A Calusco
|Nuovo ponte San Michele, cittadini preoccupati per l’abbattimento delle loro case. Il sindaco di Calusco: “Li salvaguarderemo”
Il progetto del nuovo ponte resta senza un tracciato definitivo e alimenta l’incertezza sulle possibili demolizioni nel quartiere di via Monastero dei Verghi. “Senza un progetto definitivo non si possono avere certezze”, chiosa il primo cittadino. Il presidente di quartiere Previtali: ” Manca anche un piano efficace di viabilità alternativa da parte della Regione”
Dovrebbe essere il progetto di un ponte che unisce due sponte dell’Adda. Per ora ci sono solo incertezze, preoccupazioni, polemiche e proteste. Sulla carta, ovvero il progetto preliminare, ancora non c’è. Anche se dalle illustrazioni finora comunicate ci sarebbe una serie di case da abbattere per far planare il nuovo ponte San Michele. “Sì, alcune case potrebbero essere coinvolte dal progetto, ma finché non verrà definito nel dettaglio non è possibile stabilire con precisione quante”. Michele Pellegrini, sindaco di Calusco d’Adda, si esprime così sulla questione legata al progetto del nuovo Ponte San Michele, che potrebbe portare all’abbattimento di alcune abitazioni nel quartiere di via Monastero dei Verghi.
Il nuovo progetto del viadotto che collega il comune di Calusco a quello di Paderno d’Adda, è sotto la guida di Rfi e Regione Lombardia. Secondo il cronoprogramma il nuovo ponte dovrebbe essere pronto entro il 2034. Al momento, però, si vive in una situazione di totale incertezza: un continuo vociferare costituito da tanti interrogativi e altrettanti dubbi. La struttura dovrebbe essere costruita a 30 metri da quella attuale, ma non è ancora chiaro se a nord o a sud rispetto al ponte esistente. In entrambi i casi verrebbe coinvolto, e quindi penalizzato, il quartiere di via Monastero dei Verghi, con un possibile interessamento, per quanto concerne il lato nord, anche di via Vittorio Emanuele.
Come spiegato dallo stesso Pellegrini, Rfi entro il periodo pasquale “avrebbe dovuto pubblicare il cosiddetto ‘confronto di idee’ per individuare l’opzione migliore, ma al momento non è ancora stato reso noto nulla, nonostante quanto previsto dal cronoprogramma”. Il primo cittadino invita tutti alla prudenza, dal momento che attualmente “esiste solo un tracciato preliminare”, segno di una situazione che resta di fatto sospesa, ipotetica. Pellegrini rivolge poi un messaggio anche agli abitanti delle aree potenzialmente coinvolte: “È comprensibile che le persone che vivono nelle vicinanze si sentano coinvolte e preoccupate, ma senza un progetto definitivo non si possono avanzare rimostranze preventive”. Quindi puntualizza e garantisce che: “Come amministrazione faremo tutto il possibile per salvaguardare i cittadini”.
Nel dibattito pubblico che si è dilungato per tutto il 2025, la giunta di Calusco aveva avanzato una proposta, poi bocciata, per realizzare il ponte circa 200 metri più a monte rispetto a quello attuale. Una soluzione che non avrebbe coinvolto alcuna abitazione. Si tratta di un’opzione di cui si parla da quasi due decenni, ma che era stata scartata per problemi legati alle frane. Per superare questo ostacolo, “sarebbe servito – ha spiegato ancora Pellegrini – un ponte più lungo, che avrebbe però di conseguenza richiesto costi decisamente maggiori”.
Il parere del comitato di quartiere
Sul tema interviene anche il presidente del “Comitato per la tutela e valorizzazione del quartiere ponte e Monastero dei Verghi”, Walter Previtali, secondo cui i residenti “si trovano in una situazione di incertezza e angoscia: non è chiaro quale soluzione verrà adottata”. Una preoccupazione che riguarda soprattutto coloro che vivono nelle aree più vicine all’ipotesi di affiancamento a sud. Previtali, rispetto ai disegni di progetto forniti da Rfi nel 2025, ha parlato di uno scenario in cui “una decina di abitazioni potrebbero essere completamente demolite”. Nell’ipotesi di affiancamento a nord, invece, sarebbero coinvolte due abitazioni e un’attività commerciale.

Il comitato di quartiere è nato circa un anno fa, “dopo aver appreso, nel giugno scorso, della possibile costruzione del ponte in affiancamento a quello esistente, rispetto alla quale non eravamo stati informati”. La priorità, per Previtali, “è tutelare il quartiere, indipendentemente dall’alternativa che sarà scelta”. I membri del comitato riconoscono di non essere tecnici, ma loro intenzione sostenere soluzioni che possano ridurre al minimo l’impatto sui residenti. Anche il comitato ha partecipato al dibattito pubblico del 2025, presentando osservazioni. Tra le proposte avanzate lo scorso anno dal comitato di quartiere c’era anche la richiesta di valutare in maniera più approfondita l’opportunità di costruire il ponte molto più a valle rispetto all’attuale proposta considerata.

Oltre alla questione delle case, il progetto, che prevede anche il raddoppio ferroviario con il passaggio di treni merci, dovrebbe consentire anche il transito dei mezzi pesanti, oggi vietati sul ponte attuale. “Questo porterebbe un aumento del traffico pesante, oggi limitato”, osserva Previtali. Secondo alcune stime, il traffico potrebbe raddoppiare o addirittura triplicare rispetto alla situazione attuale, con un conseguente aumento di inquinamento e disagi. Inoltre, “si evidenzia – continua il rappresentante del quartiere – la mancanza di un piano efficace di viabilità alternativa da parte della Regione, che rischia di lasciare irrisolto il problema delle code”. Previtali sottolinea ancora che il comune di Calusco aveva realizzato una variante per deviare il traffico, ma che questo non sarebbe sufficiente a risolvere tutte le criticità. Tra le proposte alternative Previtali cita quella che prevedeva un collegamento con la nuova tangenziale in un’area agricola, ritenuta meno impattante dal punto di vista abitativo.
Nel frattempo, per accendere i riflettori sulla vicenda, sabato 18 aprile a Paderno d’Adda la rete “Occhio al ponte” promuove una manifestazione dal sapore di protesta. L’evento sarà accompagnato da musica, interventi di rappresentanti politici e una fiaccolata che partirà da entrambi i lati del ponte. L’obiettivo è chiedere alle istituzioni di ascoltare e tenere in considerazione le criticità legate al progetto.



