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Bergamo pronta per le sfide dell’aerospazio: “Tante opportunità, bisogna fare sistema”

Il professor Gianluca D’Urso, direttore del Dipartimento di Ingegneria Gestionale, dell’Informazione e della Produzione dell’Università degli Studi di Bergamo, illustra la competitività del nostro territorio nell’economia aerospaziale

“Molte piccole e medie imprese bergamasche hanno già competenze spendibili nell’aerospazio anche se talvolta non ne sono pienamente consapevoli”. Così il professor Gianluca D’Urso, direttore del Dipartimento di Ingegneria Gestionale, dell’Informazione e della Produzione dell’Università degli Studi di Bergamo, illustra la competitività del nostro territorio nell’economia aerospaziale.

Questo settore, che sta registrando un notevole sviluppo e si configura come un fronte strategico d’investimento per il prossimo futuro, coinvolge una vasta gamma di filiere in cui operano aziende di ogni dimensione: “Offre opportunità notevoli – annota il docente – ed è fondamentale fare sistema per coglierle”. Abbiamo intervistato il professor D’Urso per saperne di più.

Aerospazio - Gianluca D'Urso - UniBg

Quali aziende sono coinvolte nell’economia spaziale?

L’economia spaziale coinvolge tantissime aziende, dalle realtà più grandi alle piccole e medie imprese (PMI), con una crescente richiesta di componenti, sensori avanzati, tecnologie e infrastrutture. Le filiere interessate sono parecchie, a cominciare dalla produzione di materiali avanzati e processi abilitanti, come nel caso dei metalli speciali (leghe di titanio, alluminio, superleghe per alte temperature), compositi (fibra di carbonio, resine ecc), trattamenti anticorrosione, termici e anti-usura, stampa 3D metallica e polimerica, lavorazioni di precisione e saldature. Altre filiere riguardano le strutture primarie (fusoliere, ali, longheroni, pannelli, serbatoi) e le strutture secondarie e meccanismi (portelli, supporti, interfacce), tutto ciò che concerne la propulsione (compressori, turbine, camere di combustione ecc), accessori e sistemi motore, elettronica e software, strutture dei lanciatori e stazioni a terra. È un mondo estremamente variegato: quando parliamo di aerospazio, ci riferiamo a un settore che vive di complessità, affidabilità e integrazione. Non basta avere una singola eccellenza produttiva: serve un sistema in cui aziende, fornitori, competenze e processi si “incastrano” con precisione. Per questo la parola chiave non è solo “industria”, ma filiera.

Ci spieghi

È un ambito in cui la competitività si gioca su alcuni fattori molto specifici come qualità certificata, tracciabilità, controllo dei processi, gestione del rischio, puntualità e capacità di adattarsi a requisiti molto stringenti. Questi aspetti non dipendono solo dalla singola impresa, ma dalla catena di fornitura nel suo insieme. Bergamo, da questo punto di vista, ha un vantaggio: è un territorio che storicamente ha sviluppato una manifattura molto forte, con una cultura industriale concreta, orientata alla precisione e alla soluzione dei problemi. La sfida oggi è trasformare questa forza in un posizionamento consapevole a livello regionale e nazionale, costruendo connessioni, standard comuni e una visione condivisa.

Che ruolo gioca l’organizzazione in questo settore?

Ha un ruolo fondamentale. La competitività non si costruisce solo con la tecnologia, ma anche con l’organizzazione industriale, ovvero con il modo in cui si organizzano i processi, le relazioni tra imprese, la pianificazione, la qualità, l’innovazione e la formazione. In altre parole, nel settore aerospaziale non vince solo chi “sa fare”, ma chi sa fare in modo ripetibile, controllato e certificabile. È importante inserirsi in una filiera con ruoli chiari, tempi certi e responsabilità definite. Per una PMI, spesso la differenza non è tra “entrare o non entrare” nel mercato aerospaziale ma tra inserirsi come fornitore occasionale oppure diventare un partner stabile con competenze riconosciute. Questo salto si fa lavorando su processi, dati, qualità, cultura organizzativa, oltre che su tecnologie e macchinari.

E come si collocano le PMI bergamasche nello scenario aerospaziale?

Credo che molte PMI bergamasche abbiano già le capacità per rispondere alle esigenze dell’aerospazio, anche se talvolta non ne hanno piena consapevolezza. E questo è un punto decisivo. Spesso non è nemmeno necessario “rivoluzionare” la produzione perché in diversi casi le imprese possiedono già tecnologie, know-how e capacità produttive compatibili con requisiti avanzati. A volte è sufficiente cambiare la destinazione del prodotto (e quindi il mercato), il livello di conformità richiesto e aspetti quali la gestione documentale, la tracciabilità e l’approccio alla qualità. Il vero ostacolo, di frequente, non è tecnico ma di sistema, perché l’aerospace richiede anche una massa critica, continuità, capacità di gestire picchi e variabilità, e dialogo con standard e procedure che possono essere onerose per una PMI che opera da sola.

Qual è il modo migliore per affrontare queste sfide?

