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Il contributo dell’ACI punta a valorizzare il patrimonio artistico provinciale, promuovendo una fruizione della cultura che unisce mobilità, educazione e territorio

La cultura come esperienza diffusa, capace di uscire dai confini della città e di attraversare l’intero territorio provinciale. Di questo ha parlato lo storico dell’arte Fernando Noris, intervistato da BergamoNews, riflettendo sul legame tra mobilità, educazione e valorizzazione del patrimonio bergamasco.

Per Noris, che si esprimeva a nome della Commissione Cultura e turismo dell’ACI, parlare di cultura diffusa significa partire da un presupposto educativo: conoscere il patrimonio artistico e storico non è solo un piacere intellettuale, ma anche un modo per sviluppare un senso civico. In questo contesto, la mobilità diventa un’occasione per comprendere il “senso esistenziale dell’essere sulla strada, dello spostarsi, del camminare e del trasferirsi”, un atteggiamento che va oltre l’aspetto tecnico e abbraccia anche un ordine morale.

Per promuovere la conoscenza dell’arte e del patrimonio diffuso, Noris sottolinea quanto sia necessario e opportuno che l’ACI venga percepita come punto di riferimento per tutto il territorio. La rinnovata sede centrale di Bergamo, in via Angelo Maj 16, ospiterà l’esposizione permanente di 41 stampe d’arte di Giacomo Manzù, due sculture di Franco Bianchetti e una sala per conferenze e incontri, diventando un luogo che “già di suo parte con una proposta dal centro, ma rivolta a tutto il territorio”. L’obiettivo è creare un percorso culturale che coinvolga non solo la città, ma anche i Comuni e le realtà locali, mettendo in rete conoscenze e attività presenti sul territorio.

Rimane però un problema storico: il dualismo tra la centralità della città e la minore visibilità della provincia. “Ogni piccolo centro ha localmente un suo storico, un suo studioso o gruppi di studiosi che promuovono la cultura del loro territorio”, spiega Noris, ma spesso queste realtà restano isolate e non vengono percepite per la loro reale qualità. La provincia possiede una ricchezza enorme, fatta di castelli, musei, reti bibliotecarie e di una tradizione artistica che ha dato i natali a grandi protagonisti quali – tra gli altri – Carpinoni a Clusone, Palma il Vecchio a Serina e i Baschenis nelle valli, i quali hanno diffuso la cultura locale fino a Venezia.

Spostarsi sottolinea inoltre Noris non significa solo arrivare da un punto all’altro, ma “vivere un frammento di esistenza” durante il viaggio. Molti Comuni hanno adottato sistemi di segnalazione che accompagnano il visitatore lungo un percorso culturale, creando un vero e proprio “museo diffuso sul territorio” che permette di scoprire cappelle, affreschi, santuari e altri luoghi significativi anche in contesti meno centrali.

L’obiettivo finale di questo impegno è aumentare la consapevolezza del territorio e favorire un turismo più diffuso e di qualità. “Un turismo di massa non è sempre positivo”, avverte Noris, perché rischia di appiattire le differenze e di ridurre la fruizione reale dei luoghi. Bisognerebbe invece selezionare le proposte, in modo da permettere a chi visita di avere più tempo per scegliere e vivere appieno le esperienze culturali, valorizzando la qualità rispetto alla quantità.

Prof. Fernando Noris

Direttore de “La Rivista di Bergamo”

Storico dell’arte, autore di diversi studi monografici e di libri su artisti e problematiche dal XVIII al XXI secolo

Organizzatore di grandi eventi espositivi a Bergamo e in provincia

Dal 2001 è stato consulente per le iniziative artistiche della Provincia di Bergamo, per la quale ha organizzato e diretto gli spazi espositivi di Sala Manzù e di Spazio Viterbi.