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In Italia si vive di più, ma la salute crolla dopo i 58 anni: il Libro Bianco del professor Paleari lancia l’allarme
Foto Sven Mieke Unsplash

Il nuovo documento di Fondazione Anthem, in collaborazione con Peripato, segnala le criticità sistemiche: entro il 2030 gli over 65 saranno il 30%. Innovazione digitale e nuovi modelli organizzativi per evitare il collasso del sistema

L’Italia è tra i Paesi più longevi al mondo, ma la durata della vita in buona salute si ferma mediamente a 58 anni. Ne deriva una fase sempre più lunga della vita caratterizzata da malattie croniche e disabilità, che può superare i 25 anni. È questo il quadro tracciato dal nuovo Libro Bianco sulla cronicità e la non autosufficienza presentato a Roma. L’ultimo rapporto Istat descrive un Paese sempre più anziano: gli over 65 sono già il 25,1% della popolazione e potrebbero arrivare al 30% entro il 2030. La spesa per la non autosufficienza ha superato i 30 miliardi di euro annui, mentre il sistema sanitario e assistenziale mostra segnali crescenti di pressione strutturale.

La pubblicazione è curata da Stefano Paleari, già rettore dell’Università di Bergamo e oggi presidente della Fondazione Anthem, con Sergio Harari, presidente dell’Associazione Peripato e professore di Medicina Interna all’Università di Milano. Attraverso la Fondazione Anthem, con sede operativa e radici scientifiche nel contesto universitario lombardo, Paleari promuove un progetto che mira a integrare innovazione digitale, ricerca e nuovi modelli di cura.

“Dai più recenti dati diffusi dall’Istat – dichiarano Harari e Paleari – emerge con chiarezza la realtà strutturale di un Paese sempre più anziano nel confronto europeo, che ha la quota più bassa di giovani e più alta di anziani con 14,8 milioni di over 65 e un’età media di 49 anni, 4 in più rispetto alla media dell’Ue. Uno squilibrio – continuano i curatori del libro – che incide profondamente sulla domanda di servizi sanitari, assistenziali e previdenziali, a cui il documento offre una risposta radicale basata su innovazione digitale e nuovi modelli organizzativi”.

Stefano Paleari fondazione anthemIl professor Stefano Paleari

Più di 24 milioni di persone oggi convivono con malattie croniche, circa 13 milioni con patologie multiple. Il sistema regge anche grazie a 8,5 milioni di caregiver familiari e circa 800 mila assistenti familiari, con una forte componente di spesa privata che arriva a 45 miliardi di euro l’anno, oltre ai 140 miliardi di spesa pubblica sanitaria. “Sebbene la speranza di vita in Italia sia tra le più elevate al mondo, attestandosi a quasi 84 anni, quella in ‘buona salute’ si ferma drasticamente a 58 – riferisce Silvio Brusaferro, già presidente dell’Iss e oggi ordinario Igiene e Medicina Preventiva all’Università di Udine -. Questo implica oltre venticinque anni di vita trascorsi convivendo con malattie o disabilità, con un impatto enorme sulla qualità della vita e sulle famiglie. Un gap che genera conseguenze socio-economiche imponenti”.

Le prospettive future delineano uno scenario ancora più critico. “Entro il 2043 si stima che 6,2 milioni di over 65 vivranno soli, rendendo i modelli di assistenza attuali del tutto insufficienti a fronte di una popolazione non autosufficiente destinata a crescere del 25% entro il 2030”, sottolinea Luca Degani, avvocato e Presidente Uneba Lombardia – Associazione del Terzo Settore che si occupa di assistenza sociale.

Il Libro Bianco individua nella tecnologia e in nuovi modelli organizzativi la “chiave di volta” per una sanità più efficiente e dunque sostenibile. Non si tratta solo di digitalizzare documenti, ma di adottare vere e proprie Digital Therapeutics (DTx), ovvero software certificati, formulati come app, videogiochi, sistemi di realtà virtuale o sensorizzati, con finalità terapeutiche, riabilitative o preventive in ambito cardiologico, pneumologico, neurologico, neuropsichiatrico e oncologico, capaci di monitoraggio da remoto, in continuo, di patologie come diabete, ipertensione e depressione, per migliorare sia gli esiti clinici sia l’aderenza e l’accesso alle cure, anche a domicilio.

“Queste soluzioni sono già rimborsate in Paesi come la Germania, con costi medi per ciclo di circa 222 euro, ma l’Italia è ancora priva di un sistema normativo strutturato – sottolinea Guido Cavaletti, professore ordinario di Anatomia Umana e prorettore vicario dell’Università Milano – Bicocca -. L’introduzione dell’Intelligenza Artificiale e il potenziamento del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE 2.0) permetteranno di passare da una medicina ‘a silos’ a una presa in carico globale, riducendo esami ridondanti, liste d’attesa e ospedalizzazioni improprie grazie a una disponibilità immediata delle informazioni e al monitoraggio da remoto”.

Il documento non si limita all’analisi, ma avanza proposte concrete per un cambio di rotta necessario. I curatori del Libro Bianco propongono incentivi alla prevenzione e di responsabilizzare i cittadini verso stili di vita corretti fin dai primi anni. “È necessaria una migliore integrazione socio-sanitaria mirata ad abbattere le barriere tra ospedale e territorio, creando reti geografiche dove il paziente riceva cure adeguate ovunque venga intercettato – afferma Rosanna Tarricone, Associate Dean della SDA Bocconi School of Management – Divisione Government, Health e Non Profit e Professoressa Associata al Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università Bocconi -. Sul fronte delle risorse, suggeriamo di rivedere i meccanismi di esenzione dal ticket, introducendo criteri basati sulla reale capacità economico-patrimoniale per garantire equità e sostenibilità. Infine, occorre ripensare la collaborazione pubblico-privato e i sistemi assicurativi affinché tornino alla loro natura di copertura dei rischi legati alla non autosufficienza e non siano intesi semplicemente come uno strumento per ‘saltare la coda’ pagando un premio”.

“Il cambiamento che ci aspetta, da sotterraneo diventerà presto visibile e di grande impatto su tutta la popolazione. Agire ora significherebbe un’importante assunzione di responsabilità da parte del decisore politico, per trasformare quello che oggi viene definito un ‘silver tsunami’ in una vera onda di rinnovamento per l’intero Paese”, conclude Cristina Messa, ordinario di Diagnostica per Immagini Università Milano-Bicocca e Direttrice Scientifica Fondazione Don Carlo Gnocchi.