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Omb Valves, nel 2025 fatturato a 185 milioni: “Chiesto il rimborso dei dazi Usa. Guerra? Possibili effetti tra un anno”

Nell’anno delle incertezze per eccellenza l’azienda di Cenate chiude con numeri record e si prepara a un 2026 di poco inferiore: attenzione massima sull’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, mercato principale per valore dell’export

Più forte dei dazi, con ordinativi che la mettono al riparo per un anno intero e uno sguardo attento sulla situazione in Medio Oriente, che potrebbe iniziare a manifestare impatti significativi a partire dalla primavera del 2027: la Omb Valves di Cenate Sotto, tra i principali player mondiali nel settore delle valvole industriali, sta vivendo un momento particolarmente positivo all’interno di un settore che vede l’Italia detenere la quota di mercato maggiore in Europa.

Il 2025, l’anno dell’incertezza per eccellenza a causa delle tariffe introdotte a livello mondiale dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, è stato invece da record dal punto di vista del fatturato, che ha toccato i 185 milioni di euro ed è stato accompagnato da un significativo margine operativo lordo. Il mercato, dopo aver vissuto un periodo di stand-by a livello di acquisti, ha sperimentato un forte ritorno di fiamma: “È stata un’annata ottima e nel 2026 possiamo dire di essere in linea con quel risultato – spiega Fabio Brevi, Ceo di Omb Valves – Poi molto dipenderà da quello che accadrà nei prossimi quattro mesi. Al momento stiamo lavorando con l’orizzonte di marzo/aprile del 2027: vedremo in seguito se ci saranno flessioni importanti oppure se il calo sarà gestibile”.

Per l’azienda, fondata nel 1973 da Roberto Brevi, il mercato di riferimento è sempre stato quello mediorientale, oggi particolarmente esposto a problematiche di tipo geopolitico, precipitate dopo l’attacco congiunto di Usa e Israele all’Iran che ha scatenato una lunga scia di eventi i cui effetti sull’economia globale non si sono fatti attendere: le ritorsioni di Teheran sui Paesi del Golfo e la chiusura dello stretto di Hormuz ha fatto scattare più di un campanello d’allarme anche tra gli operatori del settore delle valvole, in particolare quelle destinate all’Oil & Gas.

“Il Medio Oriente e soprattutto l’Arabia Saudita sono la maggiore fonte dei nostri ordinativi – conferma Brevi – Poi vengono gli Stati Uniti: due aree che insieme pesano per l’80% circa del nostro fatturato. Abbiamo buoni affari anche nel Sud Est asiatico, in Africa e in Sud America. La situazione di stallo che stiamo vivendo in questo momento ha portato a una sospensione degli investimenti, perché tutti attendono sviluppi e nessuno osa impegnarsi in progetti nuovi. Partire nel momento sbagliato e comprare magari al doppio del prezzo, con costi aggiuntivi legati a logistica e materie prime, non è ovviamente uno scenario ottimale: gli investimenti non sono in dubbio, alla fine si faranno perché l’energia e la domanda energetica sono sempre crescenti, ma le aziende attendono il momento propizio per farli. È solo questione di tempo”.

Sembra passata una vita da quando la preoccupazione era determinata dal valore dei dazi che l’amministrazione Trump, a colpi di annunci, ripensamenti e nuove imposizioni, aveva fatto cadere a pioggia sui Paesi e sui settori più disparati. Una situazione che ha travolto anche l’Omb, pur con effetti contenuti rispetto ad altre realtà: “L’impatto c’è stato, perché noi forniamo tutte le materie prime e i pezzi lavorati al nostro stabilimento in Usa (a Stafford, in Texas, sotto l’insegna Vogt Valves ndr) – illustra l’amministratore delegato di Omb – La domanda era calata a causa dell’aumento dei prezzi, in quanto la gran parte delle valvole e della componentistica viene importata dal Far East o dall’Europa: quindi chi aveva necessità di mettere i prodotti a magazzino ha rinviato l’operazione. Poi il mercato si è assestato e oggi siamo anche in procinto di chiede il rimborso delle somme indebitamente pagate per i dazi doganali”.

Una possibilità aperta dalla sentenza dello scorso febbraio della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha di fatto dichiarato incostituzionali le tariffe introdotte dal presidente, permettendo a chi li aveva subiti di chiederne la restituzione: “Abbiamo presentato la domanda e siamo in attesa di poter riportare a casa quei soldi – prosegue Brevi – Non è una cifra indifferente, perché secondo una stima stiamo parlando di oltre un milione e mezzo extra pagato in termini di dazio doganale”.

Con il primo trimestre già lasciato alle spalle, il 2026 ha già mostrato le sue potenzialità: “Al di là di alcune dinamiche strategiche che vedremo nella seconda metà dell’anno, dovremmo chiudere l’anno attorno ai 170 milioni di fatturato – chiosa Brevi – Le nostre progettualità hanno un’estensione temporale di molti mesi e quindi viviamo ancora sull’onda degli ordini che abbiamo registrato nel 2025. Se gli impatti della situazione in Medio Oriente si dovessero far sentire lo faranno dal secondo trimestre del prossimo anno”.