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A Bergamo aumentano gli incidenti in bici: “C’è ancora odio per i ciclisti, sui social commenti da brividi”
Getty Images

Nel 2025 sono 196 i sinistri in città che hanno coinvolto “velocipedi”: cresce il tasso di incidentalità, preoccupano le e-bikes irregolari. La presidente di Aribi Claudia Ratti: “Servono educazione e controlli”

Bergamo. È quella dei ciclisti la categoria più vulnerabile sulle strade della città. Il trend emerge dai dati più recenti raccolti dalla polizia locale di Bergamo e messi a disposizione da Palazzo Frizzoni. Il quadro prende forma grazie ai report degli agenti che intervengono direttamente sul posto in caso di incidente: nel 2025 i sinistri stradali in città sono stati 1.499, di cui 196 hanno coinvolto anche un “velocipede”.

Nella categoria rientrano non solo le biciclette tradizionali, ma anche monopattini ed e-bike. Negli ultimi 10 anni il tasso di incidentalità, cioè il rapporto tra tutti gli incidenti stradali avvenuti in città e quelli che coinvolgono le due ruote leggere, è cresciuto dal 10,2% registrato nel 2015 – dato Istat – al 13,1% attuale. Se si escludono i sinistri che coinvolgono esclusivamente automobili e si considerano solo quelli tra gli altri utenti della strada (pedoni, moto e mezzi pesanti), la percentuale degli incidenti in cui sono coinvolte bici o mezzi simili sale al 26,2%. In sintesi, circa un caso su quattro.

Le biciclette rappresentano quindi un’eccezione al trend generale, che invece mostra una riduzione complessiva degli incidenti (dal 2015, quando furono 1.776, sono diminuiti del 15,6%). Le ragioni di questa dinamica sono diverse. La principale sembra essere l’aumento dei ciclisti abituali sulle strade cittadine, una crescita “difficile da stimare con precisione – spiega Marco Berlanda, assessore alle Politiche della Mobilità – ma evidente nella vita quotidiana della città”.

Claudia Ratti, presidente di Aribi Bergamo – Associazione per il rilancio della bicicletta – concorda sul fatto che l’aumento degli incidenti sia legato soprattutto alla crescita del numero di ciclisti. Tuttavia, “continua a esserci poco rispetto per chi utilizza la bici – sottolinea -. Serve diffondere una nuova cultura della strada: siamo ancora lontani anni luce dal poter dire che i ciclisti non siano utenti vulnerabili”.

È molto complesso quantificare con esattezza quanti spostamenti in bici vengano effettuati ogni giorno a Bergamo. A novembre 2024 il Comune ha avviato un monitoraggio dei flussi ciclistici attraverso una rete di sensori installati sotto il manto stradale, in grado di rilevare il passaggio delle biciclette. La rete è oggi costituita da otto stazioni dislocate lungo alcune delle principali direttrici ciclabili, in particolare nelle vie Berenson, Bianzana, Curie, Angelo Mai, Martinella, Orio, Tremana e Zanica.

I dati raccolti dai sensori sono consultabili sulla piattaforma di analisi del progetto. Nel 2025, primo anno completo di rilevazione, in tutti gli 8 siti sono stati conteggiati 714.182 passaggi, 254 al giorno. Per ragioni facilmente riconducibili al clima, i picchi si registrano nei mesi di giugno, luglio e settembre. Si tratta, comunque, solo di una piccola parte del traffico ciclistico reale della città.

“La percezione è che rispetto a qualche anno fa sia aumentato molto – sottolinea Giacomo Angeloni, assessore alla Sicurezza -. Incide anche la diffusione dei rider, sempre più numerosi. Stiamo lavorando su progetti di formazione, consapevoli che è un fenomeno che porta con sè anche criticità di diversa natura”.

Oltre ai dati dei sensori e alla percezione degli amministratori, contribuiscono a delineare un quadro di crescita anche il successo della nuova edizione di PinBike, il progetto per vincere premi pedalando con 395 iscritti a Bergamo, e la crescita dell’utilizzo del servizio di bike sharing BiGi.

bici bicicletta città alta getty imagesBici appoggiate in piazza Vecchia. Getty Images

Il secondo elemento evidenziato dall’amministrazione riguarda il legame tra gli incidenti che coinvolgono biciclette e la presenza delle rotatorie. Negli ultimi decenni molti incroci semaforici sono stati sostituiti con rondò: sebbene la progettazione tenga conto anche della mobilità ciclabile, non sempre è possibile garantire percorsi separati per tutti gli utenti.

“I rondò migliorano la fluidità del traffico, ma possono creare criticità per i ciclisti”, osserva Berlanda. Non avendo la velocità per attraversare al centro della rotatoria, spesso i ciclisti restano sul lato destro, con il rischio di collisioni con i veicoli in uscita o in immissione.

Secondo la presidente Ratti, la direzione intrapresa dalla città è comunque positiva. “L’estensione delle Zone 30 è un passo importante – annota -. Ridurre la velocità delle auto è il miglior deterrente per ridurre gli incidenti”. Certo, “il fenomeno dei rider non è trascurabile – evidenzia -. In alcuni casi la velocità è superiore al consentito, si utilizzano e-bikes irregolari. Non difendo acriticamente la categoria, anche chi va in bici deve rispettare le regole”.

Negli ultimi anni sono comparse in diversi quartieri le cosiddette bike lane, corsie ciclabili tracciate sulla carreggiata. “Insegnano alle bici a stare sulla destra e alle auto a rispettare il loro spazio – spiega -. Il sistema funziona, ma troppo spesso non vengono rispettate come dovrebbero”.

Ciclabile Bergamo

“Per una convivenza più sicura tutti gli utenti della strada devono fare la loro parte – riflette Ratti -. Resta il fatto che chi guida un’auto ha in mano un mezzo potenzialmente molto più pericoloso. L’Italia ha molta strada da fare, ancora si avverte l’odio per i ciclisti: sui social dopo l’ultimo investimento mortale a Treviglio ho letto commenti da brividi, inaccettabili. Servono educazione e controlli, sulle strade e sui mezzi utilizzati”.