Il ricordo
Terzani, il kamikaze della pace e le guerre: lo scandalo delle nuove “stragi di innocenti”
Aveva visto giusto Tiziano Terzani quando ci metteva in guardia dalla corsa cieca e folle che stavamo facendo. Il ventunesimo secolo era appena iniziato e lo aveva fatto con l’Apocalisse delle Torri Gemelle che, volenti o nolenti, ci hanno cambiato la vita
Nella parte finale del libro “Leandro Manfrini e Tiziano Terzani – Inviati speciali in guerra e pace” di Giuseppe Zois (ed. Villadiseriane) è pubblicata l’ultima intervista
che Terzani rilasciò all’autore a fine febbraio del 2002 a Lugano. Il testo conserva una lucida, straordinaria attualità su tutti i molti temi affrontati nella conversazione. Visto quanto sta accadendo nell’Ucraina da 4 anni e nel Medio Oriente, ma non solo (con una cinquantina di conflitti in corso sul pianeta), qui di seguito riprendiamo un ampio stralcio del pensiero di Terzani sulla guerra, dove la sua posizione era netta: “Né con gli uni né con gli altri”.
Aveva visto giusto Tiziano Terzani quando ci metteva in guardia dalla corsa cieca e folle che stavamo facendo. Il ventunesimo secolo era appena iniziato e lo aveva fatto con l’Apocalisse delle Torri Gemelle che, volenti o nolenti, ci hanno cambiato la vita. Dopo l’11 settembre del 2001 non siamo più stati quelli di prima, la psicosi degli attentati ha avvolto il mondo e la temperatura della febbre è stata sperimentata su scala planetaria da ognuno in tutti gli aeroporti. “Non possiamo andare avanti con questi ritmi disumani, dissociandoci sempre più dalla natura e diventando noi stessi lupi l’uno dell’altro”. Tiziano Terzani, che aveva appena firmato uno dei suoi ultimi capolavori, “Lettere contro la guerra”, aveva in registrazione per la Radiotelevisione Svizzera il docu-film
”Il kamikaze della pace” con Leo Manfrini e Willy Baggi.
Viste dai reporter, come sono cambiate le guerre dal Vietnam alle Torri Gemelle?
Quando nel Vietnam un Maggiore o un Capitano americano ci raccontavano i fatti della giornata e specificavano: “C’è stato uno scontro nel villaggio tal dei tali, 25 vietcong uccisi”, il mattino dopo noi si andava a vedere. Erano davvero 25 i morti? In quali circostanze era avvenuto il fatto? Gli americani hanno imparato la lezione della crescente necessità di trasparenza informativa. Questa guerra ha avuto un clamore mediatico mai visto, con il maggior numero di inviati, ore e ore giornaliere di televisione, fiumi di inchiostro. In parallelo, credo di poter dire, senza essere troppo radicale talebano che questa post-Torri Gemelle è la guerra meno raccontata nella verità di tutte le precedenti. Non parliamo poi del conflitto in Afghanistan: abbiamo visto piccoli filmati tutti verdi, in cui si notavano omini verdi che partivano. Era come un videogame. Il pubblico è stato in tal modo abituato a pensare che questa era/è una strana guerra, una guerra lontana, una guerra di giustizia, una guerra che quasi non faceva vittime perché, come in un videogame, il morto poi si rialza, poi riparte. Insomma, gli uomini non sono uomini, sono rappresentazioni di uomini su uno schermo che si accende in tutte le case. Pensiamo alle ripercussioni sul piano psicologico. Quando il fotoreporter e giornalista non possono andare sul posto del massacro, a fotografare i morti o a raccontarli, è un’informazione zoppa. Davanti all’informazione ufficiale, delle veline, ci deve essere la forza della verifica, della oggettività.
E il mondo assiste impotente alla disumanità delle guerre…
Come si fa a definire “danni collaterali” le morti di vittime innocenti o di bambini, come avvenuto nell’Afghanistan?
Quest’espressione è dissacrante, è moralmente indecente. Come può un bambino morto sotto una bomba essere considerato un danno collaterale? Ma ci pensiamo? Se c’è tuo figlio, come può essere un danno collaterale? Erano un danno collaterale le migliaia di vittime nell’attentato alle Torri Gemelle? Ci abbiamo pianto sopra, abbiamo fatto concerti alla memoria, si sono celebrate Messe in ogni capitale d’Europa e sempre ricorriamo a quelle morti come simbolo della barbarie del terrorismo. Siamo forse arrivati a pensare che ci sono morti che pesano più di altri morti, che quei bambini sono più importanti degli altri bambini? È tutto questo che mi fa riflettere e mi pone gravi interrogativi sull’informazione e il suo futuro”.
Tutti dicono di non uccidere, poi…
Molto terrorismo nasce dalla disperazione, dal fatto di non avere più niente da perdere, dal rischiare il tutto per tutto, fino alla follia. Ecco come nasce il terrorismo. La simmetria di questo potere. Tutti i codici morali di tutte le religioni dicono di non uccidere. Tutti dicono di non uccidere. Non dicono di non uccidere il tuo vicino ma in
assoluto “Non uccidere”. Ma in caso di guerra, uccidi. Prima uccidiamo e distruggiamo, poi andiamo a portare i soldi per ricostruire i ponti e le case distrutte. Se non eliminiamo prima le ragioni per mettere le bombe, sono inutili poi le missioni umanitarie della ricostruzione. Per debellare il terrorismo, l’America e i suoi alleati hanno mandato uomini e mezzi militari in Afghanistan. Quale l’obiettivo ultimo? Togliere il burka alle donne e dare il telefonino ai bambini? Se siamo così sensibili a salvare gli afghani, perché non siamo andati nel Tibet a salvare i tibetani? O in Cecenia? Per piegare i ceceni ci siamo addirittura alleati con Putin che massacra indisturbato, con la motivazione che sono tutti terroristi. È qui che dobbiamo aiutare la gente a riflettere, a capire, a rendersi conto che devono pensare con la loro testa, a non cadere nelle trappole di questa informazione drogata. Dobbiamo dire basta a chiunque ci propone di andare ad uccidere, bestemmiando in nome della pace.


