Arte
Romano di Lombardia, seconda tappa della mostra “Faglie” di Augusto Sciacca
Per chi ha seguito negli anni la sua ricerca, quella di Sciacca è, ab origine, una pittura che conserva, senza retorica, una precisa densità civile. La “faglia”, in questo senso, non è soltanto un segno pittorico ma rimanda anche a una condizione più ampia e profonda: quella di un territorio fragile, esposto a movimenti sotterranei, a smottamenti improvvisi che appartengono tanto alla geologia quanto alla memoria umana
Dopo il successo nella storica sede di Palazzo Creberg a Bergamo, laFondazione Credito Bergamasco presenta a Romano di Lombardia la seconda tappa della mostra “FAGLIE – Augusto Sciacca”, un progetto dedicato a una delle figure più intense e consapevoli del nostro panorama artistico. Al centro della riflessione creativa di Sciacca sono il tempo e lo spazio, nuclei fondanti di una pittura intimamente evocativa, radicata tanto nella dimensione esistenziale e filosofica quanto in quella formale e compositiva.
L’inaugurazione si è svolta sabato 18 aprile nella cornice della Basilica di San Defendente ed è stata accompagnata dal concerto “Il secondo Novecento tra Italia e Sud America”, eseguito dal Duo Podera Mezzanotti (Michela Podera al flauto e Raffaele Mezzanotti alla chitarra), proposto dalla Fondazione Credito Bergamasco. L’esecuzione, seguita con attenzione e apprezzamento dal pubblico, ha scandito con brillante efficacia il momento inaugurale. A delineare il quadro dell’iniziativa sono intervenuti Monsignor Tarcisio Tironi e il presidente della Fondazione Creberg Angelo Piazzoli, con contributi puntuali che hanno messo in luce la profondità e l’attualità della proposta. Più analitica l’introduzione di Paola Ubiali, che ha ricostruito con finezza le linee portanti della ricerca di Sciacca, gli snodi compositivi e la progressiva definizione della sua poetica.
La mostra rappresenta la seconda tappa di un percorso espositivo già presentato a Bergamo e ora ripensato per gli spazi della Chiesa della Grotta, dove resterà visitabile fino al prossimo 17 maggio. Il progetto “FAGLIE”, curato da Angelo Piazzoli e Paola Ubiali, mette a fuoco il ciclo omonimo sviluppato da Augusto Sciacca tra la fine degli anni Novanta e oggi.
Sono esposte anche alcune opere degli anni Settanta (“Mappe” e “Tracce”) che abbiamo visto nelle scorse settimane a Palazzo Creberg, realizzate su sacchi di juta, essenziali e rigorose, portatrici di geografie fisiche e interiori.
Rispetto a queste, nella più recente serie delle Faglie la pittura si fa scenografia intensa e stratificata, sedimentata nel colore e nell’emozione. Si tratta di tele di grande formato, estremamente materiche e quasi tridimensionali negli spessori, che impongono una visione rallentata e ravvicinata.
Dentro le campiture, nel cuore della visione, nell’orizzonte instabile del pigmento increspato, emerge spesso una linea, una frattura, una faglia netta: un punto di tensione che tiene insieme lo spazio e lo attraversa, trasformandolo in un campo dinamico di forze. La fisicità quasi mediterranea del colore amplifica questa dimensione percettiva della visione.

Dalle opere selezionate emerge con evidenza un filo di rimandi – compositivi e di senso – che attraversa trasversalmente l’intera ricerca di Sciacca: la pittura è per lui intesa come processo, più che come risultato, e le Faglie segnano una tappa decisiva di questa consapevolezza. Qui infatti materia e colore si fanno ancora più protagonisti senza perdere di vista l’idea prima, la scintilla fenomenica da cui tutto prende vita.
Per chi ha seguito negli anni la sua ricerca, quella di Sciacca è, ab origine, una pittura che conserva, senza retorica, una precisa densità civile. La “faglia”, in questo senso, non è soltanto un segno pittorico ma rimanda anche a una condizione più ampia e profonda: quella di un territorio fragile, esposto a movimenti sotterranei, a smottamenti improvvisi che appartengono tanto alla geologia quanto alla memoria umana.
In tale prospettiva, e quasi come eco indiretta dell’ origine siciliana dell’artista, si può leggere nelle tele un riferimento ideale a una terra storicamente segnata da fratture e instabilità, dove la materia stessa sembra vivere in una dimensione precaria, sempre sul punto di trasformarsi.
È in queste interruzioni compositive e visuali – luoghi di frizione e rigenerazione del gesto pittorico – che la pittura di Augusto Sciacca trova il suo equilibrio più vibrante, mai definitivo, tra materia e spirito.
La mostra, a ingresso libero, è aperta nei giorni di sabato, domenica e festivi dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 18.30.






