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Parliamone – Un libro, una visione: Distanza di sicurezza di Samanta Schweblin

Parliamone, un invito, un imperativo. La voce è di Antonino J. Luzzi. Michela Farina legge Samanta Schweblin – Distanza di sicurezza . Traduzione di Roberta Bovaia, Edizioni SUR, 2020

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Libri e visioni? Parliamone. Samanta Schweblin, classe 1978, autrice argentina originaria di Buenos Aires, si impone all’attenzione nel 2014 con il suo primo romanzo, Distancia de rescate, un breve libro da sogno, o meglio da incubo, dai tratti cortazáriani. Per l’edizione italiana SUR, del 2020, Roberta Bovaia traduce il titolo alla lettera, Distanza di sicurezza, che la protagonista Amanda spiega come “la distanza variabile che mi separa da mia figlia, e passo metà del tempo a calcolarla, anche se poi rischio sempre più del dovuto”.

L’edizione inglese del 2017 preferiva, invece, un più impattante Fever Dream che, se pur rinunciando alla centralità del filo rosso che unisce le madri ai propri figli, ci guadagnava nel dare indicazioni più chiare al lettore: caveat, carissimi, sospendete il giudizio e il respiro, sfogliate la prima pagina e non fermatevi finché non raggiungerete l’ultima, scovate, nel delirio febbricitante di Amanda, “quello che è importante”.

Con i vermi: inizia così, vermi ovunque. Li sente strisciare sottopelle la protagonista: li sentiamo prudere anche noi. Quello che cerchiamo, insieme ad Amanda, è l’inizio, ovvero quella “cosa importante” passata inosservata che le ha stravolto la vita. Durante quella che avrebbe dovuto essere una semplice vacanza estiva nella campagna argentina, il filo che unisce Amanda e la sua piccola Nina viene messo a dura prova fino alla rottura finale. In 108 pagine si dipana un dialogo socratico fantasmatico, tra la protagonista febbricitante, madida di sudore in un letto di ospedale, e David, bambino dall’anima trasmigrata. Sarà lui a farle da guida con le sue domande, mentre Amanda, ormai in punto di morte e presa dalle allucinazioni, cercherà nella memoria il bandolo della matassa, l’inizio della sua storia, per capire che fine ha fatto sua figlia, Nina, e ricalcolare la “distanza di sicurezza”.

Collocata in uno spazio di confine tra il genere fantastico e il realismo magico, la novella lunga (o romanzo breve) si è guadagnata il Premio Shirley Jackson, della quale sapientemente riprende i modelli e lo stile fantasmagorico, narrando di spiriti che si muovono sullo sfondo di una Argentina torrida, orrifica e problematica, solcata da colture di soia inquinate.

A Schweblin la realtà piace raccontarla così: in modo allucinato, ipnotico e magico. Le sue storie sono racconti di realtà soprannaturali, in cui nulla ci sorprende irrompendo da altre dimensioni a mettere in dubbio la norma, ma piuttosto mescola reale e magico, persone e fantasmi, lasciandoli coesistere su un unico piano. Ed è così che Distanza di sicurezza finisce per parlare di spiriti e anime trasmigrate, rituali e sostanze tossiche, muovendo una critica ecologica dai toni surreali. Eppure, nulla sembra stonare, tutto fila liscio e veloce, come un fiume in piena, mentre al lettore non si dà il tempo di respirare, intento nella ricerca della “cosa importante”.

Incuriositi? Confusi? Allora siete pronti: buona lettura.

In onda il lunedìalle 10.00. Il mercoledì in replica alle 10.00. Disponibile sul sito unibgonair.it, e sulle piattaforme di podcast.

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