelaere. Lazio in finale, l’Atalanta si ferma ancora.

Atalanta-Lazio 2-3 dcr (1-1 dts)

Marcatori: 84′ Romagnoli, 86′ Pasalic

Sequenza rigori: Raspadori gol, Nuno Tavares parato, Scamacca parato, Cataldi palo, Zappacosta parato, Isaksen gol, Pasalic parato, Taylor gol, De Ketelaere parato.

Atalanta (3-4-2-1): Carnesecchi; Scalvini (93′ Ahanor), Djimsiti, Kolasinac (71′ Kossounou); Zappacosta, De Roon (71′ Pasalic), Ederson, Bernasconi (56′ Bellanova); De Ketelaere, Zalewski (71′ Raspadori); Krstovic (90′ Scamacca). A disp. Pardel, Sportiello, Bakker, Musah, Sulemana, Samardzic, Obric. All. Palladino

Lazio (4-3-3): Motta; Marusic (66′ Lazzari), Gila (77′ Provstgaard), Romagnoli, Tavares; Basic (77′ Dele-Bashiru), Patric (84′ Cataldi), Taylor; Cancellieri (66′ Isaksen), Noslin, Zaccagni (102′ Pedro). A disp. Pannozzo, Giacomone, Pellegrini, Dia, Ratkov, Belahyane, Hysaj, Maldini, Przyborek. All. Sarri

Arbitro: Colombo

Ammoniti: Kolasinac (30′), Cancellieri (37′), Palladino (all., 57′), Sarri (all., 73′), Scamacca (117′), Lazzari (120′)

Espulsi: –

Note: 21.915 spettatori, 636.607 spettatori. Recupero tempo: pt 2′, st 6′

I gol

0-1 Romagnoli (84′) – Un corner derivato da un salvataggio su Noslin viene battuto sul secondo palo da Zaccagni da sinistra: Romagnoli si inserisce dalle retrovie, Djimsiti se lo perde e il difensore biancoceleste appoggia in rete da pochi passi.

1-1 Pasalic (86′) – L’Atalanta si getta dalla parte opposta, dopo la battuta seguente al gol: azione insistita che porta la palla tra i piedi di Krstovic, che dentro l’area la difende e scarica al limite per Pasalic, sul cui sinistro rasoterra è decisiva la deviazione di Taylor per mandare la palla in porta.