Caro sapiens, la Terra scrive all’uomo. Tozzi: “Così stiamo alterando il pianeta”
Il ricercatore e divulgatore intreccia geologia, clima ed evoluzione. Un avvertimento sui limiti delle risorse, ignorati da un modello economico fondato sulla crescita infinita, e un invito a cambiare rotta, prima che siano le leggi fisiche del pianeta a imporlo
Un saggio che intreccia geologia, clima ed evoluzione per raccontare quanto la storia dell’umanità sia inseparabile da quella della Terra, la nostra unica casa. Mario Tozzi, geologo, saggista, divulgatore scientifico e conduttore televisivo, in “Caro sapiens. La storia della Terra e le scelte dell’umanità” (Mondadori, 2025), immagina che il pianeta, attraverso una serie di lettere, si rivolga al suo figlio prediletto, autoproclamatosi “sapiens”, per avvertirlo di cambiare rotta prima che siano le leggi fisiche della Terra a imporlo. Tozzi presenterà il libro giovedì 16 aprile, alle ore 18 nell’Aula Magna di Sant’Agostino dell’Università degli studi di Bergamo, secondo appuntamento pre-inaugurazione della Fiera dei Librai, dopo l’incontro con Francesca Mannocchi; Mattia Giordani Tozzi dialogherà con l’autore e leggerà alcuni passaggi tratti dal libro. L’appuntamento rientra nella partnership tra la Fiera dei Librai e l’Ateno, avviata durante la rassegna Librai per un anno, e si inserisce nel programma della sesta edizione di Bergamo Next Level, l’evento annuale di Public Engagement dell’Università degli studi di Bergamo che quest’anno si svolgerà dal 15 al 17 aprile 2026.
Tozzi, che è primo ricercatore presso il Consiglio nazionale delle ricerche, mette a fuoco la verità scomoda di una specie capace di alterare gli equilibri del pianeta in tempi rapidissimi e, dopo aver ricostruito i miliardi di anni di storia della Terra, spiega, tra l’altro, cause e conseguenze della crisi climatica attuale di origine antropica. L’abbiamo intervistato.

Gli ultimi 11 anni sono stati i più caldi mai registrati, ogni indicatore climatico lampeggia in rosso. Eppure, i “mercanti di dubbi”, di cui parla nel libro, sono ancora pienamente in azione. Anzi, un vento oscurantista antiscientifico soffia forte dagli Stati Uniti. Perché?
“Perché i raggruppamenti populisti e sovranisti mondiali hanno nei combustibili fossili, la causa della crisi climatica, la loro ragione d’essere più profonda, quella economica: i gruppi del settore sono quelli che fanno più soldi al mondo e hanno nel liberismo il loro dogma. Per loro, tutto quello che mette in dubbio combustibili fossili e liberismo è da abbattere. È una questione di profitti: non vogliono alcuna regolamentazione. L’altro giorno il presidente argentino Milei ha detto: che importa se un’azienda inquina un fiume, tanto l’acqua c’è sempre. Si nega la crisi climatica perché ammetterla significherebbe attribuire responsabilità ai combustibili fossili e dunque invocare regole per il mercato. Non le vogliono: è molto semplice”.
Lei sostiene da sempre l’importanza di agire sulle cause della crisi climatica più che sull’adattamento.
“Serve la mitigazione, che interviene sulle cause, cioè bisogna bruciare meno combustibili fossili, mentre l’adattamento guarda solo agli effetti. Invece stiamo facendo di tutto per continuare a bruciarli. Anzi, non si rinuncia a trivellare: una crisi economica come quella in atto, generata dalle guerre, mostra che siamo così legati al mondo dei combustibili fossili che nessuno li molla. Siamo preoccupati che il petrolio arrivi a 100 dollari al barile, mentre già da molto tempo non dovevamo essere così dipendenti.
Dobbiamo lasciare sottoterra la gran parte degli idrocarburi, perché le conseguenze sono troppo gravi, invece facciamo il contrario”.
La crisi ecologica è più ampia: estinzione delle specie, collasso degli ecosistemi, superamento dei limiti planetari. Lei insiste molto sul concetto di limite.
“Il limite è proprio qualcosa che non collima con il sistema capitalistico, tant’è vero che insegue una crescita senza limiti del Pil. La Terra, però, è per definizione limitata: nulla di infinito può esservi estratto. Quel sistema economico è semplicemente una predazione del pianeta fino a che non rimarrà più niente. La crescita infinita o la tendenza in questo senso non possono durare per sempre. Tutti i viventi sono consapevoli dei propri limiti, tranne noi che non ne vogliamo sapere”.
Quando, nella storia del sapiens, avviene il salto nell’impatto sull’ambiente? Nel libro spiega come i popoli indigeni dimostrino che si può vivere in armonia con la natura.
