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Leandro Manfrini e Tiziano Terzani inviati speciali in “guerra e pace”
Leandro Manfrini, Tiziano Terzani e Giuseppe Zois

Due giganti della comunicazione nel nuovo libro di Giuseppe Zois

In questi giorni di foschi scenari di guerre che dominano le cronache del mondo, è uscito un libro su due reporter che scrivendo di guerre, soprattutto quella del Vietnam, cercavano anche ostinatamente spiragli di pace e di speranza per l’umanità. Titolo: “Leandro Manfrini e Tiziano Terzani – Inviati speciali in guerra e pace”, edizioni Villadiseriane. Abbiamo chiesto all’autore Giuseppe Zoisuna presentazione e una testimonianza quanto mai attuale sulle guerre, che Terzani paragona alle “nuove stragi degli innocenti”.

Punto di partenza: “Quel giorno, il 10 settembre finì una certa idea di normalità per il pianeta terra”. Il nuovo corso della storia iniziava l’11 settembre. Ma da che parte stare? “Né con gli uni né con gli altri”. SOS: urgentissimo bisogno di pace. Fine e inizio di un cambiamento epocale nell’interpretazione di Tiziano Terzani. La data tsunamica è quella dell’attentato alle Torri Gemelle: lì Terzani ha fissato lo spartiacque tra due mondi, quello di prima e quello di dopo.
Con quel cataclisma, anche l’assoluta e perentoria necessità di cambiare noi stessi. Inderogabile il mutamento personale: non sarebbe stato più giustificabile far finta che tutto poteva continuare come prima. Sappiamo tutti, e drammaticamente, come continuano ad andare le cose con una cinquantina di conflitti in corso
Correva il 2002 – esattamente il 25 febbraio – quando Tiziano Terzani illustrò la sua cupa diagnosi in una lunga intervista a Lugano, dove ci fu il prologo alla videocassetta “Il kamikaze della pace”; la seconda parte fu con Jovanotti. Il tutto di questo percorso per un docu-film di quasi un’ora, realizzato da Leandro Manfrini e Willy Baggi per la Radiotelevisione Svizzera. In tale contesto rientrò una serata-dibattito per la quale si dovette cambiare addirittura la sede e passare da un’aula magna alla palestra, tanto fu l’afflusso di pubblico.
Novità 2026: un libro che racconta il sentire di due grandi reporter di fama internazionale. Titolo: “Leandro Manfrini e Tiziano Terzani/Due inviati speciali in guerra e pace”.
Ripercorrendo nel 2026 quell’«allora», dopo il primo quarto di XXI secolo, par di parlare di un’altra era geologica. Trovare un televisore per visionare quella bella e profetica videocassetta, che fu allegata al libro “Lettere contro la guerra” (Longanesi, febbraio 2002) è quasi come andare a caccia del tesoro.
Il monito di Tiziano continua a risuonare alto e forte: contro la guerra, tutte le guerre, innanzi tutto, ma anche come chiamata accorata per una scossa alle coscienze dell’umanità.
Tiziano Terzani nel suo pellegrinaggio di testimonianza vestiva già all’indiana: un bianco sari, codino di capelli bianchi annodati, immancabile sacca sulle spalle, un termos di tè.
Impetuoso, trascinante, ieratico, tuonante, tenne avvinto il pubblico per oltre due ore. Sapeva tenere desta l’attenzione senza pause, affascinando, convincendo, incantando.
Dal suo osservatorio di inviato raccontò come il mondo era cambiato e usò un linguaggio anche forte per motivare alla metamorfosi comportamentale: non sarebbe stato più concesso di vivere una “vigliacca” – usò proprio questo aggettivo – continuità, bollata come “vergognosa”.

Gli argomenti, convergenti nello scuotere da ogni torpore, furono molti e spesso per dare vigore al discorso, l’inviato speciale e reporter di consacrata fama internazionale, si alzava in piedi, modulando le tonalità meglio di un attore. Si affacciavano già le riflessioni che avrebbero fatto da filigrana nel coinvolgente tragitto successivo – una sorta di testamento – del suo “Un altro giro di giostra”, con gli interrogativi urgenti all’approssimarsi del capolinea. Non ce n’era molto, davanti, a ripensarci: dal febbraio 2002 al 28 luglio del 2004, quando mancò, sono 29 mesi. E anche quel suo libro ha aiutato molti a “inquietarsi” sull’importanza di vivere responsabilmente la vita: per trovare la serenità di arrivare all’epilogo con un sorriso.

Angela Staude, moglie di Terzani, comunicò la notizia a un altro storico inviato e reporter televisivo, Leandro Manfrini, 35 anni di un legame inossidabile, umano e professionale con Tiziano. Insieme, oltre a molteplici esperienze di comunicazione, raccontarono la guerra del Vietnam. Dalla toccante rievocazione di Angela, nel più triste momento per lei, nacque in Manfrini l’idea di onorare la memoria del collega, che aveva raccontato l’Estremo Oriente ai lettori italiani – “la Repubblica” prima e il “Corriere della Sera” poi – e di lingua tedesca attraverso il settimanale “Der Spiegel”. Facemmo decollare insieme il progetto di libro, per il quale Manfrini scrisse la prefazione datata 3 marzo 2011: l’uscita era prevista per il 2014, a 10 anni dalla scomparsa di Tiziano. Ho concluso poi da solo il lungo itinerario – fissato in centinaia di fogli di appunti e innumerevoli registrazioni – perché Manfrini si ammalò e ci lasciò l’11 gennaio 2016. Era un dovere morale e di gratitudine portare a termine il percorso, esattamente a 10 anni dal distacco, come aveva fissato Leo per Terzani. Le pagine della rivisitazione di due biografie leggendarie del giornalismo spaziano tra ricordi ad alta intensità umana dei due “barometri” intercontinentali che nelle loro narrazioni consideravano anche il primato della dignità e del rispetto accanto, e possibilmente mai sotto quello dell’attualità e del diritto-dovere di cronaca. Spezzoni di questo filo rosso che li accomuna sono ripresi nel libro che ho finito ed è uscito con la data del 12 marzo, giorno del compleanno di Leo. Spesso lontani per mestiere, erano confluenti nell’approfondire oltre la cronaca per cogliere il cuore e l’animo.

Nelle pagine del libro “Leandro Manfrini e Tiziano Terzani/Inviati speciali in guerra e pace” ci sono due avvicinamenti valorizzanti e sono quelli di due firme prestigiose, Willy Baggi e Federico Jolli. Ultima tessera del mosaico: i proventi del libro, pubblicato da Edizioni Villadiseriane saranno devoluti all’Istituto “Effetà” di Betlemme che da 55 anni accoglie, assiste e educa bambini sordomuti.

Terzani Zois Manfrini