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Pamela, caccia al Dna per svelare il giallo del cadavere senza testa

Prelevati campioni biologici dal corpo della 29enne e dal feretro. Il mistero delle viti e del velo che copriva il volto: la stoffa piegata e lasciata nel loculo

Bergamo. Chi e perché ha sottratto la testa di Pamela Genini? Forse i campioni prelevati mercoledì pomeriggio sul corpo della 29enne potranno aiutare gli inquirenti a orientarsi in questo giallo intricato e dalle tinte oscure.

L’accertamento è stato affidato al responsabile dell’unità di medicina legale dell’ospedale Papa Giovanni, Matteo Marchesi, affiancato da Marco Cummaudo del Labanof (Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università degli Studi di Milano) e dal consulente della famiglia, Antonello Cirnelli.
Nel corso di circa tre ore di esame, gli specialisti hanno prelevato campioni biologici sia dal corpo sia dal feretro. Il materiale verrà ora analizzato dai carabinieri del Ris e dal laboratorio Labanof con l’obiettivo di estrarre il Dna e verificare l’eventuale presenza di profili genetici estranei.

Gli esperti dovranno rispondere a quesiti precisi: stabilire in che modo sia stata effettuata la decapitazione, quale strumento sia stato utilizzato e, soprattutto, collocare temporalmente il taglio, chiarendo se sia avvenuto subito dopo la morte oppure in una fase successiva della decomposizione.
I risultati sono attesi entro novanta giorni, anche se l’eventuale individuazione di un Dna non riconducibile alla vittima non porterà automaticamente all’identificazione del responsabile. Le tracce potrebbero infatti appartenere a soggetti che hanno avuto contatti legittimi con il corpo, come il personale delle onoranze funebri o chi ha partecipato alle operazioni di tumulazione del 24 ottobre o alla successiva estumulazione. In questo caso, gli inquirenti dovranno approfondire le banche dati e comparare i profili delle persone attorno a Pamela.

La vicenda ha avuto origine dalla morte della giovane donna, uccisa a Milano il 15 ottobre scorso dal compagno Gianluca Soncin, con precedenti per maltrattamenti e truffa. Il corpo della ragazza era stato poi sepolto nel cimitero di Strozza. La scoperta della profanazione risale al 23 marzo, durante il trasferimento del feretro nella tomba di famiglia: i necrofori hanno notato anomalie evidenti, tra cui viti allentate e segni di silicone lungo i bordi della bara. All’apertura, la macabra scoperta: il cadavere era privo della testa.

Una novità emersa nelle ultime ore riguarda il velo che copriva il volto della giovane, ritrovato ripiegato all’interno del feretro. Si tratta di un gesto casuale o, piuttosto, di un atto consapevole, quasi rituale, volto a “ordinare” ciò che era stato sconvolto? Forse, un’indicazione sul profilo psicologico del responsabile? Un mix di ossessione e controllo, dove la violenza si accompagna a un gesto curato, quasi simbolico.

Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Giancarlo Mancusi e condotte dai carabinieri della Compagnia di Zogno insieme al Nucleo Investigativo di Bergamo, procedono per vilipendio di cadavere e sottrazione di parti del corpo. Tra le ipotesi al vaglio c’è quella di un’azione compiuta da più persone. Un elemento dato quasi per scontato.

Un elemento potenzialmente decisivo riguarda la finestra temporale della manomissione: alcune fotografie scattate dall’amico FrancescoDolci mostrano che l’8 gennaio la bara era integra, mentre in un’immagine del 19 febbraio una vite risulta mancante. È in questo intervallo di circa quaranta giorni che potrebbe essersi consumata la profanazione?

Sul caso, va detto, si innestano tensioni e versioni contrastanti. La madre della vittima, Una Smirnova, ha parlato pubblicamente di uno “scempio disumano”, puntando il dito in tv contro Dolci, descritto come ossessionato dalla figlia. L’uomo, a sua volta incalzato dalle telecamere, ha respinto le accuse sostenendo che la giovane potesse essere finita suo malgrado in un “brutto giro” legato a movimenti di denaro illecito e a frequentazioni pericolose.

Al momento non risultano indagati per la profanazione del cadavere. Resta dunque senza risposta la domanda iniziale: chi e perché ha sottratto la testa di Pamela Genini? Alla scienza il compito di dare indicazioni decisive.