“Sostanzialmente con l’avvento dell’agricoltura. Quando si comincia a coltivare, non tutte le persone sono più impegnate nel lavoro di raccolta e di caccia, ma alcune stanno senza fare niente per molti periodi dell’anno. Poi c’è la necessità di conservare i semi, così si forma qualcuno che li custodisca, una polizia, un governo, politici, sacerdoti, così che le persone possano obbedire ai precetti senza fare troppe storie. Nasce tutto con l’agricoltura”.
Possiamo ancora imparare dai popoli indigeni?
“Nel libro racconto l’incontro avuto in Amazzonia. Non a caso i popoli che vivono a contatto con la natura non esauriscono le risorse e campano con poco, senza danneggiare molto, senza depredare, senza buttare quasi niente. Possono insegnarci molto, anche se ovviamente nessuno di noi è disposto domani a spogliarsi di tutto e andare in Amazzonia a vivere come in Italia sarebbe impossibile. Ma in quei posti, ricchi di acqua e con cibo sufficiente, la convivenza armonica con il mondo naturale è possibile. Si può imparare che possedere molto non significa essere ricchi: laggiù lo hanno capito bene. Noi ci riteniamo ricchi, ma per loro siamo schiavi delle cose, non sono le cose al nostro servizio: in questo senso, per loro siamo noi i poveri”.
Nel libro si evidenziano anche le forti disuguaglianze del mondo d’oggi. È lo spirito da “conquistadores” mai scomparso?
“Sì, nel libro spiego che non tutti i sapiens sono uguali: c’è chi accumula e chi ne subisce gli effetti. Ma proprio il fatto che il 2-3% della popolazione mondiale abbia l’80% della ricchezza non ha alcun senso. Che ci deve fare con tutti quei soldi?”.
Nel libro spiega anche come siamo attratti dalle catastrofi perché ne saremmo figli.
“Gli eventi naturali hanno un carattere catastrofico perché noi ci mettiamo in condizioni di pericolo, in qualche modo ne siamo ammaliati. Tutte le vicende che hanno portato alla formazione del sistema solare, dell’universo, della Terra, poi della vita e infine dei sapiens sono caratterizzate da catastrofi. È come se le avessimo sempre nelle orecchie: per questo motivo ne siamo molto attratti”.
Immagina che nell’ultimo capitolo, al posto della Terra, sia un virus a scrivere al sapiens.
“L’ultimo capitolo è scritto dal virus perché è uno dei figli più cari della Terra. Sono presenti dagli inizi, da quasi 4 miliardi di anni: prima non c’era proprio nulla e 3 miliardi di anni dovranno passare perché arrivi la vita nel senso più tradizionale. I virus e i batteri, figli prediletti della Terra, non hanno cambiato granché le loro strategie: si replicano sempre allo stesso modo. Eppure, non si può dire che non siano evoluti, visto che uno di loro è riuscito a metterci tutti quanti in casa, 8 miliardi e mezzo quanti siamo, per un anno”.
La lezione del Covid-19 sembra già dimenticata, anche sul fronte della prevenzione di nuove pandemie.
“Completamente, perché queste pandemie hanno un’origine nel mondo animale: sono zoonosi, nascono per via dell’alterazione di equilibri naturali, che le avrebbero contenute in certi contesti. Per esempio, disboscando leviamo habitat ai pipistrelli, che sarebbero stati volentieri nella loro foresta e invece sono costretti a spargersi e andare a occupare nuove zone: sono stressati e producono molta saliva, ricca di virus. Loro non si infettano, ma un altro animale che dovesse venire in contatto con quella saliva si ammalerebbe subito. Con diversi salti di specie si arriva all’uomo”.
La guerra è un tratto tipico dei sapiens.
“Altri animali mettono in piedi dei conflitti: per esempio, certi gruppi di formiche, tra gli scimpanzé ci sono battaglie territoriali. Non esiste, però, qualcosa di così su larga scala come l’abbiamo noi. Agli animali interessa l’aspetto dimostrativo: ingaggiano una lotta con il competitor per mostrare che sono più forti, così che l’altro si faccia da parte. Finisce lì. Immaginiamo se le battaglie per il territorio o per il partner fossero tutte mortali: molte specie, per esempio i serpenti, non potrebbero ingaggiarne nemmeno una, perché il competitore morirebbe subito avvelenato. Agli equilibri naturali non conviene”.
In continuità con la partnership tra la Fiera dei Librai e l’Ateno avviata durante la rassegna Librai per un anno, la presentazione si inserisce nel programma della sesta edizione di Bergamo Next Level, l’evento annuale di Public Engagement dell’Università degli studi di Bergamo che quest’anno si svolgerà dal 15 al 17 aprile 2026 e che si propone come un’occasione di dialogo con la comunità territoriale bergamasca sulle grandi sfide attuali.