È fondamentale fare rete. L’aerospazio richiede spesso economie di scala e una capacità di coprire più fasi come progettazione, produzione, controlli, trattamenti, certificazioni, talvolta anche logistica e post-processi complessi. In un territorio fortemente caratterizzato da PMI, queste economie di scala si ottengono solo facendo squadra. Fare rete significa: specializzarsi senza isolarsi; coordinare capacità complementari; condividere standard, competenze e laboratori; presentarsi alla filiera con un’offerta integrata e credibile. La filiera non è solo una somma di aziende, ma un ecosistema industriale organizzato, capace di competere anche a livello internazionale.

Quali tecnologie possono fare la differenza in questo settore?

Attualmente una tecnologia chiave è rappresentata dalla stampa 3D metallica. In ambito aerospaziale è fondamentale perché permette di realizzare componenti alleggeriti (con una riduzione della massa e maggior efficienza), ottimizzati nelle forme (ad esempio con geometrie complesse, impossibili da realizzare con tecnologie tradizionali) e funzionalizzati, integrando più funzioni in un unico pezzo. Tutto ciò ha un impatto enorme, limitando potenzialmente assemblaggi, giunzioni, passaggi di filiera e spesso anche diminuendo i rischi connessi alle difettosità. Inoltre, è molto promettente la stampa 3D per la realizzazione dei cosiddetti “functionally graded materials” e “prodotti functionally graded”.

Di cosa si tratta?

Sono componenti in cui le proprietà del materiale cambiano in modo graduale nello spazio. La loro produzione è una frontiera interessante perché consente di progettare pezzi “su misura” per le sollecitazioni, per esempio con maggiore resistenza in zone specifiche e più duttilità o leggerezza in altre. In prospettiva, è fondamentale l’integrazione tra tecnologie additive e tradizionali. In questo caso la sfida non è sostituire tutto, ma costruire processi ibridi in cui, per esempio, con la stampa 3D si crea la geometria complessa o la parte funzionale, le lavorazioni tradizionali completano il componente contribuendo in termini di precisione dimensionale e finitura superficiale; infine, i controlli qualità garantiscono ripetibilità e certificabilità. Questo approccio ibrido è spesso quello più realistico e facilmente adottabile (industrializzabile) per molte imprese.

E quali sono le nuove frontiere dei materiali per la manifattura aerospaziale?

Il tema dei materiali è centrale perché l’aerospazio spinge costantemente verso requisiti estremi come alta temperatura, alta resistenza meccanica, alta resistenza alla fatica e alla corrosione, stabilità nel tempo, oltre a vincoli di massa e affidabilità. Per queste ragioni, sempre più spesso emergono esigenze in termini di sviluppo di nuovi materiali adatti ad applicazioni a elevata temperatura, con alta resistenza meccanica e buone prestazioni a fatica, e soluzioni avanzate come i functionally graded materials, che permettono di combinare prestazioni diverse in un unico componente. Un altro ambito particolarmente interessante è quello dei materiali a memoria di forma.

Che cosa sono?

Sono leghe metalliche dette “intelligenti”, in grado di recuperare una forma precedentemente “memorizzata” dopo essere state deformate, grazie a uno stimolo termico o ad altri tipi di sollecitazioni. Grazie a queste caratteristiche aprono possibilità applicative molto interessanti nel campo dell’aerospace.. Guardando al futuro, un filone particolarmente promettente è l’abbinamento tra intelligenza artificiale e stampa 3D metallica per lo sviluppo di nuove leghe. In sostanza, l’AI può accelerare la ricerca di composizioni e parametri di processo che massimizzano determinate proprietà, riducendo tempi e costi di sperimentazione. È una direzione che può portare a materiali ottimizzati, ovvero “disegnati” per la manifattura additiva e per requisiti specifici dell’aerospace.

Qual è il ruolo dell’Università di Bergamo in questo settore?

Il nostro ruolo è triplice: ricerca, formazione e trasferimento tecnologico. Non sono binari separati ma tre missioni che funzionano davvero quando si alimentano a vicenda. La ricerca serve per generare conoscenza e soluzioni su processi, materiali, qualità, digitalizzazione e organizzazione industriale. L’aerospace non è solo “fare un pezzo”: è garantire prestazioni e conformità in modo tracciabile, e la ricerca risulta decisiva. La formazione riveste un ruolo altrettanto fondamentale perché la filiera cresce solo se crescono le competenze tecniche ma anche trasversali. Il trasferimento tecnologico è essenziale per molte imprese, soprattutto le PMI, che hanno spesso bisogno di un “ponte” tra innovazione e applicazione. L’Università può essere un abilitatore concreto attraverso progetti congiunti, laboratori, dimostratori, tesi industriali, dottorati in collaborazione con le aziende, percorsi di formazione continua. In breve l’Università può aiutare a ridurre la distanza tra ciò che è possibile e ciò che è adottabile. E qui desidero tornare al tema della rete e dell’ecosistema: l’Università e alcune realtà territoriali come Confindustria, Intellimech, Joiint lab e Kilometro Rosso possono essere determinanti nel supportare le imprese, fare da collante e da catalizzatore, aiutando le imprese a riconoscere le opportunità, a strutturarsi e a collegarsi tra loro e con i grandi attori della filiera. Il punto è che questo settore non richiede solo “più tecnologia”, ma un salto nella maturità industriale: la sfida aerospaziale non è l’onere di una singola azienda, ma lo stimolo per un territorio che decide di crescere come sistema.