Nuovo ponte sull’Adda, 2mila persone per la fiaccolata: tra alternative e richiesta di un vero confronto con le istituzioni

Ampia partecipazione sabato a Paderno all’iniziativa della rete “Occhio al Ponte” sul San Michele: diversi comitati e associazioni presenti. Da Calusco l’assessore Cocchi spiega la mancata adesione e rilancia un confronto partendo da un documento diviso in sette punti elaborato dalle amministrazioni dell’Isola Bergamasca e della Brianza
Quasi duemila persone hanno partecipato sabato 18 aprile a Paderno d’Adda a un’iniziativa pubblica promossa dalla rete “Occhio al Ponte” per chiedere alle istituzioni di ascoltare e tenere in considerazione le criticità legate al progetto del nuovo Ponte San Michele. Si tratta di una rete nata da meno di due settimane ma già capace di raccogliere circa 480 adesioni tra cittadini, associazioni, comitati, imprese e realtà politiche. L’evento si è svolto nell’area dove è collocato l’attuale ponte e trasformata per una sera in uno spazio di incontro, confronto e partecipazione.
Al centro dell’iniziativa, il progetto (promosso da Rfi) inerente alla nuova struttura (di cui non c’è ancora un progetto definitivo) del viadotto che collega Calusco a Paderno d’Adda, e le sue possibili ricadute su traffico, ambiente, salute e qualità della vita. Una questione che negli ultimi mesi ha acceso il dibattito locale e che ha trovato nella nascita della rete un punto di aggregazione. “Occhio al Ponte” è promossa dal Coordinamento delle Consulte e dei Gruppi di lavoro Territorio e Ambiente dei Comuni di Paderno d’Adda, Imbersago, Robbiate e Verderio, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e favorire un’assunzione condivisa di responsabilità sul futuro del territorio.

Fin dal tardo pomeriggio, famiglie e cittadini hanno preso parte alle attività organizzate: gazebo informativi, laboratori per bambini e un aperitivo condiviso realizzato con il contributo di realtà locali. La serata è stata accompagnata dalla musica dal vivo, contribuendo a creare un clima conviviale che ha fatto da cornice a un confronto più ampio sul futuro del territorio. Il momento più significativo della serata è stato la fiaccolata sul Ponte San Michele: due cortei partiti dalle sponde lecchese e bergamasca si sono incontrati al centro del ponte. Un gesto simbolico che ha voluto rappresentare l’idea del ponte come elemento di unione, in contrapposizione al timore che le scelte in discussione possano creare nuove divisioni.

Gli interventi
Dal palco si sono alternati interventi di comitati e associazioni attive sul territorio, che hanno ribadito la necessità di maggiore attenzione agli impatti delle opere infrastrutturali. Tra i temi ricorrenti, la tutela del paesaggio dell’Adda e la richiesta di un confronto più trasparente con le istituzioni.
Spazio anche agli interventi politici, tutti orientati a sottolineare l’importanza del coinvolgimento dei territori nei processi decisionali. Il senatore Tino Magni ha affermato che “non si può costruire un’opera contro sindaci e cittadini”, aggiungendo che parlare di condivisione senza un reale confronto rischia di risultare “una presa in giro”. Sulla stessa linea l’eurodeputato Gaetano Pedullà, secondo cui “la presenza di così tante persone dimostra che non c’è stato un vero confronto con il territorio”, annunciando l’intenzione di portare la questione all’attenzione della Commissione europea.
Il consigliere regionale Pierfrancesco Majorino ha letto la mobilitazione come il segnale di una domanda più ampia: “un’idea di sviluppo diversa, basata su una democrazia reale e partecipata”. Secondo Majorino, un’opera di questa portata non può essere realizzata senza un coinvolgimento “vero, trasparente ed effettivo”. Matteo Baraggia ha invece invitato a considerare il tema in una prospettiva più ampia, sostenendo che “non si sta discutendo solo di un ponte, ma della visione del territorio nei prossimi decenni”.
A chiudere gli interventi è stato il sindaco di Paderno d’Adda, Gianpaolo Torchio, che ha sintetizzato il senso della mobilitazione: “Questa sera si è alzata la voce di un territorio che non vuole essere travolto, ma chiede rispetto e di essere ascoltato davvero”. Torchio ha sottolineato come le decisioni in corso siano destinate a incidere a lungo sulla vita delle persone: “Le decisioni che si stanno assumendo oggi segneranno la qualità della vita per i prossimi decenni”. Nel suo intervento ha richiamato anche la necessità di una visione complessiva della mobilità, affermando che “serve ripensare in modo organico il sistema degli attraversamenti dell’Adda, senza scaricare sui nostri comuni il peso di scelte che rischiano di compromettere ambiente, paesaggio e vivibilità”. Una posizione che non esprime una chiusura netta, ma la richiesta di soluzioni ritenute più equilibrate e condivise.
La serata si è conclusa con la conferma di un interesse crescente intorno al tema e con una domanda che resta aperta: Quale direzione prenderanno le scelte sul futuro del ponte e del territorio?
Il pensiero dell’amministrazione di Calusco d’Adda
A margine dell’iniziativa, si registra anche la posizione del Comune di Calusco d’Adda, che ha scelto di non aderire alla mobilitazione. Una decisione già anticipata nei giorni scorsi a Bergamonews da Massimo Cocchi, assessore ai Lavori pubblici di Calusco. Una posizione che lo stesso assessore, ha voluto nuovamente puntualizzare a nome dell’intera amministrazione comunale: “Un ponte è necessario, tutti lo dicono, ma non esiste un posto giusto perché ogni alternativa ha dei pregi e dei difetti. Per essere concreti, credibili e pragmatici è necessario proporre delle alternative, o almeno condividere degli obiettivi comuni. Chi amministra un paese, governa una regione o uno Stato deve assumersi delle responsabilità. Chiedo alle amministrazioni coinvolte e a tutti gli stakeholder di valutare, condividere e sottoscrivere il documento di sette punti sviluppato dalle amministrazioni dell’Isola e della Brianza, mai sottoscritto, aggiungendo eventualmente un ottavo punto a sostegno dell’ipotesi zero, già condivisa e inviata a Rfi da Calusco e sovrapponibile alla richiesta dell’Ambito Isola Bergamasca, che prevede la realizzazione del viadotto a sud con collegamento diretto alla tangenziale sud di Calusco”.
1. Mantenimento del ponte esistente
Quale che sia la soluzione individuata, il San Michele dovrà essere mantenuto in efficienza. Il Ponte San Michele è inserito in un contesto unico, in cui l’aspetto naturalistico si unisce ad opere architettoniche di modernariato industriale; dopo la chiusura al traffico veicolare e ferroviario, il ponte dovrà essere valorizzato unitamente ai percorsi cicloturistici lombardi che lo attraversano.
Questa misura preserverà il Ponte San Michele come bene storico e simbolo identitario del contesto territoriale in cui è inserito.
2. Cantierizzazione dell’opera
Il Ponte San Michele dovrà restare in servizio fino alla realizzazione della soluzione scelta e, comunque, per tutta la durata dei lavori. In caso di interventi sul ponte stesso o sulle aree limitrofe, i lavori dovranno essere programmati per minimizzare l’impatto sul transito di treni e veicoli.
Questa misura è essenziale per garantire la continuità della mobilità ferroviaria e stradale, prevenendo disagi alla viabilità locale e regionale arrecando quindi il minor impatto possibile sulle attività produttive locali.
3. Limitazioni al traffico pesante
Si ritiene necessario imporre limitazioni al transito dei mezzi pesanti sul nuovo ponte fino al completamento delle opere di connessione alla rete stradale esistente; in particolare, la realizzazione delle varianti Calusco – Terno e di Verderio (anche in modo parziale) o di altre infrastrutture che le Province, in modo unitario, riterranno utile proporre.
Questa misura mira a ridurre l’impatto sul territorio e a garantire la sicurezza e la fluidità del traffico successivamente alla fase di realizzazione.
4. Priorità al trasporto passeggeri
La futura linea ferroviaria, come già affermato da Rfi, dovrà mantenere la propria vocazione a trasporto passeggeri, limitando l’uso per il traffico merci al contesto locale ed escludendo l’inserimento della tratta nei corridoi europei di trasporto merci su rotaia.
Questo approccio favorisce la mobilità sostenibile e risponde alle esigenze di mobilità quotidiana dei cittadini, contribuendo a ridurre l’impatto ambientale e il traffico veicolare.
5. Qualità progettuale e caratteristiche estetiche
Il progetto della nuova infrastruttura dovrà garantire peculiarità estetiche e architettoniche di alto livello, in modo da inserirsi con stile, eleganza e modernità nel contesto della valle dell’Adda, in coerenza con le opere antropiche già presenti (Ponte San Michele, diga di Robbiate e Centrale Semenza, diga Poiret, naviglio di Paderno, impianti idroelettrici Bertini ed Esterle). La progettazione del nuovo ponte, inoltre, dovrà minimizzare l’impatto sul territorio, in particolare sugli immobili commerciali e residenziali esistenti. Questo approccio è fondamentale per mitigare le ricadute ambientali e sociali relative alla realizzazione di una grande opera come il nuovo ponte sull’Adda.
6. Opere connesse
Si ritiene di fondamentale importanza la realizzazione di un ulteriore ponte sull’Adda, da realizzare più a sud per sostenere il traffico veicolare che attualmente percorre il ponte di Trezzo. Individuando come collocazione ideale per lo scavalco quella prevista dal progetto originario di “Pedemontana tratta D”. Inoltre, viene considerato essenziale il prolungamento del raddoppio ferroviario oltre la stazione di Ponte San Pietro affinché l’intera tratta Bergamo – Milano via Carnate sia a doppio binario. Queste proposte sono mirate ad affrontare il problema dei collegamenti est-ovest in Lombardia da un punto di vista più ampio; la realizzazione di un ulteriore attraversamento sull’Adda è essenziale per una ripartizione ottimale dei flussi di traffico veicolare, che possono essere ridotti da un’infrastruttura ferroviaria efficiente che possa favorire l’utilizzo del trasporto pubblico da parte dei pendolari verso Bergamo e Milano.
7. Proposta per una nuova infrastruttura condivisa
Al fine di realizzare un collegamento efficace tra le due sponde, ridurre l’impatto paesaggistico, gli impatti sull’abitato e sulla viabilità esistente e salvaguardare l’interesse storico e culturale dell’attuale Ponte San Michele, si propone di rivalutare la possibilità di prendere in considerazione la soluzione “Sud” sviluppata a cura di Doit Milano nel 2021. Questa soluzione prevedeva l’ubicazione della nuova infrastruttura a circa 150 metri a sud dell’esistente, aggiornata con la realizzazione di un viadotto unico a uso promiscuo stradale e ferroviario, che segua il tracciato ferroviario originariamente approvato sovrapponendo a esso la carreggiata stradale, o comunque sviluppare un nuovo scenario localizzato più a sud che garantisca le stazioni sul territorio dei comuni di Calusco e Paderno e colleghi il nuovo ponte alla tangenziale sud di Calusco e quindi alla Sp 170.





