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Gabriele Morelli per Noesis: “Neruda amava tutto: la vita, il cibo, gli oggetti, le donne”

Nella serata di martedì 14 aprile, nell’Auditorium del Liceo Mascheroni, il professore dell’Università di Bergamo racconta al pubblico la poetica dell’autore cileno

Bergamo. “Che meraviglia avere tante persone qui davanti a cui parlare di filosofia. Non solo gli apasionados ma anche persone che di lavoro fanno altro – afferma ai microfoni dell’Auditorium del Liceo Mascheroni, Gabriele Morelli, docente all’Università degli studi di Bergamo sin dalla sua fondazione e Professore Ordinario di Lingua e Letteratura Spagnola dal 1980 al 2010, che l’anno scorso ha fatto parlare di sé essendo stato insignito della Gran Cruz de la Orden Civil de Alfonso X el Sabio.

Racconta di Pablo Neruda con un affetto fraterno e l’emozione di un bambino. Zompetta per le scale come se il peso degli anni di studio e lavoro si fosse dissolto in un istante, restituendogli la leggerezza di chi racconta la propria passione. Sorride, accennando qualche risata sommessa tra sé e sé. L’entusiasmo traspare dal maglione rosso sgargiante.
“Ho conosciuto Neruda ai tempi dell’Università” – racconta orgoglioso. “Frequentavo la facoltà di Lingue e Letterature Straniere all’Università Bocconi di Milano, in aula eravamo quattro gatti: all’epoca, studiare spagnolo non era visto bene. Il mio professore era solito invitare in aula, quando possibile, i poeti di cui trattavamo a lezione. Fu così che lo incontrai. Mi chiese su cosa volessi fare la tesi. Gli dissi che avevo scelto di incentrarla sulla poetica di Miguel Hernández ma che stavo avendo difficoltà con la bibliografia. Neruda si commosse: era suo amico. Mi disse di non preoccuparmi, che mi avrebbe raccontato lui.”

Morelli ha dedicato gran parte della sua vita allo studio della poetica del poeta cileno, con una grande passione che traspare da ogni singola parola. Ha ripercorso i suoi passi, letto le sue lettere, ricostruito ogni singolo attimo della sua vita, con la curiosità di chi vuole scoprire sempre di più di quella personalità così particolare. Ha studiato la sua opera, di cui ha curato, per la casa editrice spagnola Cátedra, numerosi libri.

“Neruda amava tutto” – dice. “Ha scritto lodi a tutto: “Lode al carciofo”, “Lode alla cipolla”, che poi erano delle metafore”.
Morelli parla chiaro, caricando di significato e di emozione ogni parola. Alcuni gli assi centrali su cui ogni tanto ritorna, perché da dire c’è tanto, perché da raccontare c’è tanto, perché di vita ce n’è stata tanta e ci tiene proprio a raccontarla: l’amore verso il cibo, verso gli oggetti, verso le tante donne della sua vita. Ogni tanto gli scappa qualche frase in spagnolo, qualche verso, qualche poesia, qualche citazione: “No ha sido un hombre fiel pero ha sido un hombre leal”, non è stato un uomo leale ma è stato un uomo fedele, ripete spesso a proposito del poeta, riprendendo le parole di Gabriel García Márquez.

Di donne nella vita di Neruda ce ne sono state tante, a partire delle ispiratrici del libro “Vente poemas de amor y una canción desesperada”, un libro che, a detta di Morelli “lo può scrivere solo uno che ha 19 anni, è innamorato ed è un grande poeta”. Queste due donne erano Albertina Rosa, il grande amore di Neruda, un amore clandestino, doloroso perché ostacolato dalla famiglia borghese di lei, ma testimoniato da una fitta corrispondenza; e Marisol, l’idillio della provincia incantata, con immense stelle notturne e con occhi azzurri come il cielo di Temuco.

Già in questo libro si percepisce a un’attenzione alla descrizione del corpo femminile “quasi cubista – dice Morelli-, mi ricorda i nudi di Modigliani”. Un linguaggio nuovo, d’avanguardia. L’opera di Neruda è intrisa di natura, della natura del Cile, di immagini poetiche talvolta difficili da tradurre in italiano.

Morelli ripercorre le relazioni amorose del poeta, che si intrecciano e danzano con produzioni scritte, viaggi, trasferimenti: dalle avventure in India, alle nozze con l’olandese María Antonia Hagenaar da cui nascerà una figlia, per poi passare alla relazione con Delia del Carril che lo avvicinerà al marxismo, e concludere con le storie d’amore avute con Matilde Urrutia e Alicia. Forse tra gli amori c’è anche una ragazza bergamasca o genovese con cui ha un romance.

“Scriveva con la penna verde – dice Morelli -, Io la conosco la sua grafia”. Il suo affetto e rispetto verso Neruda è profondo e sentito e, forse, è per questo che in merito alle controversie che alleggiano attorno alla figura del poeta non si sbilancia eccessivamente, affermando: “Di Neruda potrei parlare per ore, ho cercato però di offrirne un’immagine anche umana. Noi siamo qui per raccontare e giudicare la sua poesia”.

Incontro con Enrico Giannetto – presidente di Noesis

“Le forme dell’amore”, è così che si intitola il ciclo di incontri pensato per l’anno 2025/2026 dall’associazione Noesis, fondata da Giovanni Paninforni ormai una trentina d’anni fa.
“La filosofia deve essere qualcosa che riguarda effettivamente tutti e si deve confrontare soprattutto con i problemi esistenziali che riguardano tutti – racconta Enrico Giannetto, docente all’Università di Bergamo e attuale presidente dell’associazione -. Credo che tra le tematiche più importanti della nostra vita ci sia l’amore. Questo costituisce l’esistenza di tutti fin dalla nostra origine: di fatto, l’amore è alla base anche della nascita. E poi ha tanti risvolti: è un tema trasversale che può coinvolgere varie discipline e persone con competenze differenti. Permette diversi sguardi e questo può arricchire la riflessione”.

E in effetti il calendario – aperto l’11 novembre con un intervento di Salvatore Natoli, professore dell’Università di Milano Bicocca, incentrato sulla fenomenologia dell’amore, e che continuerà fino al 26 maggio – è bello fitto. Si passa dall’amore passionale a quello spirituale, dall’amore materno passando per quello amicale, dalla religione alla psicanalisi. “La cosa importante – continua Giannetto-, è trattare l’amore non come sentimento ma come un atto etico che possa orientare le nostre vite. In un periodo come quello che stiamo vivendo, fatto di guerre, soprusi, violenze verso gli uomini e il pianeta, l’amore come atto etico ha un’importanza fondamentale ed è l’unico che può salvarci”